La manifestazione della Cgil. Landini: «Il governo intervenga per fisco e salari»

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Alla manifestazione della Cgil di Roma, delegati e delegate raccontano di interi settori schiacciati dai bassi salari e dalla precarietà. Landini: «Non saremo spettatori passivi delle promesse elettorali della politica. Chi è al governo intervenga subito per una legge fiscale equa e misure a sostegno di salari e pensioni».

Nel catino infuocato di Piazza del Popolo, gremito di bandiere rosse, per un giorno sfila il mondo del lavoro, e il racconto che arriva dai delegati e dalle delegate della Cgil, nella manifestazione voluta dal principale sindacato italiano, non corrisponde per niente alla narrazione dei palazzi della politica.

La realtà è un’altra: ci sono interi settori – raccontano i lavoratori che sfilano sul palco uno dopo l’altro – già oggi schiacciati da bassi salari e dalla precarietà. E la crescita dei costi dell’energia, dell’inflazione e l’instabilità provocata dalla guerra non promettono niente di buono.

Per questo il segretario della Cgil, Maurizio Landini, chiede a chi è al governo di fare il proprio mestiere: intervenire subito con una legge fiscale equa che metta al centro stipendi e pensioni, e tassare gli extraprofitti che le aziende energetiche hanno accumulato nell’ultimo anno. Il guanto di sfida all’esecutivo e alle forze che lo sostengono è lanciato: “Non saremo spettatori passivi delle loro promesse elettorali – attacca –. Chi oggi guida il paese deve dare risposte immediate, senza aspettare che in autunno la situazione precipiti”.

Prima del segretario, una decina di delegati dell’agroindustria, delle telecomunicazioni, della sanità, del turismo, dei servizi, del settore edile, della scuola, degli appalti, dei pensionati, di aziende al centro di lunghe vertenze come la Gkn, avevano descritto la quotidianità fatta di contratti non rinnovati, di straordinari non pagati, di turni di lavoro massacranti al limite dello sfruttamento, della difficoltà di gran parte dei lavoratori e dei pensionati di arrivare alla fine del mese.

Ad ascoltarli migliaia di persone giunte da tutta Italia, con autobus, treni, mezzi privati, alcuni partiti nella notte, come i manifestanti dalla Sardegna, o dall’estremo Meridione.

Una delegata della Flai ricorda come la guerra in Ucraina stia generando una vera e propria emergenza alimentare in paesi del Medio Oriente e dell’Africa, già stremati da due anni di pandemia. E di come l’inflazione stia minando il potere di acquisto anche qui da noi.

Carmen, un’infermiera di Potenza, rovescia l’idea che il Pnrr sia lo strumento attraverso cui riformare tutti i limiti della nostra sanità: “Quelle risorse – spiega – vanno alla costruzione di strutture e all’innovazione tecnologica, ma non all’incremento e alla stabilizzazione del personale. Al momento non ci sono risorse per le assunzioni del personale che avrebbe diritto a un contratto stabile”.

Teresa, una lavoratrice alberghiera di Napoli, parla di un settore turistico, ancora piagato dal precariato, da pesanti ristrutturazioni e dalla difficoltà di uscire dalla pandemia. La sua storia rappresenta quella di molti altri addetti del settore: madre di due figli è stata licenziata nel marzo del 2020 ed è riuscita ad andare avanti solo grazie alla famiglia. “Dopo aver ripreso il lavoro – racconta – speravo che la pandemia avesse portato un po’ di buon senso. E invece ci scontriamo ogni giorno con una realtà anche peggiore: niente ferie, niente riposi, straordinari non pagati”.

Una lavoratrice delle telecomunicazioni porta la sua esperienza in Tim, la “quinta impresa italiana” per fatturato. Ma anche qui le cose non vanno bene. “Tanti operatori non significa buona concorrenza. Gli operatori non investono e le gare al massimo ribasso stanno tirando giù il settore. Trovo inconcepibile che quello che accade alla Tim riguardi solo l’azienda e non interessi alla politica. Le telecomunicazioni sono fondamentali per garantire il diritto alla connessione, ma se andiamo avanti così creeremo solo altre disuguaglianze”.

Lo scrittore Stefano Massini, reduce dal trionfo dei Tony Awards, ricorda la storia di Samuel Cuffaro, il lavoratore “a chiamata” di diciannove anni, vittima di un’esplosione in una fabbrica di Gubbio. “Su questo palco non può esserci Samuel e con lui le 1200 vittime sul lavoro del 2021”, ha ricordato Massini.

Per concludere, l’intervento di Landini. In quaranta minuti, il segretario generale della Cgil ha toccato molti temi: i salari bassi, l’ingiusta tassazione che penalizza i lavoratori, la precarietà dilagante, la “centralità della riforma fiscale”, che dovrebbe essere “progressiva ma non lo è”.

“Al sindacato – ha detto Landini – tocca battersi in ogni luogo di lavoro, qualunque esso sia, perché non è accettabile che due persone che fanno lo stesso lavoro non abbiano gli stessi diritti”. Ha poi criticato la scelta del governo di tassare gli extra profitti solo al 25 per cento, e non al 100 e messo in guardia l’esecutivo sulla legge delega che dovrebbe ridisegnare il fisco: “Se la bozza che circola sui giornali è quella vera, non va bene – ha sottolineato Landini -: non combatte l’evasione fiscale, non è progressiva e tassa il lavoro più della rendita finanziaria. Un fatto per noi inaccettabile”.

Il messaggio al governo e alle forze che lo supportano è chiaro: “Se pensano che noi staremo dietro le loro promesse elettorali, si sbagliano. Il momento di intervenire e di rimettere al centro lavoro e pensioni è ora”.

Infine un passaggio sulla guerra: “È necessario oggi mandare un messaggio forte – ha detto ancora – in cui si blocchi questa guerra e ripartano negoziati e trattative perché il rischio è che questa situazione si allarghi.Una follia aumentare la spesa per le armi”.