“Siamo frastornati ma anche arrabbiati. L’allarme poteva essere dato prima dai medici della struttura, e invece solo domenica, con il ricovero del primo paziente in ospedale, abbiamo capito che la situazione della casa di riposo qui in paese era seria”.
Non si dà pace il sindaco di Nerola Sabina Granieri. Da meno di 24 ore questo piccolo paese di duemila anime è stata dichiarata zona rossa. Il contagio – come in altri casi -, è partito da una casa di riposo, la “Maria Immacolata”, piena di ospiti molto avanti negli anni. Il bilancio è tremendo: su 72 anziani ospiti, 56 sono risultati positivi al covid-19. Due i degenti morti. Il contagio non ha risparmiato i dipendenti della struttura: 16 contagiati su 40.

Ieri la decisione di sgomberare la casa di riposo, dopo che in un primo momento dall’assessore regionale D’Amato era stata avanzata l’ipotesi di isolare i pazienti all’interno della struttura di Nerola.

A Nerola, forze dell’Ordine ed esercito controllano le vie di accesso al paese.

Affranti i parenti. Per molte ore non hanno conosciuto la destinazione delle ambulanze che hanno portato gli anziani ospiti fuori dal paese, verso strutture ospedaliere. “Ci hanno informati solo pochi minuti fa che li hanno trasportati tutti al Nomentana Hospital di Fonte Nuova, dove hanno allestito un reparto per il Covid-19. Li hanno trasportati con quello che avevano addosso, senza la possibilità di prendere vestiti od oggetti dalle loro stanze perché probabilmente infettati”, spiega a Liberetà il sindaco che per tutto il giorno ha risposto alle chiamate dei suoi concittadini. Lo stato d’animo delle famiglie? “Sono tutte molto preoccupate per quello che sta accadendo, molte hanno perso i contatti con i loro parenti e non sanno quando potranno a questo punto rivederli. Parliamo di persone molto avanti con gli anni”.
Intanto dopo lo sgombero, procedono ma a singhiozzo i test sulle persone che hanno avuto contatti con gli anziani della casa di riposo.

Nerola purtroppo non è il solo caso di contagi in case di riposo nel Lazio.
Destano preoccupazione anche altre strutture come la Giovanni XXIII di Mostacciano, l’Ini Città Bianca di Veroli in provincia di Frosinone, la Rsa di Guidonia. In tutte sono stati segnalate casi positivi, mentre proprio ieri è morto un altro ospite della struttura Giovanni XXIII. A Rieti, nelle ultime ore, si è provveduto a isolare la casa di riposo Santa Lucia, in cui ci sono attualmente 13 casi positivi.
Da controlli a tappeto nelle strutture del frusinate – fanno sapere dall’assessorato alla Salute della Regione Lazio – sono emerse criticità anche alla casa di riposo Hermitage di Fiuggi, dove gli ospiti positivi al tampone sono 18 su 37.

La prefettura di Roma, recependo le indicazioni dell’istituto superiore della sanità, ha deciso di istituire una task force regionale per controlli a tappeto nelle case di riposo. La situazione nelle strutture che ospitano anziani rischia infatti di creare un circuito nel circuito dell’emergenza con l’aggravante di colpire una categoria considerata ad alto rischio.

Dopo l’allarme lanciato dallo Spi nazionale, sono Spi Cgil, Fnp Cisl e Uil del Lazio a intervenire sulla situazione delle case di riposo: “Le residenze per anziani e case di riposo stanno diventando dei veri e propri lazzaretti. Ospiti, lavoratori e responsabili delle Rsa stanno affrontando all’interno di queste strutture gli effetti devastanti del coronavirus. Responsabili sanitari e organizzativi, operatori sanitari, socio sanitari e assistenziali devono poter operare in totale sicurezza a tutela della salute propria e degli ospiti anziani”, spiegano. E chiedono di individuare i contagiati, gli asintomatici e i negativi, garantendo la possibilità di effettuare tamponi per tutti, di isolare e distanziare il più possibile le persone anche all’interno delle strutture, di assicurare alle persone con disabilità i cui genitori siano ricoverati o siano venuti meno a causa del coronavirus una immediata presa in carico.

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