La pandemia ha fatto crescere il divario tra Nord e Sud

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Speranza di vita, reddito, istruzione, il Mezzogiorno si allontana. In controtendenza il lavoro: mentre l’occupazione al Nord è ancora al di sotto dei livelli del 2019, in alcune province del Sud l’occupazione è aumentata.

Un giudizio contenuto nel rapporto Istat che ha misurato il benessere sui territori, divulgato qualche giorno fa, racchiude il senso complessivo di quello che sta accadendo nella penisola durante e dopo il Covid: “La penalizzazione del Mezzogiorno e il dualismo nord-sud erano e restano chiavi di lettura appropriate per molte e importanti componenti del Bes (l’indicatore del Benessere equo e solidale, utilizzato dall’Istituto per monitorare le condizioni della popolazione su scala territoriale, ndr). Tra il pre e il post pandemia, c’è un chiaro arretramento dei livelli di benessere per la generalità delle province del Mezzogiorno con il conseguente ampliarsi del divario con il Centro-nord”.

I ricercatori dell’Istituto tengono però a precisare che la tendenza generale ha delle eccezioni. Alcuni indicatori come quello che fotografa l’andamento dell’occupazione, rivela che mentre nella maggior parte delle province del Centro Nord colpite dalla prima ondata di pandemia non si sono mai raggiunti i livelli del 2019, alcune province del Mezzogiorno stanno conoscendo una certa dose di dinamismo: ad esempio a Frosinone (+7,6 per cento), Enna (+4,9), Lecce e Nuoro (+3,5 p.p.). All’opposto, importanti eccezioni si osservano a Sassari (ancora 4,3 punti in meno), Campobasso (-3,9 p. p.), Brindisi e Siracusa (oltre 2 punti in meno).

La speranza di vita. Per quanto riguarda l’attesa di vita, si amplia la distanza tra Nord e Mezzogiorno, arrivando nel 2021 a 1 anno e 7 mesi di vita media in più nel Nord. La speranza di vita alla nascita totale scende, infatti, nel Mezzogiorno a 81,3 anni nel 2021, con una riduzione di 6 mesi rispetto al 2020 che si aggiungono ai 7 mesi già persi nel 2020 rispetto al 2019, mentre si attesta a 82,9 al Nord, con un recupero di quasi un anno rispetto al 2020.

I dati vanno però contestualizzati e considerati rispetto all’impatto diversificato della pandemia – fanno notare i ricercatori. “Molte aree del Nord-ovest, particolarmente colpite dalla prima ondata pandemica e che avevano perso nel 2020 molte posizioni in termini di ranking, recuperano notevolmente nel 2021. La provincia di Bergamo, ad esempio, recupera nel 2021 quasi completamente i circa 4 anni di speranza di vita alla nascita persi nel 2020” .

Al contrario, molte province del Mezzogiorno, che nel 2020 avevano in alcuni casi guadagnato mesi di vita, nel 2021 arretrano di molte posizioni essendosi trovate maggiormente esposte alle conseguenze della pandemia. È il caso della provincia di Trapani. In altri casi, invece, il peggioramento emerso nel 2020 prosegue e si amplifica nel 2021, come nella provincia di Campobasso che ha perso circa 1 anno nel 2020 e un ulteriore anno e 4 mesi nel 2021.

La formazione. Il “gradiente territoriale” rimane molto forte a svantaggio del Mezzogiorno. In 17 province del Mezzogiorno (fanno eccezione quelle della Basilicata, dell’Abruzzo e del Molise) più del 60% di studentesse ha competenze numeriche inadeguate contro una quota che non arriva al 30% a Sondrio, Belluno e Lecco.

I confronti di genere evidenziano lo svantaggio delle ragazze: le studentesse che hanno competenze numeriche non adeguate sono il 45,8% contro il 41,6% dei coetanei maschi.

Il benessere economico. Nel 2020, a fronte di un valore medio nazionale di 20.658,10 euro, il reddito nella provincia di Milano (29.631,40 euro) è 2,7 volte quello di Vibo Valentia (10.828,90 euro), rispettivamente prima e ultima nella distribuzione.

La differenza tra le aree del Paese è netta: nessuna provincia del Centro o del Nord occupa la coda della distribuzione, in cui invece si concentrano tutte le province meridionali ad eccezione di quelle abruzzesi. Nel primo anno di crisi da Covid-19 il reddito si è ridotto di quasi il 6% a livello nazionale, più per le donne (-6,7%) che per gli uomini (-5,6%). La flessione ha riguardato, senza alcuna eccezione, tutte le province italiane, ma è stata mediamente più contenuta al Nord (-5%) e decisamente più severa al Mezzogiorno (-8%).