Limbadi, Isola, Polistena: tre campi per dire no alle mafie

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Viaggio a Limbadi, Isola Capo Rizzuto e Polistena, dove si svolgono tre campi di Libera su altrettanti beni confiscati. “Ai ragazzi diciamo: siate liberi e battetevi per i diritti”, spiega il responsabile del dipartimento Legalità dello Spi Cgil Calabria, Salvatore Lacopo:

Questa settimana, in Calabria, sono tre i campi della legalità attivi: Limbadi, Isola Capo Rizzuto e Polistena. Per tutti e tre, è stato significativo l’impegno dello Spi Cgil, che come ogni anno, mette in campo i suoi volontari sia locali che provenienti da altre regioni.

“Abbiamo seguito – ricorda Salvatore Lacopo, Responsabile dipartimento legalità Spi calabria e coordinatore dei campi – con i nostri volontari undici turni, su quattro diversi campi, con oltre duecendo ragazzi. Quest’anno – spiega – il nostro obiettivo era quello di aprire i campi al territorio, provando a raccontare, attraverso le esperienze di testimoni di giustizia e vittime di mafia, ma anche dei sindaci e della società civile, la resistenza che questo territorio ha opposto e oppone alla ‘Ndrangheta”.

Lacopo sottolinea l’importanza della memoria, che va però declinata al presente: “Ai ragazzi parliamo dell’importanza dei diritti: il diritto a vivere liberi nei propri contesti di provenienza, il diritto a un ambiente pulito e a un’economia sana. Proprio per questo raccontiamo delle lotte della Cgil del passato per i diritti in una terra difficile come la nostra, il sacrificio di tanti militanti che hanno dato la vita e l’impegno che ancora oggi offriamo per la giustizia e la libertà”. Qui a seguire, una breve scheda dei tre campi e una bella fotogallery:

Limbadi. A Limbadi, un comune di 3665 abitanti della provincia di Vibo Valentia, a pochi chilometri dalla famosa Costa degli Dei, il campo della legalità si sta svolgendo – per il secondo anno consecutivo – in un bene confiscato che una volta apparteneva alla pericolosa cosca criminale dei Mancuso, sgominata nel dicembre del 2019. Pochi giorni dopo, il 24 dicembre, una manifestazione di 5mila persone ha sfilato per le vie del centro abitato per dire no alle mafie.

Il bene è composto da tre immobili e da un terreno: la villa, di circa 700 mq a tre piani con seminterrato, è stata confiscata nel 2005. Oggi ospita le aule l’Università della Ricerca della Memoria e dell’Impegno dedicata a Rossella Casini, in cui si tengono di corsi di formazione, seminari e convegni. I nomi delle strutture evocano quelli delle donne vittime di mafia, in Calabria. Il terreno di circa 4 ettari è piantumato nella maggior parte ad uliveto.

Quest’anno, i turni organizzati sono stati due: il primo con quindici ragazzi del college americano Dartmouth, che hanno diviso le giornate tra lavori manuali e corsi di formazione. “Un appuntamento – spiega Giuseppe Borrello, referente dei Libera per il campo – che è stato molto arricchente sia per noi che per loro. I ragazzi provenivano praticamente da ogni parte degli Stati Uniti, e anche se i ragazzi del college non sono nuovi a queste esperienze, sono rimasti molto sorpresi dal lavoro che facciamo qui”.

Il secondo turno, in essere questa settimana, è invece composto da ragazzi di un gruppo di giovani di Calogno, in provincia di Vicenza. Giovedì i ragazzi lavoreranno per restaurare un murales, dedicato alla manifestazione del 24 dicembre 2019, imbrattato a un anno esatto dalla sua realizzazione. “Un chiaro segnale – spiega Giuseppe – che però non ci intimidisce, anzi ci sprona a fare ancora di più”.

Isola Capo Rizzuto. Il campo, anche quest’anno, si è svolto per la sua decima edizione, sui terreni di Terre Ioniche – Libera Terra, una cooperativa che lavora dal 2010 su vari beni confiscati al clan Arena, uno dei più temibili della provincia di Crotone.

Nell’area, Terre Ioniche gestisce circa 100 ettari di terreno. La maggior parte si trova in una zona del territorio di Isola di Capo Rizzuto di notevole pregio ambientale e paesaggistico: pianeggiante, fertile, a pochi chilometri dalla costa dell’Area Marina Protetta “Capo Rizzuto”.
La cooperativa realizza attività agricole con metodo biologico, un’autentica sfida che vede i soci impegnati in un contesto molto difficile dal punto di vista sociale ed economico.

Quest’anno si sono tenuti ben 7 turni, a partire da giugno. Uno dei quali in corso con un gruppo parrocchiale di Reggio Emilia.

Oltre alla formazione, con familiari di vittime della mafia ed esperti, l’impegno manuale dei partecipanti si sviluppa principalmente in attività di manutenzione dell’Orto sociale, nella raccolta dei prodotti per la distribuzione, la preparazione del terreno e allestimenti di nuovi spazi per l’implementazione dell’orto sociale e le produzioni autunnali e invernali. Responsabile del campo, Umberto Ferrari un parmense trapiantato a Crotone, che è anche coordinatore della segreteria regionale di Libera.

Polistena. A Polistena un palazzo di 6 piani, costruito negli anni Ottanta e gestito fino agli anni Novanta dalla cosca Versace come luogo di attività imprenditoriali e di spaccio di sostanze stupefacenti, si è trasformato, dopo la confisca nel 2010, in un Centro polifunzionale con attività socio-educative e servizi sanitari, intitolato alla memoria di padre Pino Puglisi.

“Il recupero di questi beni alla legalità – dicono i volontari – la loro rinascita produttiva e rigenerativa, il loro essere simbolo di riscatto sociale ed economico, sono un preciso e perentorio segnale di cambiamento e di rottura rispetto al passato, frutto della sinergia fra Stato e società civile”. Sono decine i ragazzi che quest’anno a Polistena hanno potuto vivere l’esperienza del campo.