Una mano di tressette

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Otto amici e la loro passione per il gioco delle carte. Che sono riusciti a coltivare durante e dopo il lockdown, usando le videochat di wattsapp. Ecco come la tecnologia ci aiuta a rimanere in contatto e a trovare momenti ludici e spazi di socialità, nonostante il distanziamento fisico . E voi come avete fatto? Inviateci le vostre storie a: redattore@libereta.it.

Ci sono quattro amici al bar…anzi, no. Ricominciamo. Gli amici sono otto e non sono al bar, ma davanti a uno smartphone. In tempi normali li troveremmo a giocare a carte al centro anziani del paese di B., nella Bassa, settemila anime a un tiro di schioppo da Bologna. Si vedono lì il sabato e la domenica. I più assidui fanno una salto ogni giorno dall’una e mezza alle tre, per una puntata di tressette o di briscola. A giocare ai tarocchini bolognesi, beh, quelli sono in pochi. Forse in cinque o sei in tutto il centro anziani, e non giocano tutti da artisti. Non c’è mica bisogno di diplomarsi all’Accademia di Francesco Guccini. Ci vogliono anni di abnegazione ai tavoli da gioco, altroché.

Ma torniamo ai nostri amici. C’è Maurizio, il sindacalista che ora vive a Bologna. Fa coppia con Gabriele, è stata sua l’idea di reinventare il gioco di cui parleremo tra un attimo. Leonardo è accoppiato con “Sivori”, al secolo Claudio. Il nomignolo gli è rimasto appiccicato dall’adolescenza: mezz’ala estrosa che giocava a calcio con i calzettoni abbassati, alla maniera dell’omonimo fuoriclasse argentino. Lui e Leonardo sono i mattatori, quelli che a carte sanno giocare sul serio. Poi c’è Guido, 84 anni, il più anziano e socio fondatore del circolo, che fa staffetta con Claudio, detto “Fox”. Ex operaio dello zuccherificio, “Fox” è conosciuto in paese come il cantante. Nel lungo periodo di isolamento della Bassa, 25 aprile, primo maggio e 2 giugno li ha passati con microfono e casse a intrattenere – direttamente da casa sua – il vicinato con tutto il repertorio. Infine, c’è la coppia Franco-Roberto. Il primo, artigiano, a 83 anni lavora ancora come vetraio. Dà una mano ai figli, nella bottega giù in paese. Il secondo, il Roberto, è magazziniere di un’azienda metalmeccanica del comprensorio. Ha 57 anni, ed è il più giovane.

In tempi normali li troveresti al Centro anziani, ma questi non sono tempi normali. In Emilia, dopo la quarantena, puoi andare a messa, stare mezza giornata al supermercato, fare la movida per le strade, ma a giocare a carte proprio no. Il centro anziani rimane chiuso. Troppo pericoloso.

E così, gli otto amici giocano da casa il loro torneo virtuale. Ogni giorno (impegni permettendo), si gioca a tressette. In diretta su wattsapp. All’inizio faceva un po’ strano, ma poi ci hanno preso gusto. Le partite si giocano a quattro, con due coppie che si sfidano. Da casa, ognuno dei partecipanti ha un suo personale mazzo, ma è sempre il mazziere a dirigere il gioco: fa quattro mazzetti da dieci carte, quindi mostra a turno, a ciascuno dei quattro, le sue dieci carte. Le altre trenta rimangono sul tavolo, e sono precise quelle che hanno in mano gli altri tre giocatori. Tutte le volte che uno degli amici mette giù una carta, gli altri sottraggono la stessa carta dalle trenta sul tavolo.

All’inizio di questa storia, si diceva, suonava un po’ strano ma poi gioca che ti rigioca, gli otto amici hanno ritrovato un po’ di atmosfera da Bar dello Sport che si respirava al Centro Anziani. Non puoi darti di gomito, certo, ma gli sfottò sono ripresi come prima. Franco fa la solita tirata contro il governo: queste misure di quarantena hanno ammazzato il commercio, mugugna. Ma sei matto? Meglio così che morti sul serio – gli rispondono gli altri.

Prima c’era il bar del Centro Anziani per scambiare una chiacchiera tra una partita e l’altra e farsi un bicchierino. Questa nuova normalità sa di interni, di quadri alle pareti e di frigoriferi di casa. Tra una battuta e l’altra si parla di pensioni, di questa o quella pratica, di questo o quel tizio che manca all’appello. A volte i discorsi diventano più intimi, esistenziali. Dipende dalla giornata. Ma vuoi mettere giocare tutti i giorni a tressette?  E così scopri che questo distanziamento fisico non è diventato isolamento sociale e in fondo ci ha un po’ avvicinati. E che, tra una mano e l’altra, tra una risata e l’altra, ci troviamo a vivere questa nuova normalità così differente da quella di prima, ma a cui a poco a poco ci siamo già abituati.

 

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