Per aiutare in modo concreto le tante persone che si trovano in condizioni di difficoltà e di fragilità e non trovano risposte nella pubblica amministrazione, lo Spi sta sperimentando un servizio che viene incontro ai loro bisogni. Nasce così lo “sportello sociale”. Vi raccontiamo le esperienze di Bologna e di Roma. 

L’apertura degli sportelli sociali serve a dare risposte ai bisogni di tanti cittadini, anziani e non solo, che per vari motivi si trovano in condizioni di difficoltà e di fragilità e che non trovano risposte adeguate nella pubblica amministrazione.
Nei mesi scorsi abbiamo raccontato l’esperienza dello Spi Lombardia, che ha fatto un po’ da battistrada in questo campo. Ora puntiamo la nostra attenzione sulle esperienze in corso in altre regioni.

Partiamo da Bologna. Nella città felsinea e nella provincia in ogni lega Spi sono stati istituiti sportelli in cui opera personale volontario che prende in carico le richieste di centinaia di persone. «I nostri operatori – spiega Valentino Minarelli – si occupano di dare risposte a una serie di domande sociali che vanno dai contributi regionali per rimuovere le barriere architettoniche al contributo per l’affitto, dall’esenzione del pagamento del canone Tv ai bonus per i consumi di energia e acqua, all’accesso ai servizi sociosanitari».

Servizio telefonico. Quando le richieste sono complesse, i volontari degli sportelli possono contare su un servizio telefonico di supporto e grazie al quale prenotare appuntamenti al Caf, al patronato, al Sunia o alla Federconsumatori per le persone interessate. Per fare un esempio, in collaborazione con il patronato Inca si danno risposte specifiche relative a prestazioni previdenziali e assistenziali che interessano soprattutto i pensionati: dall’invalidità civile all’assegno per il nucleo familiare, alla pensione di reversibilità.

Un lavoro di rete. «Nel nostro territorio le persone possono contare sugli sportelli sociali attivati dai Comuni e dai quartieri, che svolgono una funzione importante per fare rete – prosegue Minarelli –. I nostri sportelli, comunque, si articolano su quarantadue leghe con presenze settimanali di 270 volontari per i quali ogni anno sono previsti corsi di formazione e di aggiornamento».

Sos sicurezza e contrattazione. Gli sportelli dello Spi bolognese offrono anche supporto nei casi sempre più numerosi di vittime di furti e raggiri. «Grazie al contatto diretto con le persone – conclude Minarelli – abbiamo l’opportunità di conoscere i bisogni dei cittadini da tradurre in rivendicazioni nella contrattazione sociale».

La prima esperienza a Roma. Anche nella capitale gli sportelli sociali dello Spi stanno prendendo forma. Il primo di questi, inaugurato lo scorso marzo a Ostia, quartiere del litorale romano, è ancora in fase di rodaggio e intorno a esso si sta creando una rete con gli altri servizi della Cgil. «Abbiamo deciso –spiega Ernesto Rocchi, segretario generale dello Spi Cgil di Roma e Lazio – di ampliare la nostra presenza nel territorio con l’apertura di una lega in ciascuno dei quindici municipi di Roma e prevedendo in ognuna di esse uno sportello sociale rivolto agli anziani, ai pensionati ma anche ai loro familiari e in generale a chi si trova in situazioni di difficoltà, per dare informazioni sui servizi sociali, sanitari e abitativi del territorio, sulle modalità per accedervi, su come ottenere agevolazioni fiscali, su come sbrigare pratiche e richiedere documenti».

Il caso di Ostia. Per avviare questo progetto lo Spi ha scelto Ostia, un municipio con 240.000 abitanti, in cui è evidente il disagio sociale. «Noi – aggiunge Rocchi –, vogliamo raccogliere le richieste delle persone più fragili e dare loro delle risposte. Questa è la logica del sindacato di quartiere, che sta in mezzo alla gente ed è protagonista nel territorio. Per fare questo dobbiamo raccogliere le sollecitazioni e rispondere alle persone che ci chiedono aiuto, senza limitarci però a dare risposte individuali, ma offrendo maggiori tutele alla collettività attraverso la contrattazione sociale». Nelle intenzioni dello Spi c’è quella di estendere il progetto ad altri territori della regione, anche per rafforzare l’attività di recupero dei diritti inespressi.