giovedì 23 Maggio 2024
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La musica al tempo del coronavirus. Una nota tira l’altra #5

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La musica al tempo del coronavirus. Una nota tira l’altra #5

Quando comincia “l’età contemporanea” in cui stiamo vivendo? Molti storici la fanno partire dalla Rivoluzione Francese del 1789. E anche noi vogliamo partire da lì, o quasi, proponendovi di ascoltare oggi La marsigliese come fosse, anch’essa, una musica che apre una nuova epoca. Sicuramente un’epoca di libertà, fraternità e uguaglianza. Ci sono molte storie e molti paradossi sull’inno nazionale francese. A partire dal fatto che fu un monarchico a comporre questo “Canto di guerra” nell’aprile del 1792, Claude Joseph Rouget de Lisle. Che non fu scritto a Marsiglia ma a Strasburgo. L’autore si salvò più tardi dalla ghigliottina solo perché aveva composto l’inno repubblicano per antonomasia.
Se ne trovano su YouTube moltissime versioni. Noi ve ne proponiamo una in cui le note della Marsigliese sembrano improvvisamente uscire da suoni disordinati di trombe e tamburi militari. Altrimenti, se volete emozionarvi, ascoltate la versione di Édith Piaf.
Anche questo inno, che non piaceva molto a Napoleone, ha una struttura doppia (pur se coloro che lo cantano spesso se ne dimenticano): prima i versi dicono “Marciate” e “Formate i vostri battaglioni” al popolo. Poi il popolo risponde convinto “Marciamo” e “Formiamo i nostri battaglioni”. Altra cosa da notare (più tecnica ma altrettanto significativa) è che il verso “Aux armes, citoyens” (Alle armi, cittadini) che ci coinvolge ancora, è così esplosivo e trascinante perché l’autore lo ha fatto precedere da due versi in tonalità minore.
La Marsigliese è stata ripresa in molte musiche sinfoniche (tra cui l’Ouverture 1812 di Ciaikovskij) e molti film (tra cui Casablanca).
Ascolta il brano

Per riprendere e concludere il capitolo degli inni nazionali, non possiamo non richiamare – senza nessuna possibile nostalgia – l’inno nazionale dell’Urss di Aleksandr Vasil’evič Aleksandrov, scelto personalmente da Stalin nel ’43 in sostituzione dell’Internazionale. In piena guerra antinazista, Stalin aveva deciso che era necessario dare un nuovo inno all’Armata rossa che aveva appena vinto la battaglia di Stalingrado e iniziava a inseguire l’armata tedesca fino a collocare la bandiera sovietica sul Reichstag a Berlino.
È considerato ancora oggi uno degli inni più belli del mondo ed è ancora oggi l’inno nazionale russo, seppure con parole diverse da quelle del passato. È singolare notare che le parole dell’inno furono molte volte riscritte, a seconda dei cambiamenti politici in Russia, sempre dalla stessa persona: Sergej Vladimirovič Michalkov che creò la prima versione staliniana del testo, la seconda dopo la morte di Stalin e, ormai ottantasettenne, anche l’attuale versione commissionata da Putin. Tra le innumerevoli versioni ne abbiamo scelta una “classica” e piena di patriottismo sovietico, dalla seconda guerra mondiale alla corsa nello spazio (da Lenin a Gagarin).
Ascolta il brano

Rubrica a cura di Gaetano Sateriale