Quest’anno il 25 aprile va festeggiato più che mai. Tanti dei protagonisti di quella Resistenza che ci ha consegnato un paese libero e democratico se ne sono andati via con il Covid. Chi è rimasto ha tra i 90 e i 100 anni. Per questo festeggiare la festa della Liberazione vuol dire preservare un pezzo fondamentale della memoria del nostro paese, vuol dire ricordare, tutti i giorni, da dove veniamo. Vuol dire trasmettere alle nuove generazioni il senso della libertà e della democrazia che tanto faticosamente i Partigiani hanno conquistato anche per noi. È questo il senso profondo del videomessaggio che oggi il segretario generale dei pensionati Cgil Ivan Pedretti ha trasmesso dalla sua pagina Facebook

Lo ha fatto ricordando il grande progetto voluto dall’Anpi e fortemente sostenuto dallo Spi Cgil: un memoriale della Resistenza, da pochi giorni on line. Si chiama Noipartigiani.it (ne abbiamo parlato anche qui sul nostro sito), ed è un importante strumento di conoscenza di quegli eroi che si sono battuti anche per la nostra libertà.

Per la prima volta le voci e le testimonianze degli eroi della Resistenza sono state raccolte in una piattaforma on line. Un monumento virtuale che rende omaggio ai Partigiani che ci hanno consegnato l’Italia libera e democratica che conosciamo. Ma anche uno strumento didattico per le scuole e una fonte di conoscenza per chiunque voglia approfondire le ragioni e gli ideali che spinsero tanti giovani a rischiare la vita per la libertà di tutti. Percorsi di vita, le ragioni, emozioni, che non si possono leggere in nessun libro di storia.

“La maggior parte dei testimoni di quella stagione ci ha lasciato”, ha ricordato Pedretti. “E allora la responsabilità di conservare questa storia è nostra. Siamo noi ad aver ereditato un paese libero e democratico. Per questo abbiamo sostenuto il grande memoriale della resistenza dell’Anpi curato da Gad Lerner e Laura Gnocchi, che si rivolge in particolare alle nuove generazioni”, ha aggiunto Pedretti. “È ai giovani che dobbiamo pensare. Dobbiamo incontrarli, confrontarti, forse anche riscoprici. Ma è un passaggio fondamentale da fare insieme per difendere la libertà del nostro paese”.

Ma cosa vuol dire festeggiare il 25 aprile? “È come festeggiare il compleanno di una persona cara”, dice Gianfranco Pagliarulo, presidente dell’Anpi, che sul numero di aprile di LiberEtà ha condiviso con i nostri lettori la sua riflessione su una festa troppo spesso misconosciuta. “Chiunque si senta pienamente cittadino, così vive il 25 aprile, proprio come il compleanno di una persona cara. La persona cara, anzi carissima, è il nostro paese, che risorge dal sangue dei suoi martiri, che si ritrova comunità dopo vent’anni e più di solitudine, che si libera dopo l’oppressione soffocante del nazifascismo. Così avvenne il 25 aprile 1945, e quel giorno è diventato compleanno di liberazione”, spiega Pagliarulo.

“Poi fu il tempo di una faticosa ricostruzione dalle macerie morali e materiali del nazifascismo e della guerra, che si realizzò grazie all’unità delle forze politiche che avevano dato vita ai Comitati di liberazione nazionale, cementando nella lotta armata la comune volontà di una rinascita dell’Italia”, prosegue il Presidente dell’Anpi. “Oggi, tanti anni dopo, urge una nuova ricostruzione davanti al dramma della pandemia e ai disastri economici e sociali che ha causato. Ma in quel tempo – è una differenza che non si può smarrire – essa iniziò dopo un impegno unitario che portò a due straordinari risultati: la Repubblica e la Costituzione”.

Ecco perché, a distanza di tanti anni, è importante ricordare quelle battaglie difficili che videro fianco a fianco uomini e donne di estrazione diversa, tutti uniti sotto una sola bandiera, quella della libertà. “Eppure non sempre viene riconosciuto pienamente il ruolo delle donne. Donne come mia madre, giovanissima staffetta partigiana”, ha ricordato commosso Pedretti. “Come pure non viene adeguatamente riconosciuto il ruolo degli operai. Nelle fabbriche, spremute per sostenere l’industria bellica, è maturata quella coscienza collettiva e antifascista che si è tradotta in lotta e opposizione al regime. Pensiamo agli scioperi del ’43: anche quella fu Resistenza”, ha aggiunto il segretario generale dello Spi Cgil. “Ecco, sbaglieremmo se pensassimo che la Resistenza abbia riguardato solo pochi e temerari eroi”.

Eppure c’è chi cerca di mistificare la storia. Chi non vuole riconoscere li 25 aprile come una festa di tutti. Per questo bisogna ricordare, e festeggiare. “Proprio davanti a una nuova insorgenza di ammiccamenti, di simpatie, di riconoscimenti verso coloro che gettarono l’Italia nella disperazione e nella miseria e il mondo intero in una guerra terribilmente sanguinosa, c’è una crescente rivolta ideale che unisce un popolo di milioni e milioni di democratici”, dice Pagliarulo. “Cittadini che non ne possono più di fascismi, razzismi, violenze, rancori, che vogliono un paese in cui finalmente e pienamente venga applicata la Costituzione a cominciare dal rispetto delle persone e dalla centralità del lavoro”.

Ecco perché oggi, di fronte alla crisi che stiamo attraversando e alla ricostruzione imminente che ci attende, festeggiare il 25 aprile assume un significato del tutto particolare. “Questo 25 aprile può diventare l’avvio di un paese che ancora risorge e che rinnova il suo patto di comunità in un impegno unitario di ricostruzione e di solidarietà fra persone. Si può fare se pensiamo al passato non con la testa rivolta all’indietro, ma considerandolo una risorsa essenziale per il presente e per il futuro, se cioè mettiamo a regime la ‘memoria attiva’ di un popolo intero”, dice il Presidente dell’Anpi.

Da dove partire? “Dobbiamo tornare a essere partigiani: della vita, del lavoro, della pace, della prossimità. Partigiani dell’umanità”, dice Pagliarulo esortando tutti ad avere un ruolo attivo. “Oggi è il 25 aprile, una giornata importante, di impegno e di memoria. E ogni azione per tenere viva questa memoria è importante e necessaria”, ha concluso Pedretti.