Il “tempo sospeso” della quarantena visto dagli studenti

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Come hanno vissuto l’esperienza e quali insegnamenti hanno tratto dall’isolamento dovuto alla pandemia, gli adolescenti che frequentano la scuola? Sono le domande attorno a cui ruota una indagine dello Spi Cgil, dal nome piuttosto eloquente di“Tempo sospeso” e che ha coinvolto gli studenti di sette istituti medi superiori della città di Genova.

La ricerca ha il merito di guidarci passo passo nella comprensione dello stato d’animo dei nostri ragazzi di fronte all’emergenza sanitaria, ma anche le relazioni e le attese al cospetto un evento imprevisto che ha stravolto la vita di milioni di ragazzi, costretti a restare per un lungo periodo di tempo lontani dalla scuola e dagli amici.

Ansia, paura, ma anche un riscoperto senso della famiglia e la consapevolezza che la nuova normalità sarà differente dal passato, sono alcune delle indicazioni che arrivano dalla ricerca.

Promossa dal Dipartimento benessere dello Spi CGIL di Genova e ideata da Piero Repetto, responsabile dei rapporti con le scuole, con Riccardo Camisasca, psicologo del lavoro, l’inchiesta è stata realizzata somministrando un questionario con 35 domande chiuse e sei aperte a 284 studenti (di età compresa tra i 15 e i 18 anni), che frequentano quattro licei e tre istituti professionali e tecnici della città.

Il rapporto completo sarà presentato – nelle intenzioni dei due ideatori – a settembre, con una pubblicazione e l’avvio di un laboratorio con gli studenti intervistati.

La ricerca. Entrando nel merito dell’indagine, scopriamo che più della metà degli interpellati ha vissuto con profondo malessere la quarantena, con sentimenti che variano dall’ansia alla paura, alla frustrazione per quello che stava accadendo.

Ma l’isolamento e l’incertezza hanno spinto molti giovani a riscoprire il valore delle relazioni familiari, in un età in cui il rapporto con la famiglia è solitamente più problematico.

Il 38 per cento delle ragazze e dei ragazzi intervistati affermano di aver trovato in questo particolare momento il legame più importante nella famiglia. Seguono quanti – il 25 per cento del totale – continuano a guardare all’amicizia come il legame più solido, e da un 15 per cento che ritengono entrambe importanti.

Interessante anche la percezione di quello che sarà il futuro dopo la quarantena: il 55 per cento degli intervistati spera che la “nuova normalità” ritorni ad essere come quella precedente all’emergenza sanitaria, anche se con una maggiore consapevolezza degli errori passati.

Una parte consistente (36 per cento) ritiene invece che la futura normalità sarà inevitabilmente diversa rispetto a quella presente, una differenza che potrebbe riflettersi in un peggioramento oppure in un miglioramento della qualità della vita.

Giovani più consapevoli. Quello che molti studenti sembrano però aver acquisito è la consapevolezza del legame tra pandemia e cambiamenti climatici e la necessità di mantenere per l’avvenire abitudini e stili di vita che, durante le prime fasi dell’emergenza, hanno determinato un seppur lieve miglioramento ecologico.

Il 65 per cento degli studenti e delle studentesse ritiene infatti che per migliorare il clima sarà necessario cambiare i propri comportamenti, anche a livello individuale. Solo il 17 per cento ha espresso la mancanza di motivazione a cambiare il proprio stile di vita.

«I risultati di questa indagine – osserva Repetto – inducono a un moderato ottimismo: consapevolezza, responsabilità, un nuovo senso dei valori famigliari e della socialità, la riscoperta della lettura, della piacevolezza di spostarsi a piedi, un’accentuata attenzione ai beni comuni, sembrano segnali incoraggianti».

Per il responsabile del progetto, la considerazione generale che si può trarre dalla ricerca è riassumibile in uno slogan: «non possiamo avanzare verso il futuro dandogli la schiena con lo sguardo rivolto al passato».

«Le vite dei nostri ragazzi e ragazze, così come le nostre, – continua – saranno segnate da questa esperienza dove ci si salva solo come organizzazione collettiva e non come singolo individuo».

L’auspicio è che «il ‘nulla sarà come prima” non diventi sinonimo di nuove disuguaglianze ma di ricostruire, partendo da ciò che abbiamo vissuto, un nuovo modello di società, di tutele e occasioni di lavoro, di vivibilità climatica, di comportamenti e stili di vita, di spazi comuni e abitativi».