Case di riposo. Occultati i veri dati sui deceduti

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«Le residenze sanitarie assistite lombarde sono fuori controllo. I numeri ufficiali dei decessi degli ospiti non sono quelli reali. Sono molti di più, ma tenuti nascosti da conteggi a dir poco approssimativi. Un dramma inaccettabile che ha precise responsabilità».

Parla con il timbro di voce di chi stenta a contenere l’indignazione, Valerio Zanolla, segretario generale dello Spi Cgil Lombardia. Con quasi 440.000 mila iscritti su un totale di 2.272.000 anziani residenti, e una rete capillare di migliaia di attivisti e volontari, Zanolla è a capo della più grande organizzazione sociale lombarda, con 14 strutture territoriali e oltre 200 sedi. È questo che ha consentito alla organizzazione che presiede di monitorare giorno per giorno la situazione e di poter stilare una tabella i cui numeri fanno rabbrividire se si sostituiscono con i nomi delle persone: Maria, Giovanni, Alessandro… E, soprattutto, se si mettono a confronto con quelli forniti dalla Regione, già di per sé inquietanti.

«Le notizie che arrivano dai territori descrivono una realtà fatta di tanti anziani che nelle Rsa muoiono e vengono sepolti senza che nessuno ne abbia verificato le cause con diagnosi e tamponi: a oggi siamo nell’ordine di diverse migliaia in più rispetto a quanto comunicato dalla Regione. Quest’ultima, su 65 mila ospiti complessivi nelle Rsa lombarde – osserva Zanolla – elenca 701 casi di positivi al Covid-19 e 2.131 i deceduti. I dati sono invece in continua crescita – aggiunge il segretario dello Spi Cgil Lombardia –, in parte perché si aggiungono decessi a decessi e in parte perché nelle case di riposo monitorate tengono nascosti i dati fino a quando non esplode il caso perché denunciato dai parenti o da una fuga di notizie. Per non ripetermi sui casi conosciuti del Pio Albergo Trivulzio e della casa di riposo di Mediglia, un esempio è la casa di riposo di Clusone, in provincia di Bergamo. C’erano 150 ospiti. Tutto è stato tacitato fino a quando non è emerso che un terzo degli ospiti era deceduto. Il risultato è che nelle province di Bergamo, Cremona, Brescia, Lecco e Milano la percentuale di deceduti all’interno delle Rsa si aggira intorno al 20 per cento.

Il dato dei positivi al Covid, poi, è completamente sballato e nemmeno censito».

 “Il presidente della Regione Lombardia e il suo ineffabile assessore al Welfare – si legge nel comunicato stampa unitario emesso oggi da Spi, Fnp e Uilp Lombardia – continuano a occultare il dramma e non riuscendoci scaricano la colpa su altri. La realtà è che la situazione è sfuggita loro di mano. Non si sa quando arriveranno i dispositivi di protezione per chi lavora dentro le case di riposo, non si sa quando saranno eseguiti i tamponi alle persone che presentano i sintomi del coronavirus, siano ospiti o operatori in un continuo scambio di ruoli tra untore e contagiato. Non si sa quante siano le persone infettate e neppure si hanno dati credibili sui decessi che in questi giorni venivano tenuti nascosti”.

 «Dall’Indagine dell’Istituto Superiore di Sanità sul contagio da Covid-19 nelle Rsa italiane – spiega Zanolla – si comprende bene come la situazione sia stata sottostimata: nei mesi di febbraio-marzo 2020, all’interno delle RSA censite dall’indagine, in Lombardia si sarebbero registrati complessivamente 1.130 decessi, direttamente o indirettamente riconducibili all’infezione da coronavirus, per un tasso di mortalità pari al 19,2 per cento dei residenti. Il dato desta ancora più sconcerto se paragonato a quello delle Regioni confinanti: 6,2 per cento in Veneto, 5 per cento in Emilia Romagna, 4,3 per cento in Piemonte. Lo stesso scostamento trova riscontro se guardiamo, ad esempio, il totale dei decessi: 9.202 in Lombardia, 2.108 in Emilia Romagna, 662 in Veneto, 1.251 in Piemonte».

Le criticità che emergono dall’indagine sono proprio quelle denunciate da settimane dai sindacati dei pensionati di Cgil, Cisl, Uil: carenza di dispositivi di protezione individuale, di personale sanitario e di formazione, difficoltà nel garantire l’isolamento dei pazienti Covid, mancata effettuazione di tamponi per gli operatori sanitari.

Tra le cause che hanno portato al dramma nelle Rsa lombarde, anche il ricovero di coloro che in via di guarigione sono stati posti in quarantena presso queste strutture e che, in mancanza di appropriate misure di sicurezza, hanno contagiato operatori e ospiti.

«Inizialmente – ricorda Zanolla – avevano rifiutato di prenderli. Poi la Regione ha offerto loro 150 euro al giorno per ogni positivo, 4500 euro al mese, e tutto è diventato possibile».

Il segretario dello Spi Lombardia punta il dito anche sulle difficoltà oggettive di chi dovrebbe svolgere i controlli. «Abbiamo chiesto e ottenuto incontri con tutte le Prefetture della regione, ma sono istituzioni sulle quali ricadono controlli per ogni cosa, dalla cassa integrazione alle strutture ospedaliere. Non hanno personale sufficiente per svolgere una mole di lavoro di questa portata. Da loro, in teleconferenza, abbiamo ricevuto consensi sulle nostre richieste di intervento, ora attendiamo fatti concreti».

Visto dalle Rsa, si fa fatica a parlare di sistema sanitario lombardo di assistenza sul territorio. «In Lombardia si è spenta la rete territoriale», conclude Zanolla. «Hanno puntato sugli ospedali ad alta specializzazione, ma per le necessità quotidiane delle persone, serviva altro, serviva un sistema efficace di medicina del territorio. Proprio ciò che hanno via via cancellato. E queste sono le conseguenze quando ci si trova ad affrontare una emergenza improvvisa».

Sul piano organizzativo, intanto, lo Spi ha aperto due linee telefoniche: una per gli attivisti, ai quali risponde uno psicologo, utile per sostenere coloro che hanno avuto contatti con persone ammalate e/o decedute; un’altra per tutti gli iscritti che riceveranno assistenza per scaricare i moduli per la dichiarazione fiscale e per prendere appuntamento per la compilazione della dichiarazione. Le sedi sono attualmente chiuse, ma i volontari rispondono da remoto alle telefonate. In tutte le province, poi, partecipano ad azioni di sostegno per le persone anziane, dall’acquisto delle medicine alla consegna della spesa. In talune case di riposo, infine, hanno messo degli smartphone a disposizione delle Rsa per facilitare il dialogo tra gli anziani ospiti e i loro familiari.