Ivan Pedretti: il nostro sindacato che guarda al futuro

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La relazione del segretario generale ha aperto i lavori del XXI Congresso dello Spi. Gli anni difficili che sono alle nostre spalle e quelli del cambiamento che sono davanti a noi. I valori e le proposte  dell’organizzazione dei pensionati della Cgil

Quattro anni complessi, quelli trascorsi dal congresso del 2019 a quello che si è aperto oggi a Verona. Quattro anni ripercorsi dal segretario generale dello Spi Cgil Ivan Pedretti nella sua relazione introduttiva per poi allargare lo sguardo al presente e al futuro: il futuro del sindacato e della sua unità, certo, ma anche (soprattutto) quello della nostra società e del mondo: le guerre, il clima, le nuove generazioni, l’invecchiamento attivo, la non autosufficienza, la salute e il mercato del lavoro, la questione salariale e quella meridionale, la difesa e lo sviluppo dei valori costituzionali, i rapporti con il governo della destra e con la (buona) politica.

Qui pubblichiamo ampi stralci della relazione di Ivan Pedretti.

ANNI DIFFICILI. I quattro anni trascorsi dal 2019 a oggi sono stati densi di grandi avvenimenti. La pandemia ha scosso la società, ha tolto certezze e sicurezze nel sistema delle protezioni sociali, ha interrotto socialità, ha determinato conflitti, ridotto la partecipazione alla vita sociale e culturale, ha separato famiglie e spezzato le relazioni sociali. Tutto sembrava sospeso. Un dolore immenso ha attraversato il Paese.

Dopo lo sconcerto, l’insicurezza e la confusione le persone, i medici, gli infermieri, gli assistenti sociali, le organizzazioni del volontariato hanno saputo reagire con forza e determinazione, formando una larga e potente rete di solidarietà.

Voglio ricordare le centinaia di migliaia di persone che ci hanno lasciato e dare un grande abbraccio ai loro cari, molti dei quali non hanno potuto portare loro un ultimo saluto.

Lo SPI nel periodo pandemico ha perso oltre trentacinquemila iscritti, compagni, compagne, amici e amiche di tante battaglie, di lotte e conquiste. È con immenso dolore che porgiamo loro il nostro ultimo saluto.

SINDACATO E SOCIETÀ. Il sindacato, da parte sua, ha reagito con nuove forme di tutela per i lavoratori e le lavoratrici, protocolli di intesa con governo e imprese per evitare licenziamenti, allargando la cassa integrazione. Le leghe dello Spi, insieme all’Auser, sono stati punti di riferimento per centinaia di migliaia di persone sole.

Milioni di persone hanno continuato a lavorare, nonostante il dilagare del virus, e senza clamore hanno salvato il paese dal caos, dal rischio di un collasso produttivo e sociale.

Questo significa essere sindacato di interesse generale: rappresentare i bisogni dei cittadini che lavorano, ma anche gli interessi generali di cittadinanza, delle persone anziane, fragili e sofferenti, ma anche dei giovani.

LA SANITÀ FERITA. La pandemia ha mostrato la fragilità del nostro sistema di protezione sociale nel punto più delicato: il rapporto di prossimità con le persone.

Il costante ritrarsi del sistema di servizi sociosanitari dal territorio ha determinato un’incapacità del sistema nel corrispondere ai bisogni della popolazione, creando insofferenza, insostenibili liste di attesa, disfunzioni, aumento dei costi.

Tutto ciò ha reso il cittadino sfiduciato nei confronti del servizio pubblico. Non bastano più solo i grandi ospedali di eccellenza, ma serve una sanità di prossimità diffusa nel territorio.

UN MONDO INQUIETO. La pandemia ha reso esplicita l’interdipendenza delle persone, la loro mobilità, la loro connettività nel pianeta.

Nuovi e profondi cambiamenti si stanno addensando nel mondo. Si è aperto un conflitto tra i diversi modelli di governo, stanno aumentando regimi dittatoriali, autarchici, teocratici e antidemocratici.

L’attacco al palazzo del parlamento degli Stati Uniti da parte dei seguaci di Trump rappresenta chiaramente questo scontro, dimostra l’insofferenza della destra populista verso le forme della democrazia partecipata. La messa in discussione dell’esito elettorale da parte dei sostenitori di Bolsonaro in Brasile rappresenta la stessa faccia della medaglia.

UNA QUESTIONE DEMOCRATICA. Nel nostro paese, per la prima volta della storia repubblicana, c’è al governo una rappresentanza politica antitetica ai valori costituenti. Gli eredi della repubblica di Salò, sconfitta dalla democrazia e dalla Resistenza, siedono sugli scranni più importanti dell’Italia democratica. Hanno vinto le elezioni sull’onda politica del sovranismo nazionale, ma anche grazie all’incapacità della sinistra di rappresentare i cambiamenti e le condizioni di milioni di lavoratori e lavoratrici, di pensionati e pensionate.

La destra ha iniziato la sua politica di divisione del paese: da una parte con l’autonomia differenziata, la teorizzazione di nuove gabbie salariali e di differenti sistemi di istruzione; dall’altra, proponendo il presidenzialismo, per indebolire il ruolo della democrazia partecipata e di fatto rafforzare i poteri del premier. Noi ci opporremo a questo disegno.

L’attacco squadrista alla sede della Cgil nazionale e, non ultima, l’aggressione squadrista agli studenti del liceo Michelangiolo, è la rappresentazione del dualismo della premier, che passa dalla formale solidarietà alla copertura di quei movimenti sostenuti politicamente dal partito di Fdi.

UNA CONFERENZA DI PACE. Governi teocratici, illiberali e violenti, come l’Afghanistan, l’Arabia saudita, l’Iran impongono il credo religioso, comprimono ogni forma di diritto e di libertà.

La guerra di occupazione da parte della Russia, e le oltre sessanta guerre distribuite nel mondo rappresentano l’ancestrale idea di ridefinire confini, poteri attraverso la forza, bandendo ogni forma di cooperazione pacifica tra i popoli.

Questa guerra va contrastata con forza, attraverso la diplomazia, la democrazia, la pace come forma avanzata di governo e di partecipazione popolare.

Il movimento sindacale deve poter fare di più. Noi proponiamo alla Cgil di farsi promotrice di una conferenza europea e mondiale di tutti i sindacati a sostegno della pace, prevedendo una grande manifestazione europea nei prossimi mesi, affinché il 2023 possa essere l’anno della pace.

La stessa politica degli Stati Uniti non aiuta il percorso diplomatico. Gli Stati Uniti stanno usando la Nato per ricostruire nuove alleanze capaci di negoziare la fine del conflitto come superpotenza. Un gioco pericoloso che porta il pianeta vicino a una nuova guerra mondiale.

UN’EUROPA PIÙ FORTE. La cenerentola in questa scacchiera geopolitica è l’Europa, incapace di una rappresentanza unitaria. L’Europa avrebbe dovuto avere un sussulto di orgoglio e svolgere un ruolo di mediazione diplomatica autonoma sia nei confronti della Russia sia verso gli Stati Uniti.

Serve un’Europa unita capace di guidare la Nato, forte di un proprio esercito di difesa. Una federazione di Stati con una politica fondata sulla pace e sulla coesistenza pacifica tra i popoli. Rilanciare il sogno europeo in tempo di guerra è un dovere politico. È la risposta più alta alle spinte nazionaliste e separatiste.

Questo non significa negare a un popolo aggredito la necessità di difendersi, ma vanno comunque ricercate le soluzioni diplomatiche e costruite alleanze internazionali capaci di indebolire gli invasori.

UN SINDACATO PIÙ AUTOREVOLE. Il movimento sindacale europeo è chiamato a svolgere un ruolo guida nel sostenere un’azione di pace che unisca tutti i lavoratori e parli agli Stati affinché cessi il fuoco. Oggi più che mai c’è bisogno di un sindacato europeo, che abbia poteri negoziali e contrattuali, per una grande riforma delle protezioni sociali che rappresenti i diritti del lavoro e di cittadinanza. Un salario minimo europeo, un sistema di tutela della salute per tutti i cittadini, una riforma che affronti l’invecchiamento della popolazione e la non autosufficienza, un nuovo welfare capace di ridurre le diseguaglianze.

I GRANDI CAMBIAMENTI. Il XXI congresso nazionale dello Spi Cgil si colloca in una fase densa di trasformazioni: cambiamenti sociali, innovazione tecnologica, robotica, nuove forme di comunicazione, intelligenza artificiale, inquinamento, cambiamento climatico, mondializzazione dell’economia e della finanza, dissesto idrogeologico.

Tutto ciò sta mettendo a dura prova la coesione, le forme della rappresentanza sociale e politica. Siamo di fronte a un mondo in costante trasformazione, che necessita di nuove regole sovranazionali per rappresentare i diritti fondamentali delle persone. Per queste ragioni abbiamo il compito di ricostruire un nuovo e diverso sistema di protezione sociale.

L’INTERESSE GENERALE. Il titolo del nostro congresso (l’interesse generale) rappresenta l’idea di un sindacato che ha l’ambizione di tenere insieme i diritti del lavoro con quelli di cittadinanza nella società. E questo interesse generale tiene conto di vari aspetti: la complessità delle trasformazioni, la necessità di riformare lo Stato sociale in rapporto ai cambiamenti demografici e del lavoro, la rappresentanza per riorganizzare la partecipazione sociale, politica e sindacale, la comunità che rappresenta l’appartenenza, l’identità, ma anche l’unità del paese.

INVECCHIAMENTO E DENATALITÀ. L’invecchiamento della popolazione e la denatalità sono le facce di una stessa medaglia che chiedono una seria e rigorosa riflessione sulle politiche di protezione sociale. Il nostro welfare mostra grandi difficoltà di fronte alle trasformazioni sociali e produttive dettate dalle innovazioni tecnologiche. L’invecchiamento però non è solo cronicità, ma anche un’opportunità, una risorsa per la società. Rispondere ai bisogni dell’invecchiamento significa sviluppare un nuovo sistema di protezione che consenta alla persona di prevenire cronicità rimanendo a casa propria.

Guardare la società con occhi attenti all’invecchiamento significa rigenerare le case, i quartieri, adattarli ai nuovi bisogni della popolazione, riaprire i negozi di prossimità, creare aree sociali comuni.

LA LEGGE PER LA NON AUTOSUFFICIENZA. Ma un paese civile deve rispondere anche agli aspetti degenerativi dell’invecchiamento, che portano la persona a perdere autonomia e che comportano vere e proprie sofferenze fisiche e psicologiche. Una società moderna non può affrontare il tema della non autosufficienza con gli strumenti del passato. Da 15 anni sosteniamo la necessità che questo paese debba dotarsi di una legge nazionale sulla non autosufficienza sostenuta finanziariamente dall’insieme della collettività. Ciò significa rivedere le strutture di cura, di assistenza, di accompagnamento al fine vita. La legge sulla non autosufficienza deve rappresentare una vera e propria riforma a carattere nazionale e territoriale. Le case di cura e le Rsa devono trasformarsi in raccordo con le case di comunità e garantire la presa in carico della persona sia sul versante sanitario sia su quello socioassistenziale. È una battaglia di principio che il sindacato ha sempre sostenuto e che oggi si trova nel piano nazionale, ma che rimane tutta da realizzare.

La proposta di legge sulla non autosufficienza è stata presentata in Parlamento e troverà sicuramente la nostra azione. Il governo Meloni sostiene che questo disegno di legge sia un patto con gli anziani, in realtà con questo governo non c’è stato nessun patto: la legge deriva da un lavoro e da una forte azione di mobilitazione, di sensibilizzazione politica promossa e sostenuta quasi in solitudine dal sindacato unitario dei pensionati. A questo governo non è venuto in mente di ascoltare i sindacati dei pensionati, che rappresenta oltre cinque milioni di iscritti, ha agito per conto proprio senza confronti.

La premier deve smettere di imbrogliare le carte. Il testo di legge è il lavoro del governo precedente, i cui ministri Andrea Orlando e Roberto Speranza, assieme ai sindacati dei pensionati, a Livia Turco, al professor Pavolini, al professor Cristiano Gori e al Patto per la non autosufficienza, hanno concorso a realizzarla.

LE NUOVE GENERAZIONI. La denatalità rappresenta l’altra questione delle politiche sociali. Una società che invecchia e senza crescita della popolazione giovanile non ha futuro. Occorre guardare al tema generazionale come una scelta strategica per sostenere il paese. Occorre una politica di investimento verso le nuove generazioni a sostegno di una riforma dell’istruzione che riprenda a essere ascensore sociale per tutti i ragazzi e le ragazze al di là della loro estrazione sociale.

LA QUESTIONE IMMIGRAZIONE. Va affrontata la tematica dell’immigrazione. Il pianeta oggi ha superato gli otto miliardi di abitanti, una crescita che nel tempo compromette la terra e la sostenibilità ambientale. Il fenomeno migratorio può rappresentare per il futuro la risposta alla nostra denatalità, ma occorre uno sforzo culturale notevole e una politica di inclusione sociale alta. La mobilità dei popoli è il frutto della nuova mondializzazione, della ricerca di un proprio spazio nel mondo.

LA QUESTIONE CLIMATICA. Il cambiamento climatico è un altro fenomeno che determina la crisi del rapporto con l’uso della terra e delle sue risorse. Servono una nuova consapevolezza e una nuova responsabilità. Noi non possiamo applaudire il movimento giovanile Fridays for future (il venerdì per il futuro) e poi lasciare le cose come stanno. È necessaria una svolta epocale, che coinvolga anche il nostro sindacato, affinché si affermi un nuovo modello di sviluppo in grado di essere compatibile con l’ambiente.

Affrontare il tema del cambiamento climatico significa rimodellare la società e i suoi valori nei diversi stili di vita di milioni di persone, significa una nuova frontiera della contrattazione collettiva, territoriale e sociale. Affrontare il tema della rigenerazione urbana e del recupero delle aree interne significa attivare grandi investimenti, nuove occasioni occupazionali, nuove professionalità.

IL MERCATO DEL LAVORO. Siamo anche di fronte a una trasformazione del mercato del lavoro, che vede da un lato piattaforme internazionali e imprese globali, e dall’altro una diffusione di piccole e medie imprese, partite Iva, lavoro autonomo, contratti a termine, a chiamata, a tempo, part-time involontari, lavori saltuari, lavori spesso sottopagati. Le nuove generazioni non meritano trattamenti simili, che li rendono insicuri del loro futuro e li spingono appena possono ad andare all’estero e a offrire la loro intelligenza e conoscenza ad altri paesi.

È necessario ricomporre questi lavori frammentati e diffusi nel territorio, provando a ridare dignità al lavoro, attraverso un nuovo e diverso sistema contrattuale, attraverso un contratto universale dei diritti minimi per tutti i lavoratori e le lavoratrici a carattere confederale, una ricomposizione delle filiere produttive, un salario adeguato alle diverse professionalità, una ridefinizione degli orari. Infine, occorre definire un nuovo livello di contrattazione territoriale e sociale a carattere generale per il governo condiviso della domanda e dell’offerta.

La risposta ai bisogni e ai diritti del lavoro trasformato è il rafforzamento contrattuale confederale. È necessaria una grande riforma del sistema contrattuale e della rappresentanza, in grado di ricomporre i nuovi e diversi lavori del terzo millennio. Il sindacato confederale non può sottrarsi al compito che i cambiamenti hanno imposto, per evitare forme corporative che sappiamo essere foriere di divisioni tra lavoratori forti e deboli, a discapito dei secondi.

La questione salariale è una centralità. Oggi è necessario che la nostra contrattazione rappresenti la flessibilità come valore, pagandola di più e garantendo gli stessi diritti degli altri lavoratori. Dobbiamo riconsiderare le pratiche contrattuali che privilegiano forme di decontribuzione e defiscalizzazione, che nel tempo possono ledere l’universalismo dei diritti partendo proprio dal diritto alla salute e a una pensione dignitosa.

Va affrontata una seria riflessione sull’andamento dei fondi integrativi sanitari e provare a convogliarli nel sistema universale. Lo Spi non vuole condizionare le politiche contrattuali, ma rappresentare i rischi che la nostra azione sindacale si ripercuota sulle persone più deboli, in particolare sulle nuove generazioni.

RIFORMA DEL WELFARE E DEL FISCO. La stessa questione della rigenerazione urbana presuppone un sindacato più marcatamente confederale, perché rigenerare un centro urbano presuppone un concerto di interventi.

L’idea è quella di affrontare il tema del welfare come ricomposizione sociale di fronte alle rotture determinate da queste grandi trasformazioni. Pensiamo che sia necessaria una grande stagione di riforme per ridurre le disuguaglianze che si sono allargate in questi difficili anni di transizione.

La madre di tutte le riforme è quella fiscale. Il tema del fisco e la sua ridefinizione deve rappresentare un grande sforzo per tutto il sindacato. Un fisco più giusto, più equo deve essere raggiunto attraverso un incremento del gettito, di una lotta senza quartiere all’evasione fiscale.

LA QUESTIONE MERIDIONALE. Il tema del Sud, e delle diverse peculiarità delle aree del Sud, sta al centro dello sviluppo innovativo del paese. Occorre un forte investimento per ricostruire le filiere delle protezioni sociali, partendo dai servizi sanitari, per l’infanzia e per le persone anziane.

Il Sud può essere anche la frontiera di investimenti sull’innovazione tecnologica, che significa contrastare le mafie, offrendo opportunità alle nuove generazioni. Presidiare il territorio significa insediare strutture sociali, servizi pubblici, attività produttive dignitose per le persone e soprattutto per i giovani.

L’AVANGUARDIA FEMMINILE. L’inizio del nuovo secolo è rappresentato da molteplici movimenti, da nuove ribellioni, dalla richiesta di diritti fondamentali per le persone. Tali movimenti sono guidati quasi esclusivamente da donne. È una vera e propria rivoluzione che, come un fiume carsico, riemerge con più forza e determinazione. Nel terzo millennio la violenza di genere è anacronistica, rappresenta le paure, le insicurezze e le debolezze dei maschi. È necessario uno sforzo culturale. Parità di diritti, di reddito, di opportunità; condivisione, fare insieme, ascoltare; pace; differenza di genere, di sesso, di condizione, di autonomia del proprio corpo, economica: sono alcuni concetti spesso usati dalle donne e che gli uomini ignorano. Per questo abbiamo lanciato l’idea delle “pietre di inciampo” per ogni femminicidio, come monito per ricordare un fenomeno da combattere.

RICOSTRUZIONE DELL’UNITÀ DEL PAESE. Il paese da anni vive una profonda crisi della rappresentanza politica, ma anche sociale e dei corpi intermedi. Una politica miope ha rinunciato a rappresentare la complessità della società. Il riconoscere soltanto le rappresentanze particolari, corporative, spesso lobbistiche ha indebolito il tessuto della rappresentanza generale, storicamente incardinata dal sindacato confederale. L’avere indicato il sindacato come uno strumento vecchio e superato ha dato l’idea che bastava il rapporto diretto tra il capo e il cittadino. L’arroganza di questa politica ha portato non soltanto instabilità, ma anche frammentazione sociale, separazione dai corpi intermedi. Nel paese è prevalsa la cultura dell’io anziché quella del noi. L’Italia è divenuta il territorio delle rotture, delle separazioni territoriali, della disparità. Ricostruire l’unità del paese è compito della buona politica, che torni a parlare di inclusione, solidarietà, impegno civile, partecipazione. Una politica ancorata ai valori costituenti, in grado di rappresentare le differenze, di non esasperare le rabbie, le divisioni, ma di essere soggetto di crescita, orientamento e indirizzo. Una politica degli investimenti e non degli affari, una politica della moralità e non della compromissione, che parli al paese e ascolti le persone con umiltà e pazienza.

LA BUONA POLITICA. Bisogna ritornare al valore del voto come diritto di partecipazione. Occorre ridare a tutte le fasce sociali la possibilità di impegnarsi in politica, di concorrere a rappresentare in Parlamento la propria appartenenza sociale. Aprire le porte alla buona politica significa dare l’opportunità a tutti di concorrere con gli stessi strumenti.

I partiti devono avere un ruolo di formazione, orientamento, partecipazione, smettendo di essere solo comitati elettorali, sradicati dalla vita reale delle persone che vogliono rappresentare.

BISOGNO DI SINISTRA. La sinistra ha il dovere di ricomporre la propria rappresentanza, partendo dalla sua missione fondamentale: rappresentare il lavoro, le condizioni di milioni di lavoratori e di pensionati, che si sentono abbandonati.

La sinistra deve cambiare, pensare al futuro, rappresentare un nuovo sogno da realizzare insieme alle nuove generazioni, ridare speranza in un mondo di opportunità, di progresso, di diritti. Di fronte al progetto di divisione sociale avanzato dalla destra, con l’autonomia differenziata e il presidenzialismo, la sinistra deve unirsi e pensare al futuro del paese.

La sinistra guardi alla sua storia, a quanto è stata grande per affermare i diritti di milioni di persone.

C’è bisogno di nuova idealità, di valori, di diritti, di protezioni sociali universali, di una società meno diseguale, di una politica onesta. La sinistra torni tra la gente con umiltà e con un forte progetto unitario: solo così potrà sconfiggere questa destra.

Giuseppe Di Vittorio nel suo primo intervento in Parlamento disse: «Io rappresento i cafoni e ne sono orgoglioso». Questo è il tema principale della sinistra: calarsi nella vita delle persone umili, bisognose, chiedendo loro di partecipare, perché c’è bisogno della loro intelligenza e del loro impegno.

Il paese ha bisogno di sinistra, di un campo democratico e progressista, che rappresenti le persone e offra loro una società più giusta e solidale. Noi che siamo perennial vorremmo ancora sognare, per i nostri figli e nipoti.

IL RUOLO DELL’AUSER. Negli ultimi anni sono cresciute forme di attività solidali, si è sviluppato un volontariato attivo. La nostra Auser è in campo da tempo nel sostenere azioni, attività sociali e culturali che rispondono alla società dell’invecchiamento attivo, ma anche rappresentando le diverse fragilità sociali. Oggi il terzo settore è chiamato a confrontarsi con le istituzioni, con le comunità locali sui temi della programmazione e della coprogettazione sociale, assumendo un ruolo importante nel rapporto con le persone.

È importante che questa evoluzione e queste scelte vengano affrontate in profondità, comprendendo che il ruolo del nostro sindacato è indissolubilmente legato a quello dell’Auser dalla scelta di rappresentare oltre i diritti del lavoro quelli più complessi e articolati di cittadinanza.

Ripensare la nostra rappresentanza è anche questo. I cambiamenti sociali, economici e produttivi ci obbligano a cambiare. Insieme possiamo farlo rafforzando la nostra idea di comunità. Lo Spi e L’Auser sono due facce della stessa medaglia. Per questo il processo di integrazione deve trovare forme innovative di concertazione e di rappresentanza condivisa.

LE PECULARIETÀ DELLO SPI. Il nostro sindacato si deve confrontare con processi di forte scomposizione della rappresentanza, storicamente incardinata nel sistema fordista e taylorista delle grandi imprese. Un problema che riguarda il rapporto tra la funzione contrattuale, rispetto al diritto inviolabile della persona, e il raccordo tra contrattazione e diritti di cittadinanza. È in questo contesto che si determina il ruolo generale del sindacalismo confederale. La peculiarità del sindacato pensionati è la forma più alta di rappresentanza generale. La nostra rappresentanza è di cittadinanza, non riguarda una specificità di settore, ma è complessiva, abbraccia tutta la persona, con tutti i suoi bisogni individuali e collettivi. Per questo è essenziale un serio approfondimento sul rapporto tra sindacato dei pensionati e confederazione. Un intreccio che prima di essere organizzativo è politico. Il ruolo dello Spi è inevitabilmente legato a quello della Cgil e la Cgil ha nello Spi la sua funzione prioritaria della rappresentanza di cittadinanza.

Sostenere che lo Spi possa essere associato al governo confederale può sembrare una semplice provocazione, ma è una riflessione alta sui cambiamenti. Pensare allo Spi come a una semplice categoria verticale è un errore strategico, proprio perché il sindacato dei pensionati è da tempo un sindacato a carattere generale, come affermava Bruno Trentin:

 

«Una più attenta rappresentanza delle diversità e la ricerca democratica di mediazioni e di solidarietà più sostanziali fra queste diversità. Il primo esempio che mi viene alla mente riguarda la necessaria trasformazione di quella straordinaria esperienza costituita dal sindacato pensionati italiani, che malgrado il suo nome, non ha più nulla a che fare con un sindacato di settore. Lo Spi non è stato infatti, soltanto un’importante innovazione organizzativa.

«La sua natura trasversale – proseguiva Trentin – gli ha permesso di riunire, di mobilitare milioni di donne e uomini intorno a grandi obbiettivi politici di riforma dello stato sociale e della società civile e gli ha permesso, soprattutto, di dare un senso e uno scopo alla vita di tante persone che la società tende a emarginare nei ghetti della terza età. Nessuna organizzazione di categoria sarebbe riuscita a tanto: a costruire, cioè, un movimento militante di questa portata, che ha saputo tenere alta la bandiera del sindacato generale, anche negli anni più difficili; quando, cioè, lo Spi era pressoché l’unica fra le grandi strutture della Cgil, capace di mobilitare grandi masse, e di riportare, sul campo, con una forte politica unitaria, successi tangibili nel miglioramento dei trattamenti pensionistici, nell’assistenza ai lavoratori anziani, nella conquista di nuovi servizi sanitari, culturali, formativi e organizzativi del tempo libero. Conquiste che sono divenute patrimonio di tutto il movimento sindacale.

«Lo Spi – concludeva Trentin – che ha saputo costruire e promuovere autonomamente le sue associazioni volontarie di intervento nella società civile come l’Auser può e deve assumere oggi, nella Cgil, il ruolo che gli spetta: quello di una grande unione o federazione dei lavoratori anziani, affiliata alla Cgil; capace sia di rappresentare, anche nelle sue diverse articolazioni professionali e di provenienza, la grande forza dei pensionati, sia di esercitare non solo un proprio potere di contrattazione ma, anche un diritto effettivo di consultazione preventiva sulle scelte contrattuali di tutte le organizzazioni di categoria della nostra confederazione, quando coinvolgano direttamente o indirettamente gli interessi, presenti e futuri dei suoi rappresentati».

Oggi siamo di nuovo di fronte a un processo di invecchiamento del gruppo dirigente e alla crescita politica del sindacato dei pensionati, cosa che deve interrogare tutti su come associare compiutamente questo al governo della confederazione, senza conventio ad excludendum.

Io penso che anche per il nostro sindacato sia opportuno aprire gli organismi alla partecipazione di rappresentanze delle categorie degli attivi. Guardare al futuro evitando paure e difficoltà dettate dai cambiamenti è compito di un gruppo dirigente che ha l’obiettivo comune di rafforzare il ruolo generale della Cgil.

I NOSTRI VALORI. Per guardare al futuro occorre aver ben saldi i nostri valori, i nostri ideali. La nostra organizzazione è piena di dirigenti che hanno fatto la storia di questo paese. Giuseppe Di Vittorio, Agostino Novella, Luciano Lama, Bruno Trentin, Vittorio Foa, il cattolico Achille Grandi, i socialisti Oreste Lizzadri e Bruno Buozzi hanno ricostruito le basi del sindacalismo confederale, dopo la soppressione dei sindacati da parte di Mussolini. È a loro che dobbiamo la nostra natura di rappresentanza generale fondata sulla natura progressista e di sinistra del sindacato italiano. La storia della Cgil è radicata in quella parola, “sinistra”, il cui significato, prima ancora che essere politico, è sociale, rappresenta il mondo del lavoro, le lotte per i diritti.

La Cgil è di sinistra perché rappresenta i valori di uguaglianza, solidarietà, giustizia sociale, inclusione, opportunità, realizzazione, diritti del lavoro, di cittadinanza, unità, democrazia, libertà.

I GUASTI DELLA DESTRA. La sinistra rappresenta valori che sono alternativi a quelli della destra che ci governa. Che dimostra di essere classista, privilegiando le fasce più alte della società e favorendo un’evasione fiscale diffusa. Che colpisce le fasce medie delle pensioni bloccando la rivalutazione di fronte a un’inflazione che taglia redditi e pensioni. Che toglie il reddito di cittadinanza, privando milioni di poveri di un sostegno dello Stato. Che rimette in discussione i diritti delle donne. Che limita il diritto di ragazzi e ragazze a stare insieme in luoghi comuni. Che sostiene come il Movimento sociale italiano abbia contenuto il terrorismo fascista e stragista degli anni Settanta e riportato quella fascia di estremismo di destra dentro le istituzioni. Essere di sinistra, quindi, è profondamente diverso che essere di destra: per i valori incardinati nella Costituzione e nel nostro sindacato.

LA RAPPRESENTANZA. Non c’è solo una crisi della rappresentanza politica, ma anche di quella sociale, che coinvolge noi e le controparti imprenditoriali. Credo che noi tutti, Cgil, Cisl, Uil, Spi, Fnp, Uilp, abbiamo il dovere di ripensare alla nostra funzione di rappresentanza, consapevoli che separati non sapremo corrispondere ai bisogni di chi rappresentiamo. Le fughe in avanti rischiano di rafforzare un’idea corporativa della rappresentanza confederale, oppure una rappresentanza puramente rivendicativa. È solo attraverso i valori fondativi del sindacalismo confederale che è possibile rappresentare al meglio i bisogni e i diritti di milioni di persone che ancora oggi pongono la fiducia in noi. Noi abbiamo la necessità di ricostruire l’idea e la funzione del sindacalismo confederale alla luce dei grandi processi di trasformazione che stanno avvenendo.

PROPOSTE CONCRETE. Vogliamo infine proporre alcune azioni prioritarie a Fnp e Uilp, alle confederazioni, ma anche al mondo del volontariato e dell’associazionismo.

1) Una larga manifestazione di pensionate e pensionati europei a sostegno della pace, contro la guerra di aggressione della Russia nei confronti dell’Ucraina.

2) Un ulteriore impegno unitario per realizzare concretamente la legge sulla non autosufficienza. Abbiamo raggiunto un primo obbiettivo, ora bisogna renderla cogente e far sì che non rimanga un testo senza le necessarie risorse.

3) La rivendicazione di un sistema sanitario pubblico e universale contro ogni forma di privatizzazione della salute. Una grande vertenza nazionale per riportare il servizio sanitario vicino alle persone, soprattutto a quelle più fragili, facendo del tema delle liste di attesa una questione nazionale, e per la realizzazione dell’integrazione sociosanitaria, attraverso un rinnovamento e una funzione inclusiva del ruolo delle Rsa e delle case di riposo.

4) Un’azione per l’equiparazione del trattamento fiscale tra lavoratori e pensionati e la certezza del diritto alla rivalutazione delle pensioni.

5) Una grande mobilitazione nazionale per contrastare i progetti di presidenzialismo, che riduce le funzioni democratiche del Parlamento, e di autonomia differenziata che riduce i diritti di cittadinanza e aumenta le disuguaglianze tra i diversi territori del paese. Una grande manifestazione a sostegno di un’Italia unita, una repubblica indivisibile che dia a tutti i cittadini pari diritti, pari protezioni e pari opportunità.

UNO SGUARDO AL FUTURO. Nel segretario della Cgil ho trovato sempre un interlocutore che, anche nei momenti difficili, ha saputo ascoltare, e con il quale ho un rapporto leale improntato al riconoscimento reciproco delle nostre idee e azioni. Auspico che il processo unitario della Cgil costruito in questi quattro anni prosegua e si rafforzi, anche dentro la giusta dialettica.

La Cgil è un importante presidio democratico, diffuso su tutto il territorio, la dimostrazione che si può stare tra la gente, ascoltarne i bisogni e i problemi e provare a risolverli.

Ma occorre dare alle persone un nuovo progetto di società, mettendo al servizio del territorio tutte le nostre strutture: delegati e delegate, leghe Spi, Federconsumatori, Auser, Sunia, in rapporto con Arci, Anpi, associazionismo e volontariato territoriale. Alziamo lo sguardo al futuro, rappresentiamo il cambiamento e combattiamo le ingiustizie, i soprusi, le diseguaglianze. Abbiamo bisogno della passione, dell’intelligenza, del cuore generoso di tutti, vecchi e giovani. Torniamo tra le persone e diciamo loro: «La Cgil è con voi, vi ascolta e insieme a voi cambieremo questa società. Alto il pugno della lotta con lo sguardo verso il futuro».