Lo Spi Cgil chiede investimenti mirati nel sistema sanitario pubblico e nella rete dei servizi sociosanitari territoriali nel Mezzogiorno. È necessario rafforzare la medicina di prossimità e garantire livelli essenziali di assistenza uniformi su tutto il territorio nazionale.
Verso il Sud. Proposte per il Mezzogiorno nell’Italia che invecchia è il convegno organizzato dal sindacato dei pensionati della Cgil, il 5 maggio, per discutere di una questione quanto mai attuale. Il Pnrr è stata un’occasione perduta e lo svantaggio economico e l’arretratezza dei servizi sociosanitari del Meridione sono più che mai all’ordine del giorno. Nella sua relazione introduttiva Claudia Carlino, della segreteria nazionale dello Spi Cgil, ha messo al centro il nodo delle diseguaglianze territoriali e sociali, aggravate dal progressivo invecchiamento della popolazione meridionale. «La distanza tra Nord e Sud del Paese continua ad ampliarsi, non solo in termini economici ma anche nell’accesso ai diritti fondamentali, a partire dalla sanità e dai servizi sociali. Nel Mezzogiorno si concentrano livelli più alti di povertà e fragilità sociale, che colpiscono in modo particolare gli anziani e le donne – denuncia la sindacalista –. L’invecchiamento della popolazione al Sud è segnato da una doppia penalizzazione: meno servizi e meno opportunità, a fronte di un bisogno crescente di assistenza e cura».
La realtà è che troppi anziani vivono soli, con pensioni basse e con un sistema di welfare territoriale insufficiente a garantire dignità e qualità della vita. Così alle diseguaglianze sociali si intrecciano quelle territoriali, producendo una vera e propria frattura nel Paese che andrebbe ricomposta con politiche strutturali. Sul fronte delle proposte, Carlino ha ribadito il ruolo del sindacato «Chiediamo investimenti mirati nel sistema sanitario pubblico e nella rete dei servizi sociosanitari territoriali, soprattutto nelle aree interne del Sud. È necessario rafforzare la medicina di prossimità e garantire livelli essenziali di assistenza uniformi su tutto il territorio nazionale. Inoltre, – prosegue Claudia Carlino – servono politiche per l’invecchiamento attivo, che valorizzino il ruolo degli anziani nella società e contrastino l’isolamento sociale. Rivendichiamo un aumento delle pensioni più basse e misure concrete contro la povertà degli anziani. Perché – conclude la segretaria nazionale dello Spi Cgil – il rilancio del Mezzogiorno passa anche dalla tutela dei diritti sociali e dalla riduzione delle diseguaglianze, per costruire un Paese più giusto e coeso.
Subito dopo l’intervento introduttivo di Claudia Carlino, sono seguiti gli interventi di Antonio Bassolino, presidente della Fondazione SSUD, di Giusy Caminiti, sindaca di Villa San Giovanni, di Domenico Cerosino, professore emerito UniCal, di Cristian Ferrari, segretario nazionale Cgil, di Gianni Speranza, dello Spi Cgil Nazionale, e Nichi Vendola, presidente di Sinistra Italiana.
Tania Scacchetti, segretaria generale dello Spi Cgil, concludendo ha analizzato le profonde diseguaglianze che colpiscono gli anziani in Italia e la carenza di servizi sociosanitari nel Sud. La sindacalista ha criticato la gestione del Pnrr, additando l’incapacità di ridurre i tanti divari territoriali e di fermare il progressivo smantellamento della sanità pubblica a vantaggio di interessi privati. In particolare, Tania Scacchetti ha denunciato «il depauperamento delle persone che lavorano nella pubblica amministrazione e la fuga del personale sociosanitario».
Un altro punto centrale è quello della qualità della vita degli anziani nel Sud, che non dipende soltanto dal reddito insufficiente ma anche dalla carenza di servizi. Un dato che segnala il ritardo della medicina territoriale e dei servizi di prossimità. Il tema della transizione demografica attraversa l’intero intervento della segretaria generale dello Spi Cgil con un richiamo esplicito alla rapidità del cambiamento in atto. «Si parla moltissimo della velocità con cui stanno avvenendo la trasformazione dal Sud terra dei giovani al Sud non più terra dei non più giovani. Questo è un mutamento che ridefinisce bisogni, diritti e priorità delle politiche pubbliche, aggravando al contempo i divari territoriali, perché a parità di aspettativa di vita non sono identiche le possibilità delle persone».










