Iran. La testimonianza di Raha fuggita da Teheran per non finire in prigione

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Immagine di pikisuperstar su Freepik

“Donne Vita Libertà”. Sono le parole del canto di liberazione che anima le proteste delle donne iraniane e di tutto il mondo dopo l’assassinio, a opera della polizia, di Masha Amini, “colpevole” di non indossare correttamente il velo. Ospitiamo la testimonianza di una giovane donna che, come tante altre, è dovuta fuggire da Teheran per non finire in prigione. Il suo vero nome, ovviamente, non può essere rivelato

Un’altra donna assassinata. Quando ho saputo che Mahsa Amini era stata uccisa dalla polizia della moralità, il 16 settembre 2022, il mio primo pensiero è stato: «Hanno assassinato un’altra donna». A questo punto della nostra vita, la maggior parte degli iraniani ha rivissuto l’identica storia centinaia di volte. Ma non avevo idea che questa volta le prime proteste si sarebbero trasformate in un movimento così vasto.

Un nome, una parola d’ordine. Mahsa aveva solo ventidue anni quando è stata fermata e arrestata per aver indossato il velo in modo “scorretto”, mentre era in un parco di Teheran insieme a suo fratello. Nei giorni successivi, lo slogan “Mahsa, il tuo nome diventerà una parola d’ordine” ha iniziato a essere scritto sui muri ed è risuonato nei canti a Teheran e a Saqqez, la città natale di Mahsa, in Kurdistan. Lo slogan “Donne, vita, libertà” si è diffuso rapidamente nella maggior parte delle città iraniane, e da lì in tutto il mondo. Sui social network, le proteste si sono evolute nell’hashtag #MahsaAmini.

Una battaglia continua. Gli ultimi quarantatré anni sono stati una continua battaglia tra le donne iraniane e il regime islamico e patriarcale che controlla ogni aspetto della nostra vita. Un regime che, dopo la rivoluzione del 1979, non è stato eletto dal popolo con un suffragio democratico. Da allora, le ragazze dall’età di sei anni sono costrette per legge a indossare il velo a scuola. Donne e ragazzine ritenute “immodeste” vengono rinchiuse dalla polizia in centri di rieducazione. Qui sono oggetto di abusi verbali e talvolta fisici, e trattenute fino a quando un componente della loro famiglia non consegni loro abiti “appropriati”.

Uniti per la stessa causa. Dopo la rivoluzione islamica, si sono affermati diversi movimenti a favore dei diritti umani e delle donne, la maggior parte dei quali però è finita con migliaia di morti. Ma quella in corso è la più grande protesta per i diritti e contro la violenza sulle donne finora mai vista. Alcuni la definiscono una rivoluzione femminista. In tutto l’Iran, persone di ogni etnia, età e genere cantano insieme nelle piazze, e le donne sono in prima linea nelle manifestazioni. Le proteste non sono agli ordini di un leader o di un’organizzazione, ma tutti i manifestanti combattono per la stessa causa. Molti attivisti, giornalisti, studenti e cittadini sono stati rapiti con la forza dalle strade e dalle loro case e portati in luoghi sconosciuti. Alle loro famiglie non viene fornita alcuna informazione sulle loro condizioni. Il regime iraniano ha interrotto internet per limitare le comunicazioni, sia a livello nazionale sia internazionale.

Il paese nel cuore. Anni fa, io stessa, come tante altre donne, sono dovuta fuggire dal mio paese per ottenere il rispetto dei diritti umani fondamentali: la libertà di vestire come voglio, di andare dove voglio e di dire e scrivere ciò che penso. Ma anche se noi esuli abbiamo lasciato l’Iran, l’Iran non ha lasciato i nostri cuori. Queste proteste ci danno finalmente la forza di sognare di poter tornare a casa, di sperare in un futuro migliore quando tutti gli iraniani saranno uguali agli occhi della società e della legge.

La solidarietà del mondo. In molti paesi, le donne non godono di tutti i diritti umani fondamentali. Per questo motivo così tante donne nel mondo si sono riunite per sostenere il movimento di protesta in Iran. Molti artisti, persone note, intellettuali, attivisti e, soprattutto, i cittadini hanno dimostrato il loro sostegno. Molte donne si sono tagliate i capelli e molti iraniani e non iraniani hanno aderito a manifestazioni spontanee in tutto il mondo. Nonostante ciò, si sente la mancanza di iniziative politiche da parte dei leader internazionali.

Tanta strada resta ancora da fare. Il popolo iraniano sollecita le persone di ogni paese a essere la sua voce e a far crescere la consapevolezza su ciò che sta accadendo alle donne in Iran. È importante condividere i post delle attiviste sui social media, partecipare alle proteste e scandire il nome di Mahsa Amini. Qualsiasi iraniana avrebbe potuto essere vittima della medesima violenza. Mahsa non è la prima donna a morire per mano della polizia e non sarà l’ultima finché non avremo conquistato un cambiamento profondo. La polizia della moralità, infatti, non è l’unica forza in Iran a sostenere idee patriarcali e violente. C’è ancora molta strada da fare per trasformare valori culturali e sociali e princìpi legislativi. Ma la nuova generazione di iraniani è pronta a combattere per il cambiamento e a creare un nuovo Iran in cui “donne, vita e libertà” possano essere celebrate.

La testimonianza di Raha è tratta dal numero di novembre 2022 di LiberEtà