Dalla sanità al caporalato: il tratto progressivo dei decreti del governo

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Non accontenteranno tutti, ma molti dei provvedimenti varati dal governo sull’onda dell’emergenza – Cura Italia e Decreto Rilancio in testa – contengono interventi che avranno un riflesso profondo sull’organizzazione della nostra vita sociale.

Alle misure di sostegno immediato per larghi strati della popolazione colpiti dalla crisi, si aggiungono gli interventi per ridisegnare la sanità territoriale, promuovere le politiche inclusive, la mobilità sostenibile e la ricerca, e per contrastare la povertà educativa e il caporalato, affermando diritti fino a ieri negati. A questo proposito, la concessione di un permesso di sei mesi per braccianti e colf appare un primo passo nella direzione di favorire l’emersione di centinaia di migliaia di persone da condizioni simili alla schiavitù.

“Gli ambiti dei provvedimenti che interessano il welfare sono numerosi – spiega Francesco Montemurro, direttore dell’Istituto Ires–Morosini di Torino – e le novità introdotte sono finalizzate allo stesso tempo a garantire la tenuta del tessuto sociale, messo a dura prova dall’emergenza Covid-19, e a stimolare nuove pratiche nel governo dell’economia e del sociale”.

Il governo ha previsto inoltre misure e risorse anche per i Comuni, che avranno un ruolo chiave nel quadro degli interventi previsti dall’esecutivo e maggiori margini di spesa, rompendo così la tendenza alla riduzione dei fondi per gli enti locali dell’ultimo quindicennio. E questo anche grazie all’ombrello protettivo dell’Unione Europea e all’allentamento dei vincoli di bilancio.

Nel pacchetto da 3,25 miliardi per la sanità, la prima voce è quella del potenziamento della sanità territoriale, alla quale sono destinati un miliardo e 256 milioni di euro per finanziare l’assistenza domiciliare, la rete territoriale e le Unità speciali di continuità assistenziale (Usca), il monitoraggio domiciliare (anche attraverso l’uso di app di telefonia mobile). Una inversione di rotta nella medicina di territorio trascurata in questi anni.

Per i pazienti ultra sessantacinquenni, in particolare, si passerà dagli attuali 610mila a 923mila pazienti in assistenza domiciliare, portando la percentuale dal quattro al 6,7 per cento sul totale della popolazione (0,6 in più della media Ocse).

Per rafforzare il territorio, è prevista l’assunzione di 9600 infermieri di famiglia. Si sommano alle 23mila assunzioni realizzate durante l’emergenza e alle 4200 borse di specializzazione in più per giovani medici, azzerando di fatto il gap di personale scavato negli ultimi quindici anni dai tagli alla sanità.

Previsti un fondo per le strutture semi-residenziali per persone con disabilità (40 milioni di euro) e più controlli sulle Rsa.

I sostegni ai lavoratori e alle famiglie. Il presidente Conte ha annunciato 25,6 miliardi per i lavoratori. Sarà più veloce l’erogazione della cassa integrazione, attraverso l’Inps e non più attraverso le Regioni, che si erano mosse in ritardo. Riconfermato il bonus da seicento euro agli autonomi, più un bonus da mille euro per quanti potranno dimostrare un calo delle entrate.

Viene inoltre introdotta la possibilità di revoca di licenziamento avvenuto tra il febbraio 2020 e il 17 marzo 2020, a condizione che venga contestualmente richiesta la cassa integrazione in deroga.

 Novità significativa è l’istituzione del Reddito di Emergenza con due quote: 400 euro mensili per le persone sole e fino ottocento euro per i nuclei familiari. Questo strumento affiancherà il reddito di cittadinanza come misura di contrasto alla povertà.

Sul fronte del sostegno alle famiglie, per il 2020 sarà incrementato il fondo per le politiche della famiglia per 150 milioni di euro. Le risorse andranno ai Comuni con l’obiettivo di potenziare i centri estivi diurni, i servizi socio-educativi territoriali e i centri con funzione educativa e ricreativa, durante il periodo estivo, per i minori di età compresa tra i tre e i 14 anni.

Lo stanziamento è finalizzato anche a contrastare la povertà educativa. Altri 15 milioni per l’anno 2020 finanzieranno il fondo per il sistema integrato di educazione e di istruzione e 65 milioni ai servizi educativi e alle istituzioni scolastiche dell’infanzia.

Nel decreto Rilancio si fa spazio il bonus baby sitter, che raddoppia da 600 euro a 1.200 euro per figli di età inferiore ai 12 anni, limite che si annulla in caso di figli disabili. E diventa un diritto la possibilità di richiedere lo smart working per chi ha figli con un’età inferiore ai 14 anni.

L’emergenza Covid è anche l’occasione per riorganizzare la mobilità delle città, ora che metro, tram e autobus affollati rappresentano esattamente ciò che va evitato. Saranno destinati infatti 120 milioni di euro per incentivare la cosiddetta mobilità sostenibile, con bonus per l’acquisto di monopattini elettrici e biciclette, normali o con pedalata assistita. Si arriva a cambiare il codice della strada per introdurre i concetti di “corsia ciclabile” e “casa avanzata”(spazio riservato alle biciclette, posto davanti alla linea di arresto dei veicoli a motore). Ma risorse arrivano anche sul versante della ristrutturazione delle case e al risparmio energetico con un ecobonus al 110 per cento. 

Avamposto delle politiche sociali promosse dal governo saranno i Comuni, a cui arriveranno risorse ingenti. Per puntellare gli enti locali saranno concessi 6,5 miliardi per pagare le imprese fornitrici (con evidente sollievo per il sistema economico) e 3,5 miliardi per far fronte alle minori entrate legate all’emergenza Covid e finanziare in questo modo “funzioni fondamentali”, e cioè interventi sociali ed economici legati all’emergenza.

Sarà concessa anche la possibilità di rinegoziare i mutui contratti dai Comuni. Montemurro vede nella nuova situazione spazi importanti per “la contrattazione sociale nel territorio, che dovrà rendere il più possibile operative ed efficaci le misure varate, garantendo equità nell’accesso alle stesse, per contribuire inoltre a elevare il tasso di innovazione sociale degli interventi”.

Nuove opportunità arrivano dall’Europa, con l’abbattimento dei vincoli sui fondi strutturali. Secondo l’Ance, le risorse disponibili potrebbero arrivare a ventuno miliardi di euro del programma 2014-2020, di cui sedici miliardi sui programmi operativi regionali (11,5 miliardi per le regioni del Sud) e cinque miliardi sui programmi nazionali gestiti dai ministeri. “Governo centrale e Regioni, se saranno in grado di accelerare le procedure – osserva Montemurro – potranno beneficiare di risorse consistenti da destinare agli investimenti per fornire al Sistema sanitario gli strumenti di contenimento dell’emergenza sanitaria: un intervento che appare oggi prioritario, alla luce dei gravi fallimenti di alcune regioni nella gestione dell’epidemia”.