Sul terribile circuito di Montjuïc, a Barcellona, fece l’impresa, arrivando sesta tra i colleghi maschi. Diventò la prima e fino a oggi unica donna a conquistare punti in Formula Uno. Storia di una donna che sfidò gli stereotipi nello stesso modo in cui affrontava gli avversari in gara.

È il 27 aprile e sono le due del pomeriggio in Catalogna. A la Recta de Las Fuentes, il rettilineo delle sorgenti, sulle monoposto pronte per lo start del Gp di Formula 1 di Barcellona del 1975, si abbatte un sole cocente.

La prima fila è tutta rossa, le Ferrari hanno dominato le qualifiche, Niki Lauda ha ottenuto la pole e Clay Regazzoni lo segue a un decimo di distacco. Giù giù in fondo allo schieramento, in dodicesima fila, accovacciata dentro la March motorizzata Ford-Cosworth, da dietro la visiera del casco socchiusa, spuntano gli occhi strizzati dal sole di Maria Grazia Lombardi detta “Lella”, da Frugarolo provincia di Alessandria.

Lo starter abbassa la bandiera e nell’inferno di Montjuïc si scatena la furia dei dodici cilindri. Nel momento in cui il piede sinistro cede alla frizione, nella mente di Lella appaiono le istantanee dei suoi 34 anni, trascorsi a inseguire un sogno, che in quel preciso istante diviene realtà.

Le vengono in mente le scorribande sulla riviera ligure con il furgone dell’azienda di famiglia, un salumificio; ma non è alle coppe insaccate che Lella è interessata, è sulla coppa dell’olio che ama mettere le mani. Motori e velocità sono il suo pane, e alle bambole preferisce le macchinine; a tredici anni è perfettamente in grado di condurre in strada l’auto di suo padre. Ma sono le convenzioni il suo freno principale: nell’Italia culturalmente angusta degli anni Cinquanta la presunta distanza tra le attitudini dei generi è uno spazio inviolabile, e l’idea di una donna pilota professionista quale Lella ambisce a diventare, diverte alcuni e scandalizza tutti gli altri.

La gara di Barcellona. Intanto il serpentone impazzito delle vetture è giunto alla prima curva del terribile saliscendi del Montjuïc e dall’asfalto sconnesso della pista si sollevano nuvole di polvere; un incauto Mario Andretti tampona Lauda e lo spinge con forza contro la vettura di Regazzoni, si innesca una carambola e le rosse sono già fuori dai giochi. Hunt passa in testa, Andretti la fa franca e si accoda in seconda posizione, Lella guadagna terreno. In quell’abitacolo strettissimo, dentro quella tuta azzurra sulla quale con le patch degli sponsor ce n’è cucita una ricamata a mano con scritto AB RH+, si sprigiona la tempesta fisica e mentale prodotta dalla determinazione di una donna indomita per cui la vittoria è l’unico risultato accettabile.

La protesta dei piloti. Il giorno avanti i piloti hanno provato a rifiutarsi di gareggiare, le condizioni dell’asfalto sono pessime, la pista è sporca e i guard rail troppo bassi; Fittipaldi, Lauda e Hill hanno fatto un giro a piedi sulla pista e sono inorriditi, è pericolosa per i piloti e anche per il pubblico; ma nella Spagna del ’75 agli sgoccioli del franchismo non c’è spazio per il confronto e la Guardia Civil minaccia le scuderie di sequestrare le vetture se il Gran premio non avrà luogo: si deve correre, a ogni costo.

A Lella i top driver non hanno chiesto il suo parere; lei prosegue la sua gara dando fondo all’esperienza nei kart, in Formula Monza, in Formula 3 (seconda al debutto per un soffio), in Formula 850 (campionessa nel 1970 vincendo 4 gare su 10) e spremendo tutti i cavalli dal potente dodici cilindri Cosworth; è la seconda donna nella storia della F1 e non ha nessuna intenzione di lasciare qualcosa di intentato, così quando Fittipaldi per protesta percorre tre giri a passo d’uomo e rientra ai box, lei prosegue con gli altri piloti.

L’incidente. È il venticinquesimo giro quando l’alettone posteriore della Hill-Ford del tedesco Rolf Stommelen si stacca dal telaio, la vettura, leggerissima, impazzisce, e finisce a duecento all’ora roteando come un proiettile su una tribuna gremita di pubblico: quattro spettatori muoiono e altri dodici rimangono gravemente feriti in uno degli incidenti più nefasti della storia della Formula Uno. La gara viene fermata. Per la prima volta si assegnano punteggi dimezzati, Lella ottiene 0,5 punti, ma si tratta del mezzo punto più pesante nella storia delle corse, del motorsport come diremmo oggi. Al traguardo, nascoste dentro il casco, le lacrime di gioia per il sesto posto si mescolano a quelle di rabbia e di tristezza per l’accaduto.

L’ultimo giro. Il tre marzo del 1992 il cancro la portò via ad appena 51 anni; ai giornalisti che la rincorrevano nel box per sapere dei suoi fidanzati rispondeva sempre: “Piuttosto che innamorarmi preferisco avere un incidente”. II suo amore era per la sfida, agli avversari in pista e agli stereotipi sulla pit lane. Le tante donne donne nel mondo delle corse ti ringraziano Lella, a noi piace pensarti ancora nell’abitacolo, con la visiera del casco appena alzata, mentre ti aggiusti i guanti e le cinture di sicurezza; giù la frizione, prima dentro, verso la vittoria.