È autunno e a Pieve Santo Stefano è di nuovo tempo di premi. Come di consueto, infatti, nel borgo toscano in provincia di Arezzo, “capitale” della memoria autobiografica del nostro paese, si rinnova l’appuntamento con il Premio Pieve Saverio Tutino, promosso dall’Archivio diaristico nazionale. Nato nel 1985 da un’idea del giornalista e scrittore Saverio Tutino – che l’anno precedente aveva dato vita anche all’archivio – il premio è giunto alla sua quarantaduesima edizione, consolidando il suo ruolo di presidio della memoria, dei diari privati, delle corrispondenze epistolari, delle storie di “persone comuni” che non vengono mai considerate dalla Storia dei grandi eventi ma della quale costituiscono la trama e l’ordito. Perché i diari di donne e uomini comuni non sono semplici documenti del passato, ma strumenti attraverso i quali guardare e decifrare il presente.
Quarantadue anni, dicevamo, durante i quali l’archivio e il premio hanno accumulato un patrimonio prezioso di memoria e di vita vissuta, fatto di oltre diecimila testi, dai racconti di guerra a quelli di emigrazione, dai racconti di viaggio a quelli di lavoro, dal secolo scorso fino ad arrivare all’epoca contemporanea.
L’edizione 2026 ha come titolo “La Repubblica della memoria (1946-2026)” e ruota intorno al tema degli ottant’anni della nostra Repubblica, proponendo dal 17 al 20 settembre un fitto programma di oltre venti appuntamenti fatto di mostre, presentazioni, spettacoli, concerti, dialoghi con autrici e autori dei testi in concorso. Tra scrittori, storici, giornalisti, sono tanti gli ospiti che si alterneranno nel corso delle giornate nella “città dei diari”: Guido Barbieri, Marco Damilano, Monica D’Onofrio, Filippo Focardi, Patrizia Gabrielli, Ilaria Gaspari, Umberto Gentiloni Silveri, Giorgio Nisini, Marco Revelli, Marino Sinibaldi, Lucia Tancredi, Walter Veltroni, solo per citarne alcuni.
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Il programma si concluderà il 20 settembre con la premiazione del vincitore del Premio Pieve 2026 scelto tra gli otto racconti autobiografici arrivati in finale: Tutto vene recompenzato di Placido Priscimone, contadino e giovane soldato nella Prima guerra mondiale, che al suo ritorno a casa descrive una Sicilia sopraffatta dal brigantaggio, le esperienze al fronte e il suo arresto per un amore contrastato; Pagine bianche con fiori marci all’interno del lombardo Nicolò Augelli che dopo essere finito in comunità a causa di abuso di sostanze, ricostruisce la propria vita grazie alla forza terapeutica della scrittura; Una via che in principio credevo la buona è il titolo sotto il quale il veneto Mario Barbieri ha raccolto in migliaia di foglietti i ricordi e testimonianze dalle trincee delle guerre mondiali, dell’avvento del fascismo, della sua affermazione e del consenso che raggiunse negli anni Trenta.
Dagli anni della Seconda guerra mondiale arrivano anche i diari di due donne: Lidia, di Angela Coletta, giovane staffetta nella Resistenza lombarda che ricostruisce la sua esperienza al fianco dei partigiani, e Saturnia, di Olga Ajello, il racconto di una donna che, rimasta sola ad Addis Abeba con due figli piccolissimi dopo che il marito è stato fatto prigioniero, affronta un viaggio verso la città di Pola attraverso i campi di concentramento inglesi, per imbarcarsi sulla Saturnia una delle navi che rimpatriavano i civili italiani dall’Africa Orientale. Gli altri tre testi finalisti sono storie e ricordi di viaggio in contesti differenti: Carissima bandiera di Fernanda Capece Minutolo, erede di una famiglia nobile napoletana, determinata a portare in Portogallo, di nascosto, la bandiera sabauda a Umberto II, all’indomani del referendum del 2 giugno 1946; Tricita, di Patrizia D’Alterio, origini bolognesi, cooperante internazionale anche per amore della Colombia dove è nata e ha vissuto, intreccia la storia della sua famiglia e di suo fratello, vittima di un destino tragico, con quella del paese sudamericano; Clandestino. Una vita non prevista di Nedal Cini Al Zyod, italiano di origini giordane, che narra la sua storia di profugo e del suo percorso verso l’accettazione di sé stesso, della sua omosessualità, del giudizio degli altri, dell’amore.










