venerdì 19 Aprile 2024
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Nonna Roma e i nuovi poveri dell’emergenza Covid

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Nonna Roma e i nuovi poveri dell’emergenza Covid

L’elenco nelle mani di Alberto Campailla si allunga di ora in ora, e dentro ci finiscono anche gli insospettabili. “Mai vista una cosa del genere”, dice scuotendo la testa.

Campaialla è il giovane presidente di Nonna Roma, l’associazione che da un paio di anni svolge attività di assistenza alimentare alle famiglie disagiate in quattro municipi della capitale. Pasta, olio, zucchero, fagioli, scatolami vari, tè, caffè sono i generi di prima necessità che Nonna Roma consegna, due volte al mese, attraverso il suo banco alimentare, a nuclei familiari in forte disagio economico e abitativo: anziani soli, famiglie numerose con un solo reddito, migranti, vedove.

Ma l’emergenza covid-19 di queste settimane ha ridisegnato piuttosto rapidamente lo scenario delle persone in questo momento in difficoltà in città, e a meno di un mese dalla chiusura di tutto ciò che non è essenziale, dai negozi agli uffici, passando per tutte quelle attività con cui tanti tiravano a fine mese, il numero delle famiglie disagiate sta registrando un’impennata senza precedenti.

“In media assistiamo 250 nuclei familiari, ma il prossimo week end consegneremo pacchi alimentari ad almeno 500 famiglie. E le richieste che arrivano da chi non ha più risorse per comprare pasta o olio sono in crescita”, spiega Campailla.

Ma chi sono i nuovi poveri che devono fare ricorso al banco alimentare? “Insospettabili, persone che mai avrebbero immaginato di ricorrere a noi e che mai avremmo immaginato di dover aiutare con la spesa. Un insegnante di musica che fa di regola lezioni private, con figli ci ha chiesto aiuto l’altro giorno. Un muratore che ha dovuto chiudere l’impresa. Alcuni giovani avvocati che, con i tribunali chiusi, sono fermi; ma abbiamo anche studenti fuori sede, partite Iva e commercianti che hanno dovuto abbassare le saracinesche dei loro negozi”.

Per il momento l’associazione sta facendo leva solo sulle proprie forze, grazie a una sottoscrizione lanciata dalle proprie pagine social.
Nel quartiere Montesacro, è stato il III municipio a garantire per Nonna Roma e le altre associazioni gli approvvigionamenti presso gli esercizi commerciali. Mentre per verdura e frutta sta lavorando con l’associazione “Ludovico Pavoni”, partnership che sta garantendo forniture regolari grazie ai fondi della comunità europea.

Ma il timore, ora, è che i 400 milioni di euro promessi dal governo per i buoni spesa arrivino troppo tardi. Si registrano già ritardi per quanto riguarda i bonus alle famiglie, ma anche per la quota di risorse che dovrebbero andare alle associazioni del terzo settore impegnate su questo fronte. “Quello che ci preoccupa – spiega Campailla – non è il decreto, che ha un meccanismo semplice, e permette di accedere agli aiuti con una autocertificazione, ma la burocrazia dei comuni. La procedure del comune di Roma è assolutamente farraginosa. Secondo le direttive del comune, la richiesta andrebbe prima stampata, poi compilata e firmata, e successivamente scannerizzata per essere inviata, come se tutti avessero a casa un ufficio”.

L’altro fronte caldo nella capitale rimane quello degli affitti. Nonna Roma ha aderito a un cartello di associazioni che ha chiesto di inserire nel decreto di aprile, che allunga i tempi di quarantena, risorse specifiche per venire incontro ai negozianti strangolati dalla chiusura dei negozi, ma anche ai piccoli proprietari che usano gli affitti per arrotondare stipendi e pensioni.