In arrivo a luglio la 14esima per i pensionati

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Insieme alla pensione, a luglio circa 3 milioni di pensionati riceveranno anche la 14esima. Si tratta di una somma aggiuntiva che si riceve a partire dal 64° anno di età. L’importo varia tra i 336 e i 655 euro a seconda del reddito e degli anni di versamenti contributivi (per il calcolo della 14esima per il 2020 clicca qui). Le regioni dove arriverà il più alto numero di 14esime saranno la Lombardia, la Sicilia, la Campania e il Veneto.

Non tutti sanno però che è nata nel 2007 grazie a un accordo tra il governo e i sindacati. Come è andata, perché è stata fatta, a chi si rivolge, come è stata ulteriormente rafforzata nel 2016?

La 14esima è stata istituita nel 2007 a seguito di un accordo dei sindacati dei pensionati Cgil Cisl e Uil con l’allora governo Prodi. La strada che portò all’intesa non fu in discesa. Il “governo amico”, come veniva chiamato l’esecutivo dell’Unione, non regalò niente. I sindacati dei pensionati, che anche a quel tempo lottavano uniti, scesero in piazza per ben due volte prima dell’apertura del negoziato.

Ci volle una lunga opera di persuasione per far capire che dovevano essere rivalutate le pensioni previdenziali. Si arrivò così all’idea di una “quattordicesima” per le pensioni basse frutto dei contributi versati e non ottenute per via assistenziale. Il 10 luglio di tredici anni fa, governo, Cgil Cisl e Uil e sindacati dei pensionati raggiunsero un’intesa su come rivalutare le pensioni da lavoro più basse e quelle assistenziali.

L’accordo redistribuì ai pensionati una fetta rilevante di risorse pubbliche: 900 milioni di euro nel 2007 e 1.300 milioni di euro nel 2008.

Un’intesa di portata storica perché erano passati quasi venti anni dall’ultima rivalutazione delle pensioni. Tutti gli aumenti dati negli ultimi anni avevano un carattere assistenziale. Questa volta invece fu dato valore ai contributi da lavoro versati e alla condizione lavorativa da dipendenti. Non solo. Non si tenne conto del reddito di coppia in modo da non escludere le donne dal beneficio, come invece era avvenuto con gli aumenti dati dal precedente governo Berlusconi. E infine, un’altra importante conquista: tutti gli aumenti furono netti, cioè non tassabili.

Le conquiste del sindacato, che premiavano soprattutto le pensioni più basse, aprirono una strada per rivalutare tutte le pensioni. In quell’occasione, fu istituito un tavolo di contrattazione per verificare ogni anno la condizione di reddito dei pensionati.

Ma ecco come funzionò questa prima rivalutazione che allora riguardò solo le pensioni più basse.

Età e reddito

Si decise che aveva diritto all’aumento chi aveva un’età anagrafica di almeno 64 anni e un reddito personale non superiore a 654 euro al mese. Chi stava tra 654 e 693 euro al mese riceveva l’aumento ma in misura parziale.

Primo assegno a novembre 2007

A novembre 2007 scattava la prima rivalutazione: 262 euro spettavano a chi aveva fino a 15 anni di contributi da lavoro dipendente o fino a 18 anni di lavoro autonomo;

327 euro andavano invece a chi aveva oltre 15 anni e fino a 25 anni di contributi da lavoro dipendente o oltre 28 anni da lavoro autonomo.

A luglio 2008 la quattordicesima

Da luglio 2008 l’aumento, come prevedeva l’accordo, entrava nella pensione sotto forma di quattordicesima mensilità. L’importo variava in funzione dei contributi versati:

– 336 euro per chi aveva fino a 15 anni di contributi da lavoro dipendente o fino a 18 anni da lavoro autonomo;

– 420 euro per chi aveva oltre 15 anni e fino a 25 anni di contributi da lavoro dipendente o oltre 18 e fino a 28 anni da lavoro autonomo;

– 504 euro per chi aveva oltre 25 anni di contributi da lavoro dipendente e oltre 28 anni da lavoro autonomo.

Questi benefici andarono a una platea di 3.100.000 pensionate e pensionati.

Dal governo Prodi al governo Renzi

Passano quasi dieci anni e, dopo un’estenuante trattativa cominciata a maggio 2016, il 28 settembre dello stesso anno, governo, Cgil Cisl Uil e sindacati dei pensionati Spi, Fnp Uilp firmano una nuova intesa. Il verbale distingue i punti sui quali si è registrata condivisione da quelli d’iniziativa governativa su cui si sono avuti giudizi di non condivisione. Prevede una fase 1 che descrive gli interventi che richiedono la copertura già nella legge di bilancio per il 2017, e una fase 2 in cui verranno affrontati il sistema di indicizzazione delle pensioni e il sistema previdenziale contributivo.

La quattordicesima viene corrisposta in unica soluzione nel mese di luglio ai pensionati, a partire dal 64esimo anno di età, con trattamenti non superiori a un determinato importo. Nel 2016 si ha diritto alla quattordicesima se si posseggono redditi non superiori a 1,5 volte il trattamento minimo Inps, circa 750 euro. Dal 2017 la soglia di reddito è innalzata fino a due volte il trattamento minimo Inps, ovvero circa mille euro. L’importo della quattordicesima viene aumentato del 30 per cento per coloro che già la percepiscono, mentre per i nuovi è corrisposta con gli attuali importi. Le norme che disciplinano il diritto alla quattordicesima restano invariate sia per chi già la riceve sia per quelli che la riceveranno.

I pensionati interessati all’allargamento della platea degli aventi diritto sono circa 1,2 milioni.

Per la definizione dell’entità delle somme viene confermato il meccanismo delle classi di contribuzione per anni.

«Quel giorno – riportano le cronache dei media – tra i protagonisti della trattativa più di qualcuno si è messo il vestito buono, quello delle grandi occasioni. Alla fine arrivano le firme. E come in ogni trattativa difficile la tensione si allenta e tra i sindacalisti e il governo scappa anche qualche sorriso. Si tirano fuori gli smartphone. Il momento merita senz’altro di essere immortalato».

«Erano dieci anni – ricorda il segretario generale dello Spi Cgil, Ivan Pedretti – che non riuscivamo a sottoscrivere un protocollo d’intesa con il governo sulle pensioni. Per la prima volta dopo tanto tempo non si fanno tagli, ma ci sono sei miliardi di euro in tre anni per la previdenza. È un risultato del sindacato e non è di poco conto. Siamo così riusciti a invertire una tendenza fortemente negativa ricominciando a rispondere a chi è più in difficoltà».

«Se si è aperto un tavolo con il governo e se abbiamo sottoscritto questa intesa – continua Pedretti – è perché i lavoratori e i pensionati ci hanno spinto in questa direzione. Ricordo le manifestazioni del 2 aprile 2016 in tutta Italia e ricordo la straordinaria piazza del 19 maggio 2016, a Roma, stracolma di pensionati. Il governo ha dovuto capire che c’era un forte disagio che necessitava di risposte concrete e ha dovuto accettare di sedersi di nuovo al tavolo di confronto con i sindacati. Non per replicare antichi e infruttuosi riti, ma perché ce n’era veramente bisogno».

Dal 2007 al 2016, di cose brutte sulle pensioni ne sono successe molte. Tante le modifiche apportate e tutte approvate senza concertazione. Le uniche volte che sono arrivati dei soldi in tasca ai pensionati si è passati per una trattativa sindacale conclusa con un accordo, così come accaduto nel 2007.

L’intesa del 2016 ha rafforzato ancora di più l’idea che versare i contributi è importante per salvaguardare la previdenza pubblica.