Pace, redditi, non autosufficienza. La manifestazione dello Spi Cgil a conclusione della festa di LiberEtà

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Pace, redditi, non autosufficienza. Migliaia e migliaia di pensionate e pensionate da tutta Italia oggi a Bologna al parco della Montagnola per l’importante manifestazione di chiusura  della Festa nazionale di LiberEtà, la tre giorni organizzata dal sindacato dei pensionati della Cgil e del mensile e casa editrice LiberEtà. I discorsi conclusivi sono stati tenuti dal segretario generale dello Spi, Ivan Pedretti e dal segretario generale della Cgil Maurizio Landini.

Pace: per l’Ucraina e per tutti i 68 conflitti che devastano persone e territori in tutto il mondo, diritti di tutti: pensionate e pensionati e le persone più fragili, coloro che non sono autosufficienti, non è più possibile rinviare una legge sulla non autosufficienza. Non possiamo più aspettare, è una legge di civiltà che chiediamo da tempo nel sostegno e nel rispetto delle persone non autosufficienti e delle loro famiglie che spesso sono l’unico welfare, l’unica risposta ai loro bisogni di assistenza.

Sul palco si sono alternate le testimonianze dei territori, delle leghe Spi, il primo posto dove le persone cercano e trovano la Cgil e le risposte ai loro bisogni.

Al microfono per prima, Antonietta Cesareo della Lega municipio Nove Niguarda di Milano che ha parlato delle difficoltà e delle paure di tutte le persone che una guerra l’hanno già vissuta da vicino «è ora di dire basta, chiediamo di cessare le armi e fermare questa follia, vogliamo la pace e chiediamo al governo e agli imprenditori di trovare risposta all’insopportabile aumento delle bollette, delle tariffe e dei beni di prima necessità, perché i nostri pensionati ci raccontano quotidianamente della grande differenza che vivono ora pensando a soli due mesi fa e alla loro capacità di acquisto. Chiediamo che le nostre pensioni siano rivalutate e che le tasse che gravano sugli assegni pensionistici siano abbassate. E ancora la necessità urgente di una legge che pesa su tre milioni di persone e sulle loro famiglie, in particolar modo sulle spalle delle donne sulle quali gravita il peso della cura. Il parlamento ha tutti gli strumenti per approvare una legge di civiltà al più presto. Ci vuole una legge che dica in modo chiaro quali sono i diritti e le cure che le persone non autosufficienti devono avere».

Subito dopo la parola è stata data a Mafalda Zanni della lega di Zola Predosa di Bologna, un comune di circa ventimila abitanti la cui popolazione nella fascia dai sessantacinque anni in poi ammonta ad oltre il 24 per cento. «Come Spi Cgil rappresentiamo circa il 35 per cento delle persone over sessantacinque. A Zola gli anziani che percepiscono un assegno di cura sono trecento quarantotto, oltre il 7,5 per cento della popolazione zolese e sono non autosufficienti. È evidente quindi come stando al dato anagrafico lo Spi e la Cgil abbiano molto da fare per un obiettivo in cui la centralità sia rappresentata dalla persona e il presupposto principale è rappresentato dal ridurre le disuguaglianze tra le persone stesse. Dobbiamo essere rappresentativi dei loro bisogni, elaborando risposte e proposte sul lavoro di cura, ad esempio, o sulla questione della non autosufficienza nelle periferie che ha aspetti specifici rispetto ai grandi centri, per la mobilità e la micro-mobilità, dei trasporti, delle barriere architettoniche e digitali, servizi sociali e di continuità o sulla sostituzione dei medici di base. Siamo convinti che la cura a casa sia la soluzione migliore, tuttavia, ci troviamo a toccare con mano, spesso e volentieri come le risposte che i servizi dovrebbero dare non arrivino o rispondano solo in minima parte ai problemi che le famiglie si trovano quotidianamente ad affrontare. Nel nostro comune abbiamo elaborato un progetto negoziale che si chiama Co-residenza solidale, un mood per garantire alle persone abili e non un luogo adeguato, mettendo al centro delle politiche in modo trasversale e diffuso il benessere delle persone. Crediamo che questo sia l’approccio giusto».

La terza testimonianza è stata quella di Rosa Russo della lega di Melendugno in Puglia, una cittadina a pochi chilometri da Lecce. «Siamo un efficiente punto di incontro per le persone anziane ma non solo, cerchiamo di sopperire alla carenza dei servizi, a cominciare dalle Ulss dove per una prestazione ci sono mesi da aspettare e spesso si deve ricorrere al privato. Tanti rinunciano a curarsi, considerando che nel nostro Salento le pensioni non arrivano a mille euro e molte a seicento euro. Si incontra disagio quando si deve ricorrere all’assistenza domiciliare: un’ora di assistenza, garantita dai servizi pubblici, non è sufficiente e ci si rivolge alle badanti, ma anche loro hanno famiglie e accade che dopo qualche mese lasciano gli anziani o trovano qualcuno che le paga meglio. Tutto questo getta nello sconforto molte famiglie, considerando che le strutture per anziani sono onerose, in alcuni comuni sono assenti anche i centri diurni. La nuova amministrazione si è insediata da poco e vuole dare nuovo impulso al volontariato. Speriamo accada davvero. Ho esperienza personale di assistenza e difficoltà con mio marito che non c’è più e con mio fratello. Ma il sud è anche luogo di eccellenze, come Racale una cittadina amministrata da un giovane sindaco che ha creato una realtà a misura di giovani e anziani con numerosi servizi efficienti».

La parola è poi passata al segretario generale dello Spi, Ivan Pedretti, emozionato nel vedere una così grande partecipazione da parte dei pensionati e delle pensionate. Pedretti ha iniziato il suo discorso parlando di pace e citando le parole di Enrico Berlinguer “se vuoi la pace, prepara la pace, costruiscila”, sottolineando di non fare l’abitudine a questa guerra, così come agli altri sessantotto conflitti in tutto il mondo. Dopo avere lanciato “un messaggio di pace contro la guerra e gli armamenti”, Pedretti ha poi insistito sulla necessità di una riforma fiscale che tenga conto dei 16 milioni di pensionati che ci sono in Italia, che rispetto agli altri paesi europei pagano più tasse dei lavoratori a parità di reddito.

«Siamo qui per dire all’Europa di essere una grande Europa, che fa del welfare e delle protezioni sociali il suo scudo. Oggi trovo questa Europa inginocchiata, in difficoltà, divisa. Bisogna costruire un processo nuovo, un’Europa dei popoli, che si pone come centro della pace nel mondo. Chiediamo uno sforzo ai governi perché riprendano il dialogo e il confronto. Dobbiamo motivare un popolo ed evitare che vada ulteriormente in sofferenza. Non è vero che la guerra non c’entra niente coi diritti: è il primo ostacolo alla democrazia. Si è smesso di dialogare e si è data parola al più forte e a chi ha l’armamento più grande. La guerra già incide sulle bollette, sul caro vita e sulle persone più povere perché sta logorando le pensioni. I duecento euro non bastano, è necessario abbassare le tasse sugli stipendi e le pensioni e far pagare di più a chi ha rendite finanziarie elevate».

In Italia ci sono tre milioni e mezzo di persone non autosufficienti che pesano sulle loro famiglie, che vanno aiutate con una legge finanziata a sostegno dei più fragili. «È necessario – ha aggiunto Pedretti – sostenere questo dramma umano che è il pezzo finale della vita di una persona, che va aiutata con dignità». Il segretario dello Spi ha anche parlato di riforma delle pensioni e lavoro giovanile: “Dare un lavoro stabile e meglio pagato ai giovani consente di sostenere il sistema previdenziale, i due temi non sono in contraddizione».

A conclusione della manifestazione ha preso parola Maurizio Landini, segretario generale della Cgil che ha sottolineato come a causa dell’inflazione e dell’aumento generale dei costi, molti pensionati e dipendenti non arrivano a fine mese. «Care compagne e cari compagni, è davvero bello rivederci qui dopo anni complicati e difficili». Ha così esordito il segretario generale, ricordando come prima della pandemia si fosse riconosciuta la necessità di cambiare un modello sbagliato nella sanità in cui era il mercato a determinare le condizioni, senza la centralità del servizio pubblico. Per noi al centro ci deve essere la persona, la giustizia sociale e i diritti».

«Il primo elemento di fondo per avere pensioni dignitose è avere un lavoro dignitoso per combattere la precarietà folle che si è determinata in Italia – ha sottolineato Landini – I giovani che oggi vivono nella precarietà rischiano di rimanere nella stessa condizione domani, quando non potranno avere una pensione adeguata». A complicare le cose anche il conflitto in Ucraina che, secondo il numero uno della Cgil, può concludersi solo attraverso un’azione diplomatica e politica molto forte finalizzata a «costruire la pace senza aumentare la spesa nelle armi, ma favorire il confronto e la democrazia». Altra complicazione è l’inflazione che galoppa e l’aumento generale dei costi «a causa del quale molti pensionati e dipendenti non arrivano a fine mese. C’è bisogno di un intervento fiscale che riduca le tasse sulle pensioni e sul lavoro dipendente a partire dai redditi più bassi. Serve modificare radicalmente la legge Fornero introducendo una pensione di garanzia, per sostenere chi cerca lavoro». Un’azione sul fisco che prevederebbe di agire maggiormente sugli extraprofitti, «non tassarli solo al 25% ma molto di più, così che diventi uno strumento di redistribuzione immediato».

L’appuntamento per ribadire con forza queste richieste e le relative proposte è per sabato 18 giugno in piazza del Popolo a Roma. Tutta la Cgil unita, lavoratori, pensionati, giovani, in campo per cambiare e migliorare la condizione delle persone.