Il 21 luglio 1969 è uno di quei giorni scolpiti nella memoria di molte persone. Per noi italiani erano quasi le cinque del mattino quando Neil Armstrong uscì dalla navicella e lasciò la sua impronta sulla superficie lunare. In tanti rimanemmo incollati al televisore per seguire la “no stop” di Tito Stagno. Per anni i fabbricatori di false notizie hanno cercato di smentire il grande passo compiuto dall’umanità. Avessero avuto i “social” di oggi forse ci sarebbero riusciti. Questo e altro ancora ci insegnano quei primi uomini che misero il loro piede sulla Luna.

Troppo bello per essere vero! Internet, social e fake news non c’erano ancora, per cui scettici e complottisti ante litteram dovettero accontentarsi del passaparola, delle chiacchiere da bar. È tutta una messinscena – insinuarono – una simulazione allestita dalla Cia negli studios hollywoodiani per sancire in modo definitivo la supremazia degli Stati Uniti nella competizione spaziale con l’Unione Sovietica. Eh già, nei bar, nei luoghi di lavoro, nelle scuole, nelle università non si parlava d’altro: prima e dopo l’impresa destinata a cambiare il corso della storia. Non durante, perché quando il primo piede umano si posò sul suolo lunare in Italia era notte fonda.

Erano le 4,56 del 21 luglio 1969, ma nelle case quasi nessuno dormiva e molti avevano invitato parenti e amici per condividere la grande emozione davanti alla Tv. La Rai aveva organizzato una vera maratona televisiva e si calcola che più di venti milioni di italiani seguirono la telecronaca delle fasi finali della missione Apollo 11 condotta in studio da Tito Stagno collegato con Ruggero Orlando dal centro spaziale della Nasa di Houston.


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