In Europa, gli italiani sono tra i cittadini con la maggiore aspettativa di vita, subito dopo gli spagnoli. Tuttavia, se analizziamo l’invecchiamento in buona salute, il nostro paese scivola al sesto posto, a causa delle problematiche legate alla gestione delle fragilità e ai costi per l’assistenza sanitaria. A livello regionale, in Veneto, su circa 1 milione e 170 mila persone over 65, circa metà (600.000, secondo i dati della relazione sociosanitaria regionale) è affetta da una o più malattie croniche, tra cui diabete, ipertensione, malattie cardiovascolari e respiratorie.
Il vero tema che ci attende nei prossimi anni è proprio come ridurre il divario tra l’aspettativa di vita e quella vissuta in salute. Una sfida che coinvolge le istituzioni locali, le aziende sanitarie, ma anche ogni singolo cittadino. Una sfida che può essere vinta principalmente attraverso la prevenzione, che deve essere promossa e sostenuta da piani finanziati adeguatamente, cosa che purtroppo, oggi, non avviene in maniera sufficiente.
Questi sono i temi centrali emersi dal convegno “Vivere a lungo, vivere bene”, organizzato dai sindacati dei pensionati Spi Cgil, Fnp Cisl e Uilp Uil del Veneto, in collaborazione con l’associazione Happy Ageing, che si è tenuto il 29 ottobre a Mestre. In questa occasione, è stato lanciato un appello alla futura Giunta regionale: avviare il tanto atteso tavolo di confronto tra Regione e sindacati per affrontare i temi legati alla popolazione anziana, con una visione complessiva e strategie integrate, piuttosto che continuare con interventi frammentati e poco efficaci.
La sfida dell’invecchiamento e della prevenzione
Il convegno ha visto l’intervento di esperti del settore, tra cui la professoressa Stefania Maggi, ricercatrice del CNR e presidente di EICA (European Interdisciplinary Council on Ageing), e il professor Michele Conversano, specialista in medicina preventiva e presidente del Comitato Scientifico di Happy Ageing. Entrambi hanno analizzato le politiche di prevenzione necessarie per un invecchiamento sano, sia in termini di comportamento individuale che di interventi istituzionali.
La professoressa Maggi ha sottolineato come la popolazione over 65 non possa essere considerata un blocco omogeneo, ma piuttosto un gruppo molto eterogeneo, che richiede politiche di prevenzione e assistenza differenziate e multidimensionali. «Secondo l’Oms, un invecchiamento in buona salute si ottiene in due modi: creando ambienti favorevoli che favoriscano l’autonomia degli anziani e combattendo l’ageismo, la discriminazione legata all’età», ha spiegato. Inoltre, ha ribadito l’importanza di comportamenti salutari, come una dieta equilibrata, l’esercizio fisico regolare e la socializzazione, che sono fondamentali per il benessere a lungo termine.
Il professor Conversano ha poi illustrato come l’80% della spesa sanitaria pubblica venga destinata alla gestione delle malattie croniche. «Investire nella prevenzione consente di ottenere risparmi significativi – ha affermato – ogni euro speso in prevenzione genera un ritorno di 14 euro». Prevenire le malattie croniche non solo riduce la pressione sul sistema sanitario, ma anche i costi privati che le famiglie devono sostenere per la cura dei propri cari.
Anche se la spesa pubblica in sanità è notevole, una ricerca del Fasi (Fondo assistenza sanitaria integrativa) ha rivelato che solo una piccola parte dei fondi (circa il 4%) è destinata alla prevenzione, mentre la maggior parte è indirizzata ai servizi di cura e riabilitazione. Un tema rilevante trattato durante il convegno è stato quello del piano vaccinale per gli anziani (influenza, Covid, pneumococco, herpes zoster e DTP), che, sebbene sia uno strumento fondamentale di prevenzione, richiede un’accurata campagna informativa per contrastare la disinformazione che è dilagata negli ultimi anni.
La prevenzione come priorità: le richieste dei sindacati
Durante il convegno, i sindacati dei pensionati del Veneto hanno ribadito la necessità di un piano concreto per la prevenzione, sottolineando come l’ageismo sia uno dei maggiori ostacoli al benessere degli anziani. Le segretarie generali Nicoletta Biancardi (Spi Cgil), Tina Cupani (Fnp Cisl) e Debora Rocco (Uilp Uil) hanno commentato: «La discriminazione basata sull’età non solo emargina gli anziani, ma contribuisce anche alla solitudine e all’isolamento, soprattutto tra le donne anziane».
L’obiettivo, secondo i sindacati, è quello di garantire che gli anziani possano vivere in modo attivo e sentirsi parte integrante della società. E quando si trovano in una condizione di fragilità, il sistema sociosanitario pubblico deve essere in grado di offrire il giusto supporto. Una delle richieste principali riguarda l’aggiornamento del Piano di prevenzione, che scade quest’anno, e l’apertura di un tavolo di confronto con la Regione Veneto per affrontare questi temi in modo trasparente ed efficiente.
Anche i Comuni sono visti come un attore cruciale in questo processo, poiché il confronto diretto con le istituzioni può essere fondamentale per negoziare politiche di salute e benessere più adeguate. Inoltre, il supporto delle Ulss (unità locali socio-sanitarie) potrebbe giocare un ruolo determinante nel migliorare l’implementazione delle campagne vaccinali e nell’offrire servizi più mirati agli anziani.
La sfida per il futuro non è solo quella di garantire una vita lunga, ma anche di assicurarsi che gli anziani possano vivere bene, in salute e con dignità. Investire nella prevenzione è la chiave per ridurre i costi sanitari e migliorare la qualità della vita di tutti. La società, le istituzioni e le singole persone hanno la responsabilità di lavorare insieme per garantire che l’invecchiamento non sia solo una questione di anni, ma di benessere e autonomia.










