Feste di LiberEtà. Tra tra idee, creatività e impegno, proseguono gli appuntamenti nelle città italiane

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Uno sguardo sul futuro, dalla salute alle pensioni, dal tempo libero alla cultura, dalle innovazioni tecnologiche allo  spettacolo, senza, però, perdere di vista  il grande patrimonio rappresentato dalla memoria, quella sorta di dna collettivo senza il quale sarebbe impossibile codificare le complessità che si muovono tra le righe del presente. Sono questi i principali ingredienti che caratterizzano gli appuntamenti con le Feste di Liberetà, promosse in tutta Italia dallo Spi Cgil. Decine di iniziative che hanno preceduto o si sono svolte dopo l’evento nazionale che quest’anno si è tenuto nel mese di giugno, a Milano.

Seguite da migliaia di persone di ogni età, le Feste hanno colorato, nei parchi pubblici e nelle piazze, l’estate di tanti paesi e città. Tra creatività e impegno, gli appuntamenti continuano a susseguirsi.

 

Toscana

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Scelte organizzative, processi partecipativi, nuova linfa per dare voce ai problemi di chi il sindacato rappresenta e ai ceti sociali più deboli. A Pistoia in occasione della Festa di LiberEtà dello Spi Cgil Toscana un confronto dedicato al futuro della rappresentanza sindacale

Un momento di confronto che vuole essere un contributo all’avvio del percorso che porterà al 18° Congresso della Cgil nel 2018.
La riflessione sul sindacato e sul suo futuro è stata al centro, a Pistoia, della 22° Festa di LiberEtà dello Spi Cgil Toscana. Al Teatro Manzoni di Pistoia – davanti a 350 attivisti provenienti da tutta la regione – si sono confrontati, coordinati dalla segretaria generale dello Spi Cgil Toscana Daniela Cappelli, la segretaria generale Cgil Toscana Dalida Angelini e il segretario generale Spi Cgil nazionale Ivan Pedretti.
“Nei prossimi mesi dovremo avere la capacità di fare un grande lavoro di squadra, definire gli argomenti strategici su cui basare la discussione congressuale, garantendo come priorità l’interesse delle persone che rappresentiamo e definendo regole e partecipazione adeguati alle sfide che abbiamo di fronte” ha detto Daniela Cappelli.

E dunque difendere il concetto di confederalità del sindacato e ricostruire il rapporto con gli iscritti (“Bisogna avere il coraggio di sfidare anche noi stessi e la nostra capacità di rappresentanza. Foto Festa LiberEtà_9Dobbiamo chiederci se le nostre politiche contrattuali sono adatte a ricostruire l’inclusione e la solidarietà oppure se ogni vertenza è destinata a riferirsi solo a se stessa, nel tentativo disperato di salvarsi. Dobbiamo rimettere in connessione la contrattazione sociale, i due livelli di contrattazione nel mondo del lavoro e il mondo più generale dei diritti, ripartire dal territorio”); affrontare un percorso di riforma del sistema di welfare tenendo conto delle trasformazioni e dei cambiamenti della società (“Una costante riduzione della protezione sociale crea divisione tra la gente, tra chi sta meglio e chi sta peggio. E se a questo aggiungiamo la spinta migratoria, i rischi di conflitti interni nelle società occidentali sono reali”).

“Bisogna provare a mettere in campo alcune trasformazioni del sindacato – ha detto Dalida Angelini. Qualche anno fa ci siamo detti che dovevamo provare ad affrontare la contrattazione inclusiva, e a oggi non abbiamo alcun tipo di intervento in questo senso. Perché noi lavoriamo a comparti, siamo abituati così. Per quanto riguarda la contrattazione, credo sia stato un errore l’avere trasformato un aumento salariale in welfare, perché così continuiamo ad aprire una divaricazione di non poco conto tra lavoratori, tra chi può e chi no. È una riflessione che dobbiamo cominciare a fare”.
“Bisogna avere nuova visione dei problemi sociali – ha detto infine Ivan Pedretti. Siamo di fronte a grandi mutamenti che bisogna provare a interpretare. La Cgil lo deve fare, così come storicamente ha fatto, già nel passaggio da società contadina a industriale. Il mondo del lavoro è completamente cambiato, non ci sono più le grandi imprese: il sindacato se non si trasforma non rappresenta nessuno. È difficile oggi incrociare le persone. Dobbiamo ridurre le categorie degli attivi, fare categorie più grandi, e bisogna sommare i contratti: fare un contratto unico confederale del lavoro, e poi i singoli contratti. Dobbiamo ribaltare il concetto”.

Foto Festa LiberEtà_2“Crediamo che il sindacato, ma soprattutto la Cgil, di cui lo Spi è parte integrante e fondamentale – ha concluso Cappelli – non può limitarsi ad avere nostalgia per le conquiste passate, ma deve costantemente rimettersi in discussione, e soprattutto non confinare il dibattito ai gruppi dirigenti, ma aprirlo ai rappresentanti nei luoghi di lavoro, nelle leghe e all’intero mondo di chi lavora e di chi il lavoro non ce l’ha e di chi ha concluso la sua esperienza lavorativa, ma continua ad avere una dimensione generale di cittadinanza”.
Al termine della tavola rotonda, sono stati premiati i diffusori di “LiberEtà”, la rivista editata dallo Spi Cgil nazionale e diffusa solo per abbonamento; nata da una intuizione di Giuseppe Di Vittorio, che volle dare vita a uno strumento di informazione per i pensionati, quest’anno spegne 60 candeline. La Festa è proseguita nel pomeriggio allo spazio “La Cattedrale” (area ex Breda) con la manifestazione pubblica conclusa dal segretario generale dello Spi Cgil nazionale Ivan Pedretti che ha visto la partecipazione di circa 1200 persone provenienti da tutta la Toscana.

 

 

 

 

Lombardia

giochiDal 18 al 22 settembre, prende il via la fase finale della 23° edizione dei “Giochi di LiberEtà 2017”. Un appuntamento che nel corso dell’anno richiama migliaia di senior appassionati di sport, pittura, fotografia, scultura, poesia, racconti, giochi da tavolo e ballo. Le finali dell’edizione 2017 si disputano a Grado, in Friuli (Il programma).

 

 

 

Abruzzo

La palestra di Castel Del Giudice (Isernia) gremita di pensionati per la festa di LiberEtà dell’Abruzzo e Molise. È la terza iniziativa svolta il 10 settembre a conclusione di un ciclo di appuntamenti che hanno interessato anche Castel di Sangro (in provincia di Aquila il 22 luglio) e Celenza sul Trigno (provincia di Chieti il 2 settembre). Di grande attualità i temi trattati che vanno dall’idea di rilanciare lo sviluppo delle zone interne come volano della crescita nazionale (di cui hanno parlato Antonio Iovito e Lino Gentile) alle nuove opportunità che si aprono nell’agricoltura col bisogno crescente di alimentazione naturale per accrescere il benessere delle persone.

 

Friuli Venezia Giulia

Di pensioni si è parlato il 12 settembre a Trieste, nel corso della Festa di Liberetà, l’appuntamento annuale organizzato anche in Friuli Venezia Giulia per promuovere il mensile dello Spi.

Ospiti d’onore, Cesare Damiano, presidente della commissione lavoro della Camera dei Deputati, e Ivan Pedretti, segretario generale del Sindacato pensionati Cgil

L’iniziativa, che ha avuto inizio inizio alle 9.30 nel centro convegni del Terminal passeggeri di Trieste, in Molo IV, si tradotta in un confronto sul tema “Lavoro, previdenza, welfare e giovani: i problemi del presente, le sfide del futuro”.

L’occasione è servita anche per aggiornare la platea sull’andamento del tavolo aperto tra governo e sindacati sul tema delle pensioni, dall’adeguamento dell’età pensionabile alla rivalutazione degli assegni, al varo dell’Ape volontario, dato per imminente ma ancora fermo al passo in attesa della pubblicazione del decreto attuativo e delle convenzioni con banche e assicurazioni. Al dibattito, dal segretario regionale dello Spi Ezio Medeot, oltre a Pedretti e Damiano, hanno preso parte anche i segretari generali della Cgil Friuli Venezia Giulia e di Trieste, Villiam Pezzetta e Michele Piga.

 

Puglia

oznorLa figura carismatica di Giuseppe Di Vittorio è stata al centro dell’11ª edizione della Festa di LiberEtà, a Cisternino, organizzata dal sindacato dei pensionati (Spi) della Cgil.

In piazza Garibaldi si è preso spunto dal volume curato da G. Bernardo Milano, la raccolta di 150 articoli che Giuseppe Di Vittorio pubblicò sul giornale “La voce degli Italiani”, di cui era anche direttore, tra il 1937 e il 1939, in coincidenza con il suo esilio in Francia.

Il dibattito è stato introdotto dal sindaco della città, Vito Convertini, dopo i saluti affidati al segretario di Lega Spi Cgil di Cisternino, Vito Laghezza.

Ad incrociare riflessioni sugli scritti e agganci con la contemporaneità sono stati il professor Vito Antonio Leuzzi, direttore dell’Istituto pugliese per la storia dell’antifascismo e dell’Italia contemporanea, Gianna Caroli, presidente dell’università popolare UniAuser di Cisternino, il segretario generale della Cgil di Brindisi, Antonio Macchia e il segretario generale dello Spi Cgil Puglia, Gianni Forte, al quale sono state affidate le conclusioni, incentrate sui temi di stretta attualità come l’immigrazione, la crisi del mondo del lavoro, le vecchie e nuove istanze da parte di giovani e pensionati. Il diritto alla salute, al lavoro, a mirate politiche sociali. Nel ruolo di coordinatrice, il segretario generale dello Spi Cgil di Brindisi, Michela Almiento.

Durante la presentazione del volume è stato sottolineato l’obiettivo che ebbe Di Vittorio: parlare della barbarie del regime fascista ai quasi ottocentomila italiani immigrati in Francia, tra cui undicimila esuli e tanti lavoratori presenti nelle fabbriche e nelle campagne transalpine. Un’instancabile attività di denuncia sia dalle pagine del giornale sia attraverso riunioni e comizi che teneva nelle zone dove più erano concentrati i lavoratori emigrati. Una tenace battaglia per la libertà.

Consapevole del ruolo fondamentale della comunicazione per formare le coscienze, Di Vittorio utilizzò la carta stampata per denunciare la gravità di quanto stesse accadendo nel panorama europeo con l’avanzata di Hitler e Mussolini, di quanto fosse a rischio la libertà e l’autonomia di intere popolazioni, e lo fece utilizzando un linguaggio semplice, diretto, comprensibile a tutti. Quella stessa modalità di comunicazione che gli consentì di stabilire un legame forte con migliaia di lavoratori durante la sua intensa attività politico –sindacale. Una dote che insieme alla capacità di ascolto gli permise, da uomo libero da qualsiasi condizionamento partitico, di confrontarsi con i principali esponenti politici di quella difficile fase storica, dai cattolici ai comunisti, nella convinzione che bisognasse essere uniti nella battaglia antifascista, tenendo sempre al centro i valori fondativi: il lavoro, la pace, la libertà, la democrazia.