54 sindacalisti uccisi dalle mafie. Volevano un mondo migliore

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«N’ammazzarono tanti in uno spiazzo (c’erano madri e c’erano bambini), come pecore chiuse nel recinto, sprangata la Portella. Girarono come pazzi in cerca di riparo, ma li buttò riversi sulle pietre una rosa maligna nel petto e nella tempia: negli occhi un sole giallo di ginestra, un sole verde, un sole nero di polvere di lava, di deserto. La pezza s’inzuppò e rosso sopra rosso è un’illusione, ancora un’illusione».
Da qui bisogna ripartire, dalla strage di Portella della Ginestra – rievocata in questi versi da Vincenzo Consolo –, per narrare e capire il sacrificio di tanti eroi civili che hanno pagato col sangue il loro impegno per il lavoro e la libertà.

Portella della Ginestra. Un nome primaverile che evoca un giorno di morte. È il 1° maggio 1947, una folla di contadini e operai con le loro famiglie al seguito – radunatasi a Portella della Ginestra per tornare a celebrare la festa del lavoro dopo che il fascismo l’aveva abolita – fu bersagliata dalle raffiche di mitra della banda di Salvatore Giuliano. Undici persone morirono sul colpo, più di sessanta furono i feriti. Ad appoggiare Giuliano erano poteri mafiosi, frange dell’autonomismo siciliano e forze che intendevano garantire il perpetuarsi degli equilibri di potere anche nel
nuovo quadro istituzionale e politico del dopoguerra, e intimidire le masse contadine che reclamavano la terra.

La verità è ancora lontana. La strage di Portella della Ginestra ancora oggi, a 72 anni di distanza, è ancora senza mandanti. Due anni fa l’ex presidente del Senato, Pietro Grasso, chiese di rendere pubblici i documenti ancora non accessibili e accertare le responsabilità di una tragedia che segnò la stagione delle lotte per la terra e, più in generale, la crisi politica, sociale e dell’ordine pubblico dell’Italia del dopoguerra. Sulla base di nuove acquisizioni documentali, nel dicembre 2004 i familiari delle vittime chiesero la riapertura dell’inchiesta. Ma per Portella, come per altre stragi che hanno insanguinato l’Italia, la verità è ancora lontana.

I tanti sindacalisti uccisi. Quando oggi si pensa alle vittime della mafia si ricordano giustamente i giudici Falcone e Borsellino, gli agenti delle loro scorte e i tanti magistrati, poliziotti e carabinieri uccisi a sangue freddo. Ma in questa lunga scia di sangue ci sono scritti anche i nomi dei caduti a Portella della Ginestra e di tanti sindacalisti che negli anni del dopoguerra guidarono le lotte bracciantili per la terra e per la libertà. Molti di questi nomi sono stati dimenticati. In genere se ne ricordano solo alcuni come Accursio Miraglia, Placido Rizzotto, Salvatore Carnevale, Pio La Torre. E tutti gli altri? Quanti sono? È stata fatta giustizia? La nostra casa editrice ha voluto rendere omaggio a tutte le persone che hanno dato la vita per i diritti degliultimi pubblicando un libro nel quale sono elencati tutti, nome per nome, anche per darne memoria e per denunciare le gravi responsabilità di chi doveva trovare la verità e rendere loro giustizia ma non lo ha fatto.

Il nostro libro. Terre e libertà. Storia di sindacalisti uccisi dalle mafie (edizioni Liberetà, pp.176, euro 12,00) per la prima volta raccoglie le storie dei dirigenti e dei rappresentanti del movimento contadino e operaio, vittime di delitti efferati rimasti quasi sempre impuniti. Il racconto delle fasi storiche e del contesto sociale e politico nel quale quegli omicidi sono stati compiuti, permette al lettore di ricomporre, insieme alle immagini e alle opere d’arte tratte dall’archivio storico-fotografico e dal patrimonio artistico della Cgil, il complicato puzzle di una vicenda che non possiamo ancora definire conclusa. È un lavoro che andava fatto. La memoria ora c’è. Impariamo a conoscerla. Solo così daremo il nostro fiore per ricordare tutti gli uomini giusti. Il libro, che raccoglie scritti inediti di Carlo Ghezzi, Francesco Palaia, Roberto Battaglia e Dino Paternostro, con la prefazione di Ivan Pedretti e Daniela Cappelli, verrà distribuito tra i partecipanti ai campi della legalità che ogni estate si svolgono nelle proprietà confiscate ai boss mafiosi. Può essere richiesto alla casa editrice Liberetà chiamando il numero 06.44481249 o scrivendo un’e-mail a segreteria@libereta.it o, infine, può essere acquistato qui.
Terre e libertà, edizioni LiberEtà, pp. 176, euro 12,00.