Piacenza. Un progetto per le donne anziane vittime di violenza

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rete di ascolto donne

In questi giorni abbiamo parlato molto di violenza sugli anziani. Lo abbiamo fatto per raccontare i fatti terribili di Villa Fiore in provincia di Bologna o per dare conto della sentenza di primo grado che condanna gli autori delle violenze di Villa Alba a Parma, dove il sindacato dei pensionati della Cgil si era costituito parte civile. Stavolta invece lo facciamo per dare una buona notizia: a Piacenza sta nascendo una rete di ascolto integrata sul territorio finalizzata proprio a contrastare abusi e violenze sulle donne anziane. Si fa formazione per creare delle vere e proprie sentinelle sul territorio che possano vigilare e tutelare al meglio le donne più deboli.

L’iniziativa nasce da un’idea dei pensionati Cgil e dell’Auser che, in collaborazione con l’azienda sanitaria locale, hanno dato vita a una serie di progetti di formazione rivolti a medici di base, operatori sociali, operatori sanitarie ma anche alle forze dell’ordine e ai volontari delle associazioni. Lo scopo è quello di fornire loro strumenti adeguati per riconoscere gli abusi.

Per prevenire la violenza bisogna intervenire innanzitutto sulla formazione. Tutti devono essere informati di cosa accade spesso a donne sole e fragili vittime di violenza non solo nelle residenze per anziani ma anche all’interno delle mura domestiche. Truffe, violenze verbali, psicologiche e fisiche, addirittura sessuali, raggiri, avvengono sempre in silenzio e quasi sempre senza alcuna denuncia, purtroppo a volte si arriva anche all’omicidio di queste donne anziane indifese. La paura di restare sole e abbandonate alza un muro di paura.

Si tratta di donne spesso con più di 70 anni che si vergognano della propria fragilità e che spesso subiscono le conseguenze di convivenze difficili fatte di incomprensioni, ansie e conflitti. Insultate e picchiate dai mariti, a volte affette da malattie oppure vessate da figli e nipoti con problemi psichiatrici o schiavi di tossicodipendenze o alcolismo.

L’emergenza riguarda soprattutto le donne con i redditi più bassi che restano più spesso vedove e sole e che hanno più difficoltà nel difendersi e nel chiedere aiuto e sono anche meno consapevoli dei rischi a cui vanno incontro e dei loro diritti.

I corsi di formazione si terranno nei consultori, nel Pronto Soccorso dei presidi ospedalieri, in questura, nelle caserme di polizia e carabinieri. Tutti devono essere vigili e pronti a denunciare casi di maltrattamento.