Il giovane regista e sceneggiatore pugliese ha conquistato il premio della XV edizione di Bookciak, Azione! con “Gli altri nomi del nostro addio”, liberamente ispirato al libro di Oriano Campini sull’emigrazione italiana
Una storia nata sulle pagine del libro vincitore della 27esima edizione del Premio letterario LiberEtà, Il sapore di Armellina di Oriano Campini, è diventata un corto e ha conquistato la giuria di Bookciak, Azione!. È Gli altri nomi del nostro addio, il film del giovane regista e sceneggiatore Andrea Defronzo, classe 1999, nato a Terlizzi, in provincia di Bari, vincitore della XV edizione del premio cine-letterario ideato e diretto da Gabriella Gallozzi.
Il corto Gli altri nomi del nostro addio è liberamente ispirato a Il sapore di armellina di Oriano Campini, classificatosi al primo posto dell’edizione 2025 del Premio. Un libro che racconta l’emigrazione italiana alla fine degli anni Cinquanta attraverso gli occhi degli scolari del Ferrarese: bambini che si confrontano con la partenza, con l’abbandono delle proprie case e con un mondo che cambia, mentre le famiglie sono costrette a cercare altrove un futuro.
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È questa storia, con la sua memoria e le sue domande ancora attuali, che Defronzo ha scelto di portare nel cinema. E il riconoscimento arrivato a Venezia dà nuova vita alle vicende raccontate da Campini, mettendole in dialogo con lo sguardo di una nuova generazione di filmmaker. Non è un caso che il filo conduttore della XV edizione di Bookciak, Azione! sia stato proprio lo “Scambio tra Generazioni”. Il concorso mette in dialogo letteratura e cinema attraverso corti sperimentali di massimo tre minuti, ispirati a opere letterarie e, da quest’anno, realizzati da filmmaker under 40. Il risultato è un incontro tra storie del passato e sensibilità del presente, tra la memoria custodita nei libri e la capacità del cinema di reinterpretarla.
A scegliere i vincitori è stata una giuria tutta al femminile, presieduta dalla regista Costanza Quatriglio e composta da Aurora Palandrani ed Elisabetta Giannini, con Luciana Castellina nel ruolo di presidente onoraria.
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Il premio a Defronzo è stato assegnato insieme a quello a Nicolò Grasso, regista indipendente nato a Verona nel 1997, autore di The Sadness of the World, liberamente ispirato al reportage fotografico Chernobyl di Pierpaolo Mittica. Una menzione speciale è andata invece a Parzialmente abitabile per ciò che resta, firmato da Bernadette Vespaziani Reginato e Francesco Di Fiore, anch’esso ispirato a Chernobyl.
I corti vincitori sono stati proiettati in Sala Laguna, nell’ambito delle Giornate degli Autori della 83esima Mostra del Cinema di Venezia, durante l’incontro Il tempo passa parola – riflessioni a più voci su donne, cinema, diritti e intelligenza (speriamo non artificiale). Tra i partecipanti Luciana Castellina, le giurate, la direttrice artistica delle Giornate degli Autori Gaia Furrer, la presidente SNGCI Laura Delli Colli e la direttrice di Bookciak Gabriella Gallozzi.
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La tradizionale premiazione-picnic si è svolta invece sabato 12 settembre a La Villa, al Lido di Venezia, insieme ai vincitori, alle giurate e agli scrittori dei libri che hanno ispirato i corti. Per Il sapore di armellina e per Oriano Campini è un nuovo approdo. Una storia sull’emigrazione italiana, affidata prima alla scrittura e oggi alle immagini, continua così il suo viaggio. Cambiano il linguaggio e lo sguardo, ma resta la memoria. E soprattutto resta la possibilità di raccontarla alle generazioni che vengono dopo.
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