Coronavirus, fabbriche: cosa prevede il protocollo tra governi e sindacati

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La prosecuzione delle attività produttive sarà possibile solo laddove si potranno assicurare “adeguati livelli di protezione” dei lavoratori. In attesa che i luoghi di lavoro siano messi in sicurezza, le aziende potranno fare ricorso alla cassa integrazione per far fronte alla “riduzione o sospensione delle loro attività”.

È quanto si può leggere nel protocollo siglato sabato mattina tra governo e parti sociali, al termine di una settimana in cui i sindacati erano arrivati a minacciare lo sciopero se il governo non fosse intervenuto per regolamentare attività e le condizioni di sicurezza nelle fabbriche, lasciate fuori dal decreto per il contrasto alla diffusione del coronavirus varato dal governo lo scorso 11 marzo.

Il segretario della Cgil, Maurizio Landini, ha espresso soddisfazione in un’inedita conferenza stampa a distanza, trasmessa su facebook: “Abbiamo fatto un lavoro importante, prima viene la salute e la sicurezza dei lavoratori, perché questa è la condizione per far ripartire la nostra economia. Ora nessuno deve restare solo, nessuno deve esser licenziato”.

Ma cosa prevede il documento sottoscritto da governo e sindacati? Per contrastare il contagio, “unitamente alla possibilità per l’azienda di ricorrere al lavoro agile (lavoro a distanza, ndr) e agli ammortizzatori sociali”, sono incentivate “soluzioni straordinarie”, coniugando “la prosecuzione delle attività produttive con la garanzia di condizioni di salubrità e sicurezza degli ambienti di lavoro e delle modalità lavorative”.

Ecco alcune delle misure:
– Il personale, prima dell’accesso al luogo di lavoro potrà essere sottoposto al controllo della temperatura corporea. Sarà cura del lavoratore che presenta i sintomi simili a quelli evidenziati per il Covid-19 (febbre oltre i 37,5 più altri sintomi) rimanere a casa.
– l’azienda assicura la pulizia giornaliera e la sanificazione periodica dei locali, degli ambienti, delle postazioni di lavoro e delle aree comuni e di svago. In caso di dipendente che abbia contratto il Covid-19, l’azienda dovrà collaborare con le autorità sanitarie per individuare i “contatti stretti”, con le dovute misure di quarantena.
– pulizia a fine turno e la sanificazione periodica di tastiere, schermi touch, mouse con adeguati detergenti, sia negli uffici, sia nei reparti produttivi
– Non è previsto l’obbligo di mascherine per chi non manifesta i sintomi, ma qualora il lavoro imponga, di lavorare a distanza interpersonale minore di un metro e non siano possibili altre soluzioni organizzative è comunque necessario l’uso delle mascherine, e altri dispositivi di protezione (guanti, occhiali, tute, cuffie, camici, ecc…) conformi alle disposizioni delle autorità scientifiche
– si favoriscono orari di ingresso/uscita scaglionati in modo da evitare il più possibile contatti nelle zone comuni (ingressi, spogliatoi, sala mensa) . Dove è possibile, occorre dedicare una porta di entrata e una porta di uscita da questi locali e garantire la presenza di detergenti segnalati da apposite indicazioni.

Limitazioni sono previste anche per l’accesso del personale delle aziende di fornitura. Ad esempio, laddove è possibile, “gli autisti dei mezzi di trasporto devono rimanere a bordo dei propri mezzi e non è consentito l’accesso agli uffici per nessun motivo. Per le necessarie attività di approntamento delle attività di carico e scarico, il trasportatore dovrà attenersi alla rigorosa distanza di un metro”. Sono imposti anche limitazioni all’accesso dei visitatori negli uffici.

Importante la collaborazione dei lavoratori, che nel caso avvertano i sintomi, devono obbligatoriamente avvisare l’ufficio del personale, per permettere l’adozione di tutte le misure di sicurezza necessarie.

Qui tutte le altre misure adottate nel protocollo.