Che cosa c’entra il coronavirus con i cambiamenti climatici? Il geologo e noto divulgatore scientifico risponde: «Serve subito un intervento altrimenti sarà troppo tardi e ci saranno altre pandemie».  

Mario Tozzi è un fiume in piena. Con la sua energia travolgente riesce a rendere chiari e comprensibili anche i concetti più complessi. Sarà che per lui la divulgazione scientifica è tutto. Non a caso il suo ultimo libro, scritto con Lorenzo Baglioni, Un’ora e mezzo per salvare il mondo, affronta proprio il tema di come comunicare al meglio l’emergenza climatica.

La conoscenza è tutto, per comprendere davvero cosa accade intorno a noi e non farsi prendere dal panico. Ma in Italia c’è un problema di informazione. «La verità è che ci vorrebbero giornalisti preparati – dice il geologo e ricercatore del Cnr – e servirebbe maggior equilibrio nell’informazione. Perché contrapporre nei dibattiti televisivi il catastrofista e l’ottimista come se la scienza fosse un’opinione? È sbagliato cercare la par condicio nel dibattito scientifico. Vale per il Covid come per il clima. Gli ottimisti del clima sono dei falsi ottimisti. Gli scienziati sono tutti concordi nel ritenere che il clima stia cambiando a una velocità spaventosa. È inaudito quindi che si dia credito a persone che dicono semplicemente falsità».
Forse dunque i negazionisti del Covid sono anche il frutto di questo meccanismo perverso: «Beh, certamente. Il negazionismo non dovrebbe essere consentito come non dovremmo dar voce nemmeno ai terrapiattisti. L’Italia è l’unico paese in cui accade una cosa del genere. La scienza ci spiega cos’è il Covid e come ci si contagia. Non ci sono opinioni. Non si tratta di essere catastrofisti ma di leggere correttamente la realtà».

Dobbiamo essere coerenti. Purtroppo l’Italia pecca di scarsa educazione scientifica. «Altrove le cose vanno meglio». In parte il movimento “Friday for Future” sta contribuendo globalmente a sensibilizzare un’opinione pubblica distratta e disattenta. «Loro sono bravissimi, giovani entusiasti che studiano, si preparano, ed è molto importante che lo facciano», dice Tozzi, che più volte è stato coinvolto da Greta Thunberg e dal movimento. Quel che è certo è che la cosa più importante è dare l’esempio. Tozzi lo fa. «Vado in bici, mangio poca carne, ho una piccola automobile elettrica. Nella vita bisogna essere coerenti tra ciò che si dice e ciò che si fa». E poi c’è l’educazione ambientale a scuola: «Bisognerebbe renderla una materia trasversale in tutti i corsi di studio».

Il rischio di nuovi virus. Ma cosa c’entra il clima con il Covid? Tozzi ce lo spiega parlando del futuro prossimo: «È possibile che altri virus si diffondano presto. Virus intelligenti che mutano rapidamente, sfuggenti ed elusivi. Ma possiamo fermarli in tempo». Come? «Interrompendo la deforestazione». Altrimenti saremo travolti presto da un’altra pandemia. Ma cosa c’entrano gli alberi? Il pipistrello è un animale portatore di molti virus con un sistema immunitario di ferro. Lui non si ammala, noi sì. «Se deforestiamo, è come se gli distruggessimo casa. Lo spingiamo a venire ai margini delle nostre periferie urbane, tra insediamenti umani o in prossimità di attività produttive. È così che è andata con il Covid e con gli ultimi virus che abbiamo dovuto fronteggiare». Semplificando: il pipistrello mangia della frutta vicino un allevamento di maiali, il maiale mangia il pezzo di frutta infetto caduto e dal maiale alle nostre tavole il passo è brevissimo.

Un’occasione persa. «Dobbiamo smetterla di deforestare, in primo luogo per il bene del pianeta e anche per la nostra salute. La pandemia poteva essere un’occasione per acquisire una maggiore consapevolezza ambientale e non lo è stata finora. Potevamo riflettere sui problemi che abbiamo di fronte e non lo abbiamo fatto. È ora di farlo». Come fermare dunque la distruzione del nostro pianeta? «Bisogna azzerare le emissioni di anidride carbonica, riconvertire le attività produttive eliminando i combustibili fossili, piantare miliardi di alberi e dire stop al carbone».

Siamo in ritardo. Ma per Tozzi è necessario agire anche sulla catena alimentare: «Basta con le monocolture e gli allevamenti intensivi». E anche noi, nel nostro piccolo, possiamo fare molto: «Non possiamo pretendere di mangiare le ciliegie cilene a Natale, ad esempio. Cerchiamo di cambiare le nostre abitudini», dice esortando tutti a diventare più consapevoli dell’impatto che le nostre scelte possono avere sull’ambiente. «Se fermassimo tutto adesso, servirebbe mezzo secolo soltanto per mantenere le temperature già altissime che ci sono oggi. Ogni secondo perduto è più di un secondo, è un’ora! E invece non abbiamo nemmeno iniziato, siamo davvero lontanissimi dall’azzeramento delle emissioni. Non si può più rimandare! Bisogna fermare tutto subito». Altrimenti siamo perduti.

Un problema italiano. Tozzi sferza tutti noi con le sue parole. Ed esorta i grandi della Terra ad agire rapidamente. Ma in Italia abbiamo anche un altro problema, enorme. Quello del dissesto idrogeologico. Tozzi ha le idee chiare su come affrontarlo: «È una questione di pianificazione territoriale ed è fuori discussione che in certi posti non ci si possa e non ci si debba vivere. Si deve fare, con lentezza e moderazione, un passo indietro e pensare di spostare le persone da un luogo pericoloso a uno sicuro. Non si può costruire nel letto dei fiumi».
Non resta, dunque, che rimboccarsi le maniche.