Tre domande sulla prostata

0
949

Ne sono colpiti quasi sette milioni di italiani. Eppure basterebbero tre domande per evitare rischi. Ci spiega perché il professor Vincenzo Mirone.

L’ingrossamento della prostata colpisce circa 6,6 milioni di maschi italiani. Circa la metà dei cinquantenni, il 65 per cento dei sessantenni e l’80 per cento dei settantenni. Percentuali dimezzabili se la malattia fosse affrontata per tempo. Come prevenirla? Basterebbe farsi fare tre domande dal medico: si è alzato almeno due volte a notte nell’ultimo mese per urinare? Durante il giorno ha difficoltà a trattenerla? Ha la sensazione di non riuscire a svuotare la vescica?

Perché le tre domande. «Gran parte dei pazienti – spiega Vincenzo Mirone, professore ordinario della facoltà di medicina dell’università Federico II di Napoli e segretario generale della Società italiana di urologia – considera i disturbi urinari come fisiologici, normali, e sono rassegnati a sopportarli. Si stima che meno del 50 per cento degli uomini che presentano difficoltà urinarie si rivolge a un medico. Questa riluttanza del paziente, legata a imbarazzo, scarsa informazione o paura di un’eventuale soluzione terapeutica chirurgica, suggerisce la necessità che sia il medico a svolgere un ruolo attivo nell’identificare i pazienti con questo problema.

Far emergere in maniera precoce il problema è fondamentale. «Infatti, non solo aiuterebbe a ridurre le complicanze e il numero di interventi, ma migliorerebbe la vita stessa del paziente. Per indagare il problema, prima ancora di effettuare esami più specifici, il medico ha a disposizione il quick prostate test (Qpt), un breve e semplice test di monitoraggio, composto da tre domande che indagano i sintomi urinari». Una risposta positiva a una sola delle tre domande – spiega Mirone – è sufficiente per mettere in guardia il medico sulla possibilità che un paziente sia affetto da questo problema. Si tratta, quindi, di uno strumento estremamente utile per facilitare il dialogo tra medico e paziente sia nella prima visita sia nelle successive visite di controllo, consentendo anche di monitorare gli effetti della terapia».