Campi della legalità. L’assemblea dei volontari Spi Cgil e l’impegno dell’antimafia sociale

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L’hanno chiamata assemblea dei volontari dei campi della legalità ma ciò che è accaduto all’iniziativa promossa dallo Spi Cgil con l’Alta scuola Spi Luciano Lama il 5 e 6 novembre a Spino d’Adda e a Milano, prima all’interno di un bene confiscato e poi nella storica camera del lavoro del capoluogo lombardo, è stato molto di più. Insieme alle centinaia di volontari pensionati giunti da tutta Italia per fare il punto della situazione sulla stagione dei campi promossi da Libera, Arci e altre associazioni del terzo settore, che da oltre dieci anni in estate li vede protagonisti insieme a migliaia di ragazze e ragazzi nel portare gratuitamente il loro aiuto per una settimana all’interno dei beni gestiti da associazioni e cooperative, c’erano infatti tutti i protagonisti di quello che può essere definito il mondo dell’antimafia sociale. Una vera e propria comunità capace di dare vita a due giorni davvero densi di appuntamenti e momenti analisi, confronto e soprattutto proposte concrete. Fatta di esponenti di cooperative e associazioni che hanno in gestione beni tolti ai mafiosi, rappresentanti delle istituzioni, dirigenti dell’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata (Anbsc), docenti e ricercatori universitari, studiosi di mafia, sindacalisti che contrastano le mafie nei campi agricoli e nei cantieri per tutelare i diritti e la sicurezza di lavoratrici e lavoratori. Fatta di giovani della rete degli studenti medi e dell’Unione degli universitari. Di politici e di profondi conoscitori dei complicati meccanismi di legge che regolamentano la gestione dell’immenso patrimonio – dalle ville ai gioielli, dai soldi alle aziende, dalle azioni alle macchine agricole e di lusso – che lo Stato ha potuto confiscare alla criminalità organizzata. Grazie alla legge, conosciuta come legge Rognoni-La Torre, approvata nel 1982 e costata la vita a Pio La Torre ex segretario Cgil, che l’aveva fortemente invocata, e alla legge numero 109 del 1996, frutto della raccolta di un milione di firme di cittadini promossa da Libera con la partecipazione di decine tra associazioni, sindacati e partiti, che da quasi trent’anni consente di riutilizzare i beni confiscati a scopi sociali, trasformandoli da simboli del malaffare a risorse per la comunità, come asili, case di accoglienza, centri culturali e molto altro.

L’assemblea nazionale in Lombardia è cominciata proprio con una visita in un bene confiscato. Oggi porta il nome di Tenuta terre e libertà ed è frutto, riporta il libro La tenuta terre e libertà di Spino d’Adda. Un’esperienza collettiva che ne racconta la storia, «di un’azione collettiva dove ognuno per la sua esperienza, capacità, caparbietà sta dando il suo contributo affinché il bene confiscato possa essere restituito alla comunità».

«La sua storia – ha ricordato Claudia Carlino, segretaria nazionale Spi Cgil, avviando il programma dell’iniziativa – è la stessa di tante realtà, da Nord a Sud dell’Italia. E in ognuna di esse il terzo settore, così come lo Spi Cgil, anche se tra tante difficoltà stanno trasformando dei simboli di mafia in simboli del bene comune. In queste realtà crea lavoro rispettoso dei diritti dei lavoratori, si danno risposte ai bisogni di una collettività attraverso la creazione di nuovi servizi, si fa politica intesa come azione per il benessere di tutti. Attraverso la partecipazione ai campi, il Sindacato dei pensionati promuove uno spazio politico di confronto e di elaborazione sui temi dell’antimafia sociale, si prende cura dei beni confiscati e soprattutto ha creato un forte legame con le nuove generazioni, a partire dal suo ruolo di custode della memoria e della cultura della legalità contro le mafie. Ma l’impegno dello Spi non si limita alla partecipazione ai campi. La sua è una azione continua che prevede iniziative sindacali e rivendicazioni politiche. Costruisce inoltre continui momenti di confronto, di progettualità e diviene soggetto attivo nella lotta alle mafie. Sostiene la rete di comunità, sottoscrive patti di legalità, realizza progetti».

Dopo i saluti del sindaco di Spino d’Adda Enzo Galbiati, e Daniele Gazzoli, segretario generale Spi Cgil Lombardia, il primo incontro, moderato da Fulvio Fammoni, Alta scuola Spi Cgil Luciano Lama, affrontava il tema Mafie contemporanee e cultura della legalità. Giuliano Benincasa, assegnista di ricerca presso il Dipartimento di scienze giuridiche dell’Università di Bologna, ha ricordato come i legami tra le mafie e l’eversione hanno segnato non solo la storia italiana per decenni ma in qualche modo, vedi la realtà delle curve negli stadi di calcio e anche di altri sport, la segnano anche oggi. Marcello Ravveduto, docente di Digital public history, Università di Salerno ha avvertito che si continua a guardare le mafie con gli strumenti di trenta anni fa. La necessità è invece quella di costruire una contronarrazione proprio quando le mafie non solo operano nel darkweb vendendo armi e droga ma controllano anche il territorio digitale dei social. Sono diventate un network, ricercano una legittimazione sociale e in questa “mafiosfera” ci fanno conoscere come vivono.

Dura la denuncia di Antonio Di Franco, segretario generale Fillea Cgil che rappresenta i lavoratori dell’edilizia. «La mafia – ha affermato – fornisce servizi favorita in questo dalla mancanza di manodopera e di liquidità. Tre milioni di lavoratori a tempi pieno in Italia lavorano in nero, pagati con soldi contanti, una distorsione che produce disastri e che grazie alla legge Bossi-Fini sfrutta i lavoratori stranieri.

Nel secondo appuntamento, moderato da Carla Pagani, dipartimento legalità e politiche giovanili Spi Cgil, si è discusso invece su come Rigenerare il territorio attraverso i beni confiscati. A questo proposito Mario De Pascalis, segretario della lega Spi Cgil di Milano centro storico ha parlato del progetto “Riusiamoli” che interessa cinque tra le più grandi città italiane e ha l’obiettivo di destinare beni confiscati idonei alla funzione di studentati e di centri di aggregazione sociale per giovani. Per Alessio Maganuco, camera del lavoro di Cremona, comitato di sostegno al bene confiscato Tenuta terre e libertà, l’esperienza pilota del bene confiscato a Spino d’Adda è stata pedagogica per la provincia di Milano e dintorni. «Oggi – ha detto – il 90 per cento dei beni confiscati è nella pancia dei Comuni che adesso possono emanare i bandi di assegnazione». Simona Ronchi, direttrice della sede secondaria di Milano dell’Anbsc, ha aggiornato sulla situazione dei beni confiscati in tutto il Nord Italia. Sono migliaia e crescono, a dimostrazione che a poco è servito far finta che le mafie al Nord non ci fossero. Chiara Sacchetto, dell’associazione piemontese Acmos, ha invece raccontato l’esperienza di gestione di due beni confiscati. Due cascine, diventate oggi spazi di educazione alla cogestione. La notizia vera e propria è arrivata però nel corso dell’intervento di Tatiana Giannone, ufficio di presidenza di Libera, settore beni confiscati. Ha ricordato che dopo l’approvazione, trenta anni fa, della legge numero 109 del 1996, oggi 1.132 soggetti del terzo settore hanno ricevuto in gestione dei beni confiscati. Oggi sono strumenti di welfare, inclusione, restituiscono una visione del territorio, ma hanno bisogno di sostegno. «Per questo ­– ha annunciato – il 14 novembre, nel corso del forum sui beni confiscati annunceremo il ritorno nelle piazze. L’obiettivo sarà raccogliere le firme perché il governo destini a chi gestisce i beni confiscati una parte dei cinque miliardi di euro sottratti ai mafiosi, raccolti ora nel Fondo unico di giustizia».

A Milano, ad aprire la mattinata dei lavori il saluto e i ringraziamenti a volontari della segretaria generale dello Spi Cgil, Tania Scacchetti. «I campi sono spazi concreti», ha detto. «Luoghi di incontro tra generazioni per creare alternative ai modelli mafiosi. Il riutilizzo dei beni rimette al centro il rispetto delle persone e delle regole. La mafia che non spara sembra un fenomeno lontano nel tempo ma è proprio adesso che sta contaminando di più troppi settori nel nostro paese».

È in gioco la natura della nostra Repubblica e della nostra Costituzione, hanno invece affermato dagli esperti che hanno partecipato all’incontro Giustizia e normativa antimafia. Le riforme pericolose, moderato da Maddalena Oliva, vicedirettrice Il Fatto Quotidiano.  «Il governo è allergico ai controlli – ha osservato Stefano Celli, esponente di magistratura democratica – e c’è il rischio è che con questa riforma il pubblico ministero possa essere sottoposto al controllo del ministro della Giustizia». Il responsabile politiche della legalità della Cgil nazionale, Alessio Festi ha precisato invece che sindacato e lavoratori sono interessati a questa riforma. «Se passa, non saremo tutti uguali dinanzi alla legge». Per Stefania Pellegrini, professoressa ordinaria in Sociologia del diritto e mafie e antimafia, dipartimento di scienze giuridiche, Università di Bologna. «Il governo – ha osservato – si occupa di mafia solo per smantellare il codice antimafia. Vuole privatizzare i beni confiscati, ma il risultato è che stanno ricompattando il movimento antimafia».

«In parlamento si parla di Costituzione e l’aula è vuota – ha affermato Enza Rando, senatrice del Partito Democratico. «Quando un governo vota per ottanta volte la fiducia vuol dire che il parlamento non conta più nulla. Si respira un clima autoritario. Non hanno il coraggio di cancellare leggi. Preferiscono intervenire al loro interno per indebolirle e renderle di fatto inapplicabili».

Voci dai campi è stato il titolo dell’ultimo panel moderato da Luca Ianniello, dipartimento legalità e politiche giovanili Spi Cgil. Un  momento per chi i campi li crea, li gestisce, ci lavora e lotta per farli sviluppare, ha ricordato Ianniello prima di dare voce  alle testimonianze di volontarie e volontari e alle esperienze di gestione dei campi della legalità raccontate da Alfio Curcio, amministratore delegato cooperativa Beppe Montana, Stefano Facci, segreteria provinciale Spi Cgil Verona, Claudio Persiani, presidente circolo Arci La Tarantola, di Rotondella (Mt), Gaetano Salvo, referente settore E!state Liberi! di Libera, Ilaria Santangelo, studentessa e partecipante di E!State Liberi!.