21 marzo 2022, XXVII Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie

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L’Italia ricorda le vittime della mafia. Napoli, Torino, Venezia, Firenze, Trento Bari, Savona: sono solo alcune delle piazze che questa mattina hanno scandito a voce alta i nomi delle 1074 vittime innocenti di mafia italiane e non solo. Cittadini, magistrati, rappresentanti delle forze dell’ordine, sacerdoti, imprenditori, sindacalisti, esponenti politici, giornalisti, amministratori locali. La XXVII Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie – promossa da Libera e da Avviso Pubblico dal titolo “Terra mia, Coltura/Cultura” – ha avuto come palcoscenico principale quello di piazza Plebiscito a Napoli. Al corteo e alla manifestazione, insieme alle associazioni, a Cgil, Cisl e Uil e a tantissimi giovani, ha partecipato anche una delegazione dello Spi Cgil nazionale.

«Ricordare le vittime di mafia è anche per il sindacato un dovere morale e civile – ha dichiarato Lorenzo Mazzoli, segretario dello Spi Cgil -.  Il mondo del lavoro, proprio in virtù del suo impegno per la legalità e i diritti, ha pagato un prezzo altissimo alla lotta contro le criminalità. Tanti sono i sindacalisti e i lavoratori che sono stati uccisi dalle mafie, dall’Ottocento a oggi.  Il 21 marzo è allora un’occasione per ricordare anche loro, che hanno sacrificato la propria vita in nome della democrazia e della difesa dei diritti dei lavoratori. Il nostro non è un ricordo rituale ma un tassello concreto del lavoro quotidiano del sindacato dei pensionati per la legalità, che si concretizza anche attraverso l’impegno per il riutilizzo sociale dei beni confiscati e il dialogo con i giovani, perché possano immaginare e costruire un presente e un futuro liberi dalle mafie».

«Il Paese deve scrivere quei nomi nelle proprie coscienze» – ha dichiarato da piazza del Plebiscito don Luigi Ciotti, presidente di Libera – «Non è la retorica della memoria, non è un evento, ma è una memoria viva. Loro sono morti, uccisi dalla violenza criminale mafiosa, noi dobbiamo essere più vivi. È una memoria che non si esaurisce con il 21 marzo, tutti i giorni abbiamo una responsabilità e un impegno: non ingabbiare la memoria del passato, ma farla vivere nel presente e trasmetterla alle nuove generazioni. Il nostro Paese deve ricordare non solo i nomi importanti, ma tutti quei figli, padri, madri, mariti, mogli il cui dolore dei familiari è uguale e profondo. Nonostante tutto le mafie sono ancora molto forti, potremmo dire che durante questa pandemia la mafia sia stata la variante più pericolosa. Io starei attento a utilizzare il termine antimafia, qualcuno lo usa in maniera strumentale».