mercoledì 24 Aprile 2024
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Pensioni. Ecco tutti i tagli

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Pensioni. Ecco tutti i tagli

Agli annunci roboanti seguono i fatti. E i risultati appaiono modesti. Il dipartimento previdenza dello Spi mette sotto la lente d’ingrandimento i provvedimenti del governo. Sbagliate le previsioni su quota 100 e pensione di cittadinanza. Ingiusto aver utilizzato il taglio alla rivalutazione per finanziarli.
di Antonio Pellegrino

Come la raccontano. A un cittadino che aveva chiesto chiarimenti sull’adeguamento delle pensioni al costo della vita, un esponente di rilievo della maggioranza di governo ha risposto così: «Una delle bufale più odiose che stanno diffondendo in queste settimane opposizioni e giornali riguarda i pensionati, che subirebbero nel 2019 decurtazioni ai loro assegni mensili. Naturalmente è il contrario. Questo governo ha fatto per i pensionati più di qualunque altro nel passato». Un’affermazione temeraria, come ben sanno i pensionati che ad aprile hanno visto ridursi i loro assegni, ricalcolati dall’Inps a seguito di quanto disposto dalla legge di bilancio per l’anno 2019.

Come si fa a dire che questo governo ha fatto per i pensionati più di qualunque altro nel passato? In che senso: positivo o negativo? Che sia stata tagliata la rivalutazione lo conferma anche l’Inps. Il risultato del ricalcolo – si ammette in un comunicato stampa dell’istituto – ha comportato che «l’importo lordo complessivo dei trattamenti pensionistici, dovuto da gennaio 2019, risulta inferiore a quello già calcolato sulla base dei criteri previgenti alla riforma». Il taglio della spesa pensionistica al netto dell’Irpef nel triennio 2019-2021 sarà di 3 miliardi e 650 milioni.

Non sono spiccioli. È evidente che non si tratta di pochi spiccioli, come ha affermato il presidente del Consiglio, accusando i pensionati di avarizia. Il peso maggiore dei tagli grava sui pensionati con trattamenti compresi tra cinque e sette volte il minimo Inps. Una scelta non casuale visto che in questa fascia si concentra il maggior numero di pensionati ed è dunque più facile fare cassa. A ulteriore riprova delle perdite che subiranno i pensionati bisogna considerare che il taglio operato dal 2019 al 2021 proseguirà negli anni futuri, per tutta la durata della pensione. Infine, si deve sempre ricordare che quando si agisce sulla perequazione non si taglia il superfluo, ma si incide su quanto è necessario per mantenere stabile il potere d’acquisto agganciando le pensioni all’aumento del costo della vita. Un motivo in più per protestare vivamente contro questi tagli.

Quota 100 e legge Fornero. In campagna elettorale si è ripetuto fino alla noia che la legge varata dal governo Monti sarebbe stata cancellata, ma è ancora lì. “Quota 100” non è altro che una nuova modalità di accesso alla pensione, che dura tre anni e non tocca gli aspetti più ingiusti della Fornero, come hanno messo in evidenza Cgil, Cisl e Uil nella piattaforma presentata al governo. La questione non è il merito del provvedimento, e cioè rendere più accessibile il pensionamento, ma le ingenti risorse impegnate che vanno ad aggravare ancora di più il debito pubblico dello Stato senza affrontare le vere priorità che riguardano altre categorie di lavoratori molto più in difficoltà di quelli di “quota 100” perché hanno perso il lavoro o rischiano di perderlo e vedono allontanarsi sempre di più l’età per la pensione.

La legge non premia le donne. Una priorità, sottolineata ad esempio nella piattaforma di Cgil, Cisl e Uil, riguarda le donne, penalizzate sia nel mercato del lavoro sia al momento di andare in pensione.  Le pensioni di anzianità e anticipate non sono state penalizzate dalla Fornero. Mentre colpisce il crollo delle pensioni di vecchiaia delle donne. Se si pensa che proprio le donne sono quelle che più facilmente perdono il lavoro è facile dedurre come l’aumento dell’età pensionabile possa significare più anni senza lavoro e senza pensione. Questo era un punto di sofferenza che andava affrontato e il governo non l’ha fatto. Tanto più che questa tendenza si farà sentire anche nei prossimi anni, come conferma il numero di donne, iscritte al fondo pensioni lavoratori dipendenti, andate in pensione di vecchiaia negli anni 2017 e 2018, passate rispettivamente da 24.958 a 8.792 (una riduzione del 64 per cento).



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