La parola ai nostri lettori. Il vecchio altruista

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In questi giorni in cui siamo tutti un po’ più soli, alla redazione di LiberEtà stanno arrivando tante lettere, tanti appelli, riflessioni, fiabe, considerazioni. Abbiamo deciso di pubblicare la lettera di un nostro lettore che vive a Rho, in provincia di Milano, Wladimiro Cova. Una riflessione sulla vecchiaia, la solitudine e l’altruismo. 


Con sufficiente realismo non pare improbabile che nei luoghi di soccorso medico sanitario ci si trovi di fronte a una persona sofferente in età avanzata con sintomi virali importanti. Ad uno sguardo più attento il suo volto appare solcato da rughe profonde contornate da una pelle avvizzita, le mani ruvide e callose, unghie irrimediabilmente sbrecciate. Tutti segni indelebili di una vita di lavoro all’insegna della fatica, in ambienti ostili e talvolta insalubri, tali da far risultare il suo stato di salute complessivamente compromesso, di fatto con scarse possibilità di riuscita terapeutica, a fronte di una penuria di dispositivi medici.

Tuttavia quel “vecchio” da sempre ha partecipato in maniera consapevole o inconsapevole a una forma di altruismo sociale, attraverso la fiscalità trattenuta dal suo modesto salario, poi divenuta pensione. Anche grazie a quel denaro è stato possibile implementare reparti di neonatologia intensiva dove vite fragili vengono curate da mani sapienti e amorevoli, manifestando così in modo tangibile quanto discreto il suo affetto sociale. E, ancora, la sua fiscalità altruista ha permesso che nei luoghi deputati si consolidi il sapere medico e infermieristico al servizio della comunità.

La domanda che si impone e interpella l’attuale quadro politico che tale emergenza sanitaria nazionale deve gestire è la seguente: ”quali severi provvedimenti, come ulteriore sforzo di contrasto, per debellare il parassitismo fiscale si intendono adottare affinché tutti partecipino all’edificazione di una reale giustizia sanitaria”? Questo sarebbe un giusto modo per onorare la memoria e il lascito etico di quel “vecchio”.