Non si possono lasciare a casa gli anziani. Le loro testimonianze

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Pochi giorni fa il sindacato dei pensionati della Cgil aveva lanciato l’allarme: con l’inizio della Fase 2 non si potranno lasciare gli anziani chiusi in casa per un tempo più prolungato degli altri. Oggi ritorna sul tema il segretario generale dello Spi Cgil Ivan Pedretti dalla sua pagina Facebook: “Lasciare a casa gli anziani e distinguere la riapertura del paese per fasce d’età è discriminatorio. Non sono dei semplici numeri ma uomini e donne in carne ed ossa con esigenze fisiche, psicologiche e sociali come tutti gli altri”.

Lo Spi Cgil, insieme agli altri sindacati dei pensionati di Cisl e Uil e alle associazioni di volontariato Auser, Anteas e Ada, pochi giorni fa avevano lanciato un appello al governo sottolineando proprio il pericolo insito nella possibilità di chiedere agli anziani di restare a casa ancora per altri mesi. Se così fosse, si metterebbe a repentaglio la salute di tante persone che hanno bisogno di cure, controlli medici e di una vita sociale, seppur entro le regole previste dall’emergenza. 

Vero, non si parla di numeri, ma di persone in carne ed ossa. Marcella vive da sola a Roma, ha quasi novant’anni. Esce un paio di volte a settimana per piccoli acquisti sotto casa e per comprare il giornale. “Sono stufa di vivere così, non vedo mai nessuno, mi sento sola. Ora viviamo in un’altra dimensione e ho anche perso il senso del tempo. Mi sento inchiodata come la farfalla nella teca”.

Ma il disagio non è solo di carattere psicologico. C’è chi dovrebbe fare delle visite mediche, curarsi, magari per patologie anche gravi. “Avrei dovuto vedere un ematologo già due mesi fa, ho una malattia del sangue che devo assolutamente monitorare, ora non so quando potrò farlo. Sono preoccupata”, ci dice Giovanna che di anni ne ha 80. Vive con la figlia, che si prende cura di lei. “Ma sono stufa di dipendere in tutto e per tutto da mia figlia. Vorrei ricominciare a uscire, con tutte le attenzioni del caso, ovviamente, e provare a rifare qualcosa per conto mio”.

C’è chi aspetta di essere operato al cuore. Livio ha 70 anni e vive a Milano, non sa quando potrà operarsi alla valvola aortica. Aspetta dall’inizio dell’emergenza. Con ansia e preoccupazione, i tempi stringono. “Spesso ho attacchi di panico, mal di pancia e dolore al nervo sciatico. Sono troppo preoccupato per quello che mi aspetta. E dover stare rinchiuso in casa non aiuta”. 
 
C’è chi esce solo per ragioni di salute. “Una passeggiatina un’ora al giorno. Devo farla alle due di pomeriggio, così in giro non c’è nessuno”, dice Francesca, 74 anni. “Per me è faticoso uscire di casa subito dopo pranzo ma lo faccio perché devo fare riabilitazione e devo camminare. So che la legge me lo consente, ma esco sempre con un grande senso di ansia e preoccupazione”.

Sono le testimonianze dirette degli anziani a dirci che le restrizioni non bastano. “Servono – dice Ivan Pedretti – protezioni, temponi e test sierologici a tappeto. Ci vuole giudizio, attenzione al tessuto sociale e comprensione della complessità della nostra società. Bisogna mettere in sicurezza il paese per permettere a tutti indiscriminatamente dalla propria età di riprendere progressivamente la propria vita. Non si può davvero governare così questa situazione”.

“Io non accetto di essere considerata un problema e rinchiusa senza motivo. Io sono un’adulta responsabile e nessuno ha il diritto di limitare la mia libertà”, dice arrabbiata Raffaella. Anche Renato manifesta il suo dissenso rispetto a un’eventuale decisione di protrarre le regole restrittive per gli anziani: “Dovremmo deciderci. Quando siamo ancora utili per produrre e quindi per non andare in pensione, quando siamo da proteggere. Prima ci fanno andare nelle case di riposo e si dimenticano di noi, poi diventiamo numeri”.

C’è chi si ritrova a piangere spesso, anche se circondato dall’affetto dei familiari. C’è chi invece piange perché non vede i nipoti da tanto, troppo tempo: “Avverto un vuoto emotivo, una sensazione di frustrazione che non si colma con le videochiamate”, dice Anna. “Stare lontano e vederli solo in videochiamate mi dà una tristezza infinita”, scrive Sandra. C’è chi si confessa con un velo sottile di ironia: “Ho due nipotine gemelle di due anni… Dal 10 marzo non le vedo…. Mi sto perdendo attimi importanti, se non mi fanno uscire, scappo!!!”

“Siamo chiusi in casa io e mia moglie Renata, dice Francesco, 84 anni. Stasera cercheremo di realizzare il meeting virtuale di famiglia, tra parenti sparsi in tutta Italia. Ma è dura così. Con i nostri vicini, che si sono ammalati di Covid, ci parliamo solo attraverso il telefono e le finestre”.

Tutti questi anziani meritano di essere ascoltati. Anche per queste ragioni i sindacati dei pensionati hanno chiesto al governo di essere attivamente coinvolti nella Fase 2. Per ora nessun segnale. Ma di sicuro bisognerà trovare delle risposte adeguate.