Una nuova Europa. Ripartire dalle macroregioni e rinnovare il sindacato

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Infrastrutture, immigrazione, welfare, ambiente, turismo, alta formazione e ricerca, energia. Le macroregioni europee, come quella Alpina e Adriatico-Ionica, possono dare impulso alla cooperazione internazionale proprio su settori strategici. Possono promuovere politiche capaci di dare risposte innovative con il sostegno dei fondi comunitari.
Se ne è parlato oggi, 23 marzo, a Trieste. Il Friuli Venezia Giulia, infatti, è interessata dal tema: regione di frontiera che fa parte sia della macroregione Adriatico Ionica, riconosciuta nel 2014, sia di quella Alpina, l’ultima ammessa nel 2015.
Riconosciute dall’Unione europea a partire dal 2009, le macroregioni, pur non essendo finanziate da finanziamenti specifici, possono attingere ai fondi di sviluppo territoriali e sostenere quindi importanti progetti transnazionali in particolare in materia di ambiente e ambiente marino, dei trasporti e del turismo sostenibile.

“Trieste è una città cerniera tra due grandi macroregioni, quella adriatica e quella alpina, e rappresenta uno snodo fondamentale della sfida europea, sia per quanto riguarda il suo passato che per il ruolo che può e deve giocare nel futuro” – ha detto il segretario generale dello Spi Cgil Ivan Pedretti. “Ecco perché guardiamo con grande interesse allo sviluppo di tutta quest’area geografica proiettata verso l’Est e la Mitteleuropa, uno sviluppo al quale anche il sindacato intende dare il suo contributo, anche attraverso un maggiore protagonismo nelle relazioni internazionali e transfrontaliere”.

L’iniziativa di Trieste ha rappresentato un’occasione per fare il punto su cosa dovrebbe fare l’Europa e come dovrebbero mobilitarsi i territori per dare alle macroregioni il pieno sviluppo.
“Si scontano molti ritardi” – ha sottolineato Sergio Palmieri del Comitato economico e sociale europeo. “Soprattutto per quanto riguarda la macroregione Adriatico-Ionica, che pur essendo stata costituita nel 2014, un anno prima di quella Alpina, è penalizzata dai differenti livelli di sviluppo delle regioni e degli Stati che coinvolge, che comprendono Grecia, le repubbliche della ex Jugoslavia e ovviamente l’Italia, con un ruolo specifico anche per le regioni interessate, tutte quelle del versante adriatico oltre a Calabria e Sicilia, Lombardia,Trentino Alto Adige e Umbria”, ha spiegato Palmieri. “C’è inoltre la pesante assenza del lavoro tra gli obiettivi al centro delle politiche delle macroregioni”.

Il vicepresidente della Regione Sergio Bolzonello ha sottolineato come “serva più Europa per rafforzare le prospettive di ripresa, ma anche per ridurre le diseguaglianze tra le diverse aree territoriali, gli strati sociali, le persone. Dobbiamo avere un approccio ai progetti comunitari basato su macroazioni e macroprogetti, da calare poi sul territorio”.

Assieme alla partita delle infrastrutture, secondo la Cgil, anche le politiche del lavoro possono e devono entrare tra i pilastri che guidano le politiche delle macroregioni. Il segretario regionale dello Spi Ezio Medeot si è detto convinto che “bisogna ragionare in un’ottica capace di superare i confini rappresenti un valore aggiunto. Non solo per la possibilità di avviare grandi progetti transfrontalieri sostenuti da fondi comunitari, ma anche per rafforzare un’ideale di coesione e cooperazione europea che la recessione e le politiche di austerity hanno purtroppo messo gravemente in crisi”.

L’iniziativa ha rappresentato anche l’occasione per riflettere sul ruolo del sindacato in Europa. Ivan Pedretti commentando l’iniziativa dal suo profilo Facebook ha ribadito che “il sindacato ha ragione quando chiede alla politica di cambiare l’Europa. Ma siamo molto più credibili se cambiamo anche noi. Penso infatti che il Sindacato europeo debba essere profondamente riformato. Così come è oggi non riesce ad incidere e rischia di fare solo testimonianza”.

 

Una nuova Europa iniziativa Spi Cgil