Lombardia, Spi Cgil e Mario Negri insieme per aiutare gli anziani

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Come può fare il sindacato a rispondere concretamente ai bisogni degli anziani? Conoscendo da vicino questi bisogni. E non c’è maniera più efficace che chiederlo direttamente a loro, agli anziani, come ha fatto il sindacato dei pensionati della Cgil in Lombardia.

Per la regione sono stati mesi difficili e drammatici. Il Covid ha fatto migliaia di vittime, molti anziani sono deceduti in ospedale, moltissimi nelle rsa senza che potessero accedere alle cure ospedaliere (se avevano più di 75 anni e con più di una patologia). Ora che l’emergenza acuta è terminata, lo Spi Cgil si è chiesto in che modo può continuare a offrire supporto e aiuto concreto ai tanti anziani che vivono nella regione. Lo ha fatto stringendo una collaborazione con il prestigioso Istituto di Ricerca Mario Negri che, insieme allo Spi, ha elaborato proprio un questionario finalizzato a conoscere lo stato di salute, medico e psicologico, degli anziani della Lombardia.
“L’obiettivo del questionario è quello di raccogliere informazioni relative al benessere fisico e psicologico degli anziani, alle attività che abitualmente svolgono in ambito sociale, ricreativo, di volontariato e all’impatto che le misure di quarantena previste per l’epidemia hanno avuto nella loro vita quotidiana”, spiega il segretario generale dello Spi Cgil Valerio Zanolla.

Per molti anziani sono cambiati vissuti, esperienze, sentimenti, prospettive. In molti si sono manifestati segni di depressione, altri si sono sentiti isolati socialmente e tanti lo sono ancora. C’è chi ha dovuto cambiare drasticamente il proprio stile di vita, ha dovuto rinunciare a vedere i propri nipoti o gli amici, chi non ha potuto più trascorrere qualche ora all’aria aperta.

Le conseguenze dell’emergenza si faranno sentire ancora chissà per quanto, soprattutto perché ignoto è l’andamento della pandemia. Ma quel che è certo è che il sindacato vuole dare il proprio contributo e per farlo deve dalla conoscenza dei bisogni. “Il questionario farà una fotografia sugli effetti che questa fase ha avuto sulla salute e sulle condizioni sociali psicologiche e di relazione degli anziani”, spiega Federica Trapletti, responsabile per lo Spi Cgil Lombardia delle politiche socio-sanitarie. “Ma il nostro obiettivo è quello di far diventare il questionario uno strumento di lavoro. Nella negoziazione sociale prenderemo spunto dai bisogni che gli anziani ci stanno indicando nei questionari. Sarà una guida per noi, per il nostro lavoro”.

Ci si sente invecchiati di più di prima? Che livello di autonomia si ha? Si sta attenti all’alimentazione e all’attività fisica? Ma le domande riguardano anche lo stato psicologico e le relazioni sociali. Si è diventati più pessimisti di prima? Che visione del futuro si ha dopo la pandemia? E ancora: hanno familiari che possono prendersi cura di loro oppure hanno a carico figli non autosufficienti?
“Gli anziani possono rispondere al questionario on line ma anche in formato cartaceo in tutte le nostre sedi”. Già, ora che l’affluenza è maggiore per le scadenze fiscali, molti pensionati possono compilare il questionario direttamente di persona.
A settembre l’Istituto Mario Negri insieme allo Spi raccoglierà i questionari e procederà all’elaborazione dei dati.

Ma l’attività dello Spi Lombardia per stare vicini agli anziani non finisce qui. Le cose infatti si muovono anche sul fronte delle rsa dove l’emergenza non è affatto finita. Perché se è vero che il Covid ha smesso di mietere vittime nelle case di riposo, è pur vero che nelle rsa è maturata una situazione di criticità già presente prima dell’emergenza e che il Covid ha esacerbato.
Ci sono migliaia di anziani da soli nelle rsa che non possono ancora vedere i propri familiari. A volte possono farlo solo attraverso un vetro o un cancello. In tanti non hanno modi per comunicare all’esterno. E tanti sono i familiari seriamente preoccupati per lo stato di salute di chi è ricoverato”, spiega Trapletti. La situazione emergenziale riguarda anche il personale sanitario. Gli infermieri vengono chiamati dagli ospedali, quindi sono sempre meno nelle rsa, dove restano anche pochi medici mentre aumenta la presenza degli OSS (operatori socio-sanitari), che però non possono sostituire l’assistenza sanitaria né di un medico né di un infermiere.
“Le rette stanno aumentando. Le rsa stanno caricando sulle famiglie i cosiddetti costi covid. Tutti i costi maggiori per la sanificazione finiscono sulle famiglie”, dice Trapletti. “Noi come Spi abbiamo presentato pochi giorni fa alla Regione l’ennesima richiesta di convocazione dell’osservatorio rsa perché vogliamo discutere della situazione attuale e rivedere il sistema nel suo complesso, anche i metodi di accreditamento nonché la questione delle rette. Ma la Regione Lombardia non sta rispondendo”.

Per fornire almeno un primo aiuto concreto, in assenza di dialogo con la Regione, lo Spi Lombardia si è inventato una sorta di “sportello virtuale”: una mail e un numero di telefono con cui si invitano i familiari degli ospiti delle rsa a raccontare cosa accade dentro (rsa.spi@cgil.lombardia.it – 348 2303052). “In questo modo possiamo conoscere da vicino la situazione e sapere davvero cosa sta accadendo. Così potremo presentare alla Regione dei fatti concreti”, commenta Trapletti.

“Nella nostra regione ci sono 700 rsa accreditate e gli anziani ricoverati sono 65mila”, spiega Valerio Zanolla. “Bisogna dare risposte, la Regione deve fare la sua parte, ed è importante che si istituisca un dialogo costante con le famiglie”. Anche per questo lo Spi Cgil Lombardia ha stretto un rapporto di collaborazione con l’associazione Felicita, costituita a giugno a livello regionale a partire dal comitato Trivulzio. “Tra i loro obiettivi c’è anche quello di proporre anche un nuovo modello di rsa che sia più idoneo a rispondere ai bisogni delle persone. Per questo è fondamentale collaborare. Perché anche noi vogliamo trasformare radicalmente modello”, dice Trapletti. “Vogliamo che le rsa non siano più luoghi in cui gli anziani vengono lasciati morire ma posti in cui continuare a vivere in maniera dignitosa”.