Centro Alzheimer di Lamezia Terme. Nessuna chiusura

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Il Centro di Neurogenetica di Lamezia Terme, polo di eccellenza italiano per la ricerca contro l’Alzheimer, non chiuderà. E’ la promessa del ministro della Salute Roberto Speranza che è intervenuto personalmente per scongiurarne la chiusura. «Il Centro Regionale di Neurogenetica di Lamezia Terme, diretto dalla dottoressa Amalia Bruni, continuerà il suo importante lavoro», ha dichiarato Speranza.

Accoglie positivamente l’iniziativa del ministro lo Spi Cgil della Calabria, che ha avviato in questi giorni un’interlocuzione con la Prefettura per salvaguardare i posti di lavoro e per evitare il licenziamento dei ricercatori. Per lo Spi Cgil è anche importante «porre le condizioni affinché in prospettiva il Centro giunga ad assumere la forma giuridica di Istituto di Ricerca riconosciuto dal Ministero della Salute».

Il centro di ricerche, che era stato inaugurato da Rita Levi Montalcini e che ha dato importantissimi contributi scientifici nello studio di una malattia come l’Alzheimer, è finito nel baratro della mancanza di fondi, effetto del commissariamento della disastrata sanità calabrese.

Intervistata dal Corriere della Sera qualche giorno fa, la direttrice Bruni aveva lanciato l’allarme, confermando che, dopo trent’anni di ricerca, con importanti riconoscimenti a livello nazionale e internazionale, il centro di ricerca avrebbe chiuso i battenti il prossimo 1° Marzo.

I 500mila euro all’anno che una legge regionale del 2007 aveva previsto per sostenere il Centro, dal 2018 sono improvvisamente venuti a mancare. E anche i 200mila euro inseriti dalla Regione in un nuovo fondo (per il triennio 2019-2021) sono finiti.

Con un buco di 150 mila euro, il centro si è visto costretto a inviare le lettere di licenziamento ai dieci ricercatori ancora operativi e ad annunciare la chiusura.

Un Polo di eccellenza. Il centro di ricerca conduce da trent’anni attività di ricerca sul morbo di Alzheimer con risultati molto significativi. E’ del 1995 la scoperta della “presenilina”, la proteina che regola gli enzimi responsabili della degradazione dell’amiloide, la cui alterazione è all’origine dei casi di familiarità del morbo di Alzheimer.

Risultato che aveva permesso all’Italia di intestarsi un’ importante risultato sul fronte della lotta alla malattia che colpisce 600mila anziani solo nel nostro Paese. Tra questi, il centro ne ha in cura oggi più di 4mila, con 30 nuovi casi diagnosticati alla settimana.

Ma il centro dipende direttamente dall’Azienda sanitaria provinciale di Catanzaro, e le risorse sono quelle del Fondo sanitario nazionale, che arrivano attraverso i fondi a disposizione della sanità della Calabria. Regione che è però soggetta a un feroce piano di rientro.

La soluzione. Da qui la soluzione individuata dal ministro Speranza. E cioè quella di collegare il Centro «alla Azienda Ospedaliera-Universitaria Mater Domini di Catanzaro, che ne assumerà temporaneamente e funzionalmente la gestione», in attesa che sia perfezionato l’accordo, al quale da settimane si lavora, con l’Inrca-Irccs, un’azienda pubblica che ha sedi a Catanzaro e Ancona e che opera nell’ambito geriatrico.

Con «tale soluzione», e cioè il passaggio sotto la gestione dell’Inrca, spiegano dal Ministero, sarà possibile «riconoscere pienamente il ruolo sovra-regionale del centro nell’ambito non solo della assistenza ma anche delle attività di ricerca, dall’altro, di superare lo stallo causato dalla difficoltà di finanziare annualmente le attività del Centro con il Fondo Sanitario della Calabria».

Lo Spi Cgil. «L’impegno del ministro Speranza – spiega Michele Iannello, responsabile politiche socio-sanitarie dello Spi-Cgil Calabria – è molto importante. Riconosce l’eccellenza del Centro di neuro-genetica di Lamezia e l’impegno di ricerca sul campo che va avanti da trent’anni con risultati molto rilevanti. Sul medio termine, la soluzione trovata dal ministro appare quella più opportuna per salvare e rilanciare le attività del centro. Ora però – conclude Iannello – è necessario mettere in campo una soluzione entro il primo marzo per salvare i posti di lavoro e le professionalità che il centro è stato in grado di esprimere in tutti questi anni».