La sanità e quel dibattito tutto “ideologico” sul Mes

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Ancora in questi giorni,  le forze politiche che sostengono il governo sono arrivate, su tutti i media divise, tra chi è favorevole al Mes (il Partito democratico) e chi è contrario (il Movimento Cinque Stelle).

Sulla carta le posizioni sembrano rigide: Nicola Zingaretti, in un’intervista al Corriere della Sera, ha elencato dieci buoni motivi per cui chiedere il prestito. Dall’altro lato della barricata Vito Crimi, che ha risposto a muso duro al segretario del Pd. “Non è uno strumento idoneo. Se debito deve essere, allora meglio che avvenga attraverso uno scostamento di bilancio”.

In mezzo il presidente del Consiglio Giuseppe Conte che temporeggia, ed è pronto a rinviare la questione a settembre.

L’auspicio del premier è che in autunno il governo italiano non sia l’unico a chiedere il prestito, e che un voto in Parlamento sul pacchetto completo Recovery Fund-Mes abbia oggettivamente più speranze di passare, senza grandi contraccolpi per la maggioranza.

Ricordiamolo qui: i 240 miliardi previsti dal Fondo sono destinati alle spese dirette e indirette per la sanità. All’Italia potrebbero toccare fino a 37 miliardi di euro, risorse di cui, dopo dieci anni di tagli indiscriminati, la nostra sanità avrebbe bisogno come il pane.

Nel numero di luglio di Liberetà, in una lunga intervista a tutto campo sulle recenti misure prese dall’Unione europea per contrastare gli effetti della pandemia, è Walter Cerfeda a intervenire nel dibattito, bollando come del tutto “ideologica” la presa di posizione di quanti si oppongono all’uso dei prestiti del Meccanismo di stabilità europeo. La solita “guerra di religione” che perde di vista i problemi, è il giudizio di Cerfeda, sindacalista di lungo corso, per 8 anni in passato a capo della Confederazione dei sindacati europei

“L’Europa – spiega – ci offre una linea di credito da 37 miliardi di euro per le spese sanitarie dirette e indirette, a un tasso dello 0,1 per cento.  Se volessimo attingere direttamente al mercato queste risorse, ci costerebbero fino a sette miliardi in più. Una follia non accettare”.

“Risorse – continua – che potremmo spendere per la prevenzione, le case di riposo, la non autosufficienza, la medicina territoriale e digitale. Nessuno ci obbliga, ma troverei curioso non farvi ricorso, dal momento che per ottenere tre miliardi, il ministro Roberto Speranza ha dovuto minacciare le dimissioni”.

Sulle condizioni poste per attingere al Fondo, Cerfeda chiarisce come ad oggi l’unico  vincolo è che la spesa sia indirizzata alle politiche sanitarie, sia per fronteggiare l’emergenza che indirette”.

Per l’ex segretario della Ces, il Mes si inserisce all’interno di un articolato panel di interventi dell’Unione, che segnano “una svolta anche politica” con una netta cesura rispetto all’Europa dell’austerità. “Una tendenza – osserva – che sarà accelerata dal semestre di presidenza tedesco”.

Posizione ribadita anche in questi giorni, dal segretario generale dello Spi, il sindacato dei pensionati della Cgil, Ivan Pedretti: “”Vanno usate tutte le risorse, compreso il Mes, per rafforzare e migliorare il nostro sistema socio sanitario. Servono più medici, più infermieri, più strutture territoriali di prevenzione, riordinamento delle case di riposo. Gli anziani sono stanchi di pagare prezzi altissimi per le inefficienze sanitarie e assistenziali territoriali”.