Fine vita. Una legge per scegliere

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L’Italia – nonostante le sentenze della Corte costituzionale – non ha ancora una normativa sul fine vita. Le proposte del governo e della maggioranza viaggiano in direzione contraria ai princìpi e alle indicazioni della Consulta. Ne abbiamo discusso con Filomena Gallo, segretaria dell'”Associazione Luca Coscioni”

Avvocata Gallo, cos’è che non va nel disegno di legge della maggioranza all’esame del Senato?

«Non va bene nulla, perché ha un’impostazione che si scosta completamente dalle sentenze della Corte costituzionale che hanno individuato i criteri sui quali il Parlamento deve basare le sue scelte. Dal disegno di legge emergono aspetti problematici: innanzitutto, l’assolutizzazione del diritto alla vita senza richiamo all’autodeterminazione terapeutica. Se la vita diventa un dovere non sono più libera. Poi: l’esclusione del servizio sanitario dalla procedura di verifica delle condizioni della persona malata e dall’assistenza. E ancora: l’obbligatorietà delle cure palliative come condizione di accesso, trasformandole in un trattamento sanitario obbligatorio. Si stabilisce, inoltre, che la persona debba essere tenuta in vita da trattamenti sostitutivi di funzioni vitali che è cosa diversa dai trattamenti di sostegno vitale indicati dalla Corte costituzionale. Il disegno di legge prevede che la malattia irreversibile determini sofferenze fisiche e psicologiche, mentre la Corte ha scritto «fisiche o psicologiche». Differenza non da poco perché si aggiunge un ulteriore requisito e si va oltre la sentenza della Corte».

Quali sono le indicazioni della Corte?

«La “sentenza Cappato” prevede che la persona sia capace di assumere scelte libere e consapevoli, che va oltre la capacità di intendere e di volere. Che sia affetta da patologia irreversibile che produce sofferenze fisiche o psicologiche. Che sia mantenuta in vita da trattamenti di sostegno vitale e che le verifiche siano effettuate dal servizio sanitario. Quindi, persona correttamente informata sul proprio stato, sul percorso della malattia e sulle possibilità di cura e verifica che abbia assistenza e la sua scelta sia consapevole e libera».

Cos’altro ha stabilito la Consulta?

«Ad esempio, il parere del comitato etico competente che valuta situazioni di fragilità. La Corte ha dato centralità al diritto all’autodeterminazione della persona in determinate condizioni e pertanto se sussistono quelle condizioni, accertate dal Servizio sanitario nazionale, l’aiuto non è punibile. Invece, il disegno di legge istituisce un comitato di nomina governativa, escludendo il servizio sanitario. La Corte ha scritto con chiarezza che il legislatore deve attenersi al giudicato costituzionale e le Asl devono dare a esse pronta applicazione. Nessuna legge può andare contro le sentenze della Corte costituzionale. Il testo di fatto cancella il diritto all’aiuto medico alla morte volontaria, restringendo drasticamente i criteri di accesso in violazione della Costituzione e delle sentenze della Corte. Se questo disegno di legge fosse approvato procederemo affinché sia dichiarato incostituzionale».

Quali requisiti dovrebbe avere una buona legge?

«Deve partire dalle sentenze della Consulta e prevedere pieno rispetto della scelta della persona in determinate condizioni. Questo significa che una legge deve includere anche persone che oggi non possono esercitare le proprie scelte di fine vita. Pensiamo ai malati oncologici con una prognosi infausta breve, cioè senza più linee terapeutiche. Quel malato sa dal proprio medico qual è l’iter che lo porterà a una morte che può arrivare all’improvviso o gradualmente. Tra i requisiti bisogna inserire la “prognosi infausta” breve in modo che i pazienti oncologici che non hanno trattamenti di sostegno vitale possano decidere sul loro fine vita. E poi ci sono persone che non vogliono o non possono autosomministrarsi il farmaco e chiedono che sia un medico. In questo caso parliamo di eutanasia attiva e deve essere prevista nel nostro ordinamento perché altrimenti sarebbe una legge monca e discriminerebbe in base alla malattia. Nella nostra proposta di legge di iniziativa popolare si parla di aiuto medico alla morte volontaria, sia tramite il suicidio medicalmente assistito sia tramite l’eutanasia attiva. Una buona legge serve a tutti: a chi non vorrebbe mai procedere con una scelta del genere e a chi vuole dire basta quando è in determinate condizioni. La persona deve poter scegliere e agire nella piena legalità, senza percorsi a ostacoli. Questa sarebbe una buona legge, rispettosa della Costituzione, delle sentenze della Corte e del diritto all’autodeterminazione della persona».