La povertà rischia di bruciare il futuro dei più giovani

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Sono 1,4 milioni, secondo la Caritas, i bambini in povertà assoluta nel nostro paese, su 5,6 milioni di poveri. A una persona che nasce in una famiglia povera potrebbero volerci ben cinque generazioni per uscire dalla condizione di indigenza e raggiungere un livello medio di reddito. E l’anno prossimo la situazione potrebbe essere anche peggiore.

Il rapporto presentato ieri della Caritas è impietoso: nel 2021 i poveri nel nostro paese erano 5,6 milioni (circa 2 milioni di famiglie) e tra questi ci sono 1,4 milioni sono bambini.

Il vero “anello debole” sono proprio i giovani, colpiti da molte forme di povertà messe insieme: la povertà ereditaria, che si trasmette “di padre in figlio”. Occorrerebbero – secondo gli esperti dell’organizzazione – almeno cinque generazioni a una persona che nasce in una famiglia povera per raggiungere un livello medio di reddito. Vi è poi la povertà educativa, tanto che solo l’8% dei giovani con genitori senza titolo superiore, riesce a ottenere un diploma universitario.

La pandemia ha segnato un indubbio spartiacque aumentando il numero assoluto dei nuovi poveri, ma in realtà il vero salto è avvenuto dieci anni prima, nel 2012, quando gli effetti della crisi del 2008 si abbatterono in tutta la loro forza sul nostro paese. Allora la povertà assoluta è raddoppiata, fino a triplicarsi tra bambini e giovani under 34.

Oggi il 14 per cento dei minori vive in condizioni di indigenza. In un editoriale sulla Stampa, è la direttrice dell’Istat Maria Laura Sabbadini, a mettere in guardia dagli effetti perversi di una povertà prolungata: “Deve preoccuparci – ha scritto – . Permanere nella povertà per un bambino è particolarmente grave, perché crea i presupposti per rimanere povero anche da adulto. I processi di esclusione si cumulano nel tempo, aggiungendo svantaggi a svantaggi. Un bimbo povero non riesce a sfruttare tutte le opportunità che si presentano a un suo coetaneo non povero. E così diventa sempre più escluso, suo malgrado. Per questo è fondamentale spezzare il circolo vizioso della povertà, interrompendo la trasmissione intergenerazionale”.

La fotografia scattata dalla Caritas riguarda il 2021. Lecito aspettarsi che l’anno prossimo, a causa dell’inflazione che in genere colpisce di più le fasce deboli della popolazione, l’area del disagio possa aumentare.

L’altra nota di rilievo del rapporto Caritas riguarda la fascia di lavoratori poveri che rischiano di scivolare in povertà assoluta. Il 23,6% di quanti si rivolgono ai Centri di Ascolto sono lavoratori poveri. Tale condizione tocca il suo massimo tra gli assistiti stranieri: il 29,4% di loro è un lavoratore indigente