Milioni di persone in isolamento. Un’emergenza senza precedenti che ci dovrebbe spingere a usare tutte le tecnologie non solo per comunicare ma anche per curarci a distanza di sicurezza. Una di queste è la telemedicina, la frontiera del consulto medico nella versione digitale. “Essere vicini alle persone” non è una frase retorica è una necessità in questi giorni difficili. Gli strumenti basilari della telemedicina sono nelle nostre case (o quasi in tutte) e alla portata di ogni struttura ospedaliera: telefono cellulare, schermi video, connessione Internet.

In Italia, un’esperienza di eccellenza in questo campo è maturata nella cardiologia neonatale e potrebbe essere diffusa per il monitoraggio a distanza dei pazienti di Covid19 “Basterebbe collocare un computer nei presidi sanitari periferici dove scarseggiano le competenze specialistiche – spiega Marco Pozzi, direttore della cardiologia e cardiochirurgia pediatrica dell’ospedale Torrette di Ancona – e collegarlo a una azienda sanitaria principale. Sarebbe possibile fare la valutazione clinica dei pazienti senza spostarli, senza affollare e intasare il pronto soccorso. Non è necessario un medico – sottolinea Marco Pozzi – basta un infermiere, perché lo specialista in remoto può guidare la mano dell’operatore sanitario. La diagnosi a distanza è possibile anche nell’autoambulanza. Non è un’idea futuristica. Possiamo facilmente portare ovunque il triage e le cure di massimo livello senza costi stratosferici”.

L’esperienza ci insegna che nel mezzo di una pandemia, il primo problema è l’eccessiva mobilità dei malati e delle persone positive asintomatiche. Anche la visita del medico di famiglia può essere un rischio. L’elenco dei medici di base e degli infermieri contagiati o che hanno perso la vita per essere andati a visitare i pazienti è drammaticamente lunga. “Un’alternativa semplice alle visite a domicilio – spiega Pozzi – è l’uso dell’Ipad. Se solo le autorità sanitarie riuscissero a organizzare alcuni centri di valutazione telematica a livello regionale, o meglio provinciale, si potrebbero esaminare i sintomi dei pazienti attraverso un video. Saremmo in grado di fare un triage di tutti sospetti contagi. Il 45 per cento dei malati di Covid 19 non deve essere ricoverato, però ha un bisogno estremo di essere seguito mentre è a casa. Invece i malati sono lasciati in solitudine, perdono i contatti con l’ospedale e non sono informati con continuità sul progredire della malattia”.

Certo la telemedicina non è la soluzione a tutti i problemi. Eppure le infinite potenzialità sono evidenti. Qual è allora l’ostacolo al suo decollo? “Sono tante le aziende ospedaliere in Italia che hanno messo in piedi sperimentazioni, ma manca la visione sistemica – dice Micole Branzini, del Tavolo nazionale sulla telemedicina – e stiamo ancora lavorando alla valutazione economica della visita in remoto”.

Insomma, l’Italia è in ritardo e le regioni procedono in ordine sparso. E mentre l’emergenza incalza, alcuni servizi di telemedicina vengono organizzati dove ci sono le condizioni o dove la dirigenza sanitaria è stata capace di razionalizzare le risorse.
Cominciamo dalle App. La regione Lazio ha reso disponibile Lazio Doctor per Covid, un App scaricabile su smarthphone o tablet per contattare e chiedere informazioni al proprio medico di famiglia.
Poi ci sono iniziative imprenditoriali interessanti e messe a disposizione gratuitamente allo scopo di diminuire il contagio. Una di queste è Paginemediche, una piattaforma online che mette a disposizione dei medici che ne fanno richiesta la tecnologia necessaria per effettuare delle video-visite ai pazienti.

In questi mesi, abbiamo scoperto che la vera vulnerabilità del nostro Sistema sanitario nazionale è la medicina del territorio e la prossimità con il malato. La telemedicina può in molti casi essere una soluzione. Le tecnologie le conosciamo, le utilizziamo quotidianamente. Ne parla in modo approfondito il volume Il futuro della sanità. Come le tecnologie dell’informazione e comunicazione stanno cambiando i sistemi sanitari, i medici e i pazienti, curato da Marica Guiducci, in pubblicazione per l’Alta scuola Spi Cgil Luciano Lama dalla casa editrice LiberEtà. Il libro ha l’obiettivo di proporre una sintesi ragionata e divulgativa della letteratura internazionale sulle tecnologie della comunicazione e informazione applicate alla salute e alla medicina. Le pagine attingono ai risultati del rapporto di ricerca Opportunità e sfide per la salute e la sanità. Tecnologie della informazione e della comunicazione, coordinato da Giovanna Vicarelli, dell’Università Politecnica delle Marche. L’indagine documentaria ha osservato il ruolo di politici, amministratori, manager pubblici, professionisti medico-sanitari, partner privati e pazienti, in modo da cogliere la generazione delle nuove idee, la loro implementazione e la diffusione delle pratiche emergenti nella sanità digitale.

In questi giorni di pandemia si parla di fase due, ma allora sarebbe urgente una strategia nazionale del Governo per spingere tutti a fare un salto culturale: dirigenti sanitari, medici e cittadini. È vero, ci vorrebbe tempo per tutto questo. Purtroppo il tempo in una crisi globale come l’attuale è una merce rara quanto preziosa.