Sessantotto. La battaglia di Valle Giulia

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la protesta di valle giulia. Sessantotto
la protesta di valle giulia. Sessantotto

Il Sessantotto italiano ha avuto molti inizi e si è protratto ben oltre il 31 dicembre. Su queste pagine abbiamo rievocato le lotte e le occupazioni, che nell’autunno del 1967 interessarono diverse università italiane, da Torino a Milano, da Trento a Pisa. Poca cosa, secondo alcuni, a confronto della “battaglia di Valle Giulia” che costituirebbe il primo vero atto della rivolta studentesca.

Questione di punti di vista e del modo in cui ancora oggi storici e reduci rileggono momenti e aspetti di un anno cruciale in Italia e nel mondo. La memoria di quel giorno, il 1° marzo 1968, è essa stessa paradigmatica, avendo elevato a mito una  mattinata di scontri tra dimostranti e polizia come se ne ritrovano tante negli annali della Repubblica.

Siamo alla fine di febbraio e la facoltà di architettura – a Valle Giulia, nel cuore del quartiere romano dei Parioli – è da giorni in fermento. Dopo varie assemblee, con la partecipazione di diversi docenti come Bruno Zevi, gli studenti decidono di occupare la facoltà.
Il rettore della Sapienza (all’epoca unica università della capitale), Pietro Agostino D’Avack, non ci pensa due volte: il 29 febbraio chiama la polizia che sgombera la sede e rimane a presidiarla. Da quel momento la parola d’ordine dell’intero movimento romano diventa: «Liberare architettura». Un’affollatissima assemblea subito convocata nella città universitaria decide di indire per il giorno dopo un corteo di protesta.

Questa è un’anteprima dell’approfondimento sulla protesta di Valle Giulia. Puoi continuare a leggerlo sul numero di LiberEtà di marzo. Per riceverlo a casa, chiamaci allo 06 44481344 oppure
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