domenica 3 Luglio 2022

Strage Brescia: ergastolo per Maggi e Tramonte, la giustizia arriva dopo 43 anni

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Lo ha deciso la Cassazione che conferma la sentenza della Corte d’assise.  Nella strage di piazza della Loggia, avvenuta a Brescia il 28 maggio 1974 durante una manifestazione sindacale, persero la vita 8 persone e oltre 100 rimasero ferite. Per avere giustizia ci sono voluti 43 anni.

La Cassazione ha confermato le condanne all’ergastolo per i neofascisti Carlo Maria Maggi, ex ispettore veneto dell’organizzazione neofascista Ordine nuovo, e di Maurizio Tramonte, l’ex fonte ‘Tritone’ dei servizi segreti, accusati per la strage di piazza della Loggia avvenuta a Brescia il 28 maggio 1974 durante una manifestazione sindacale. Il verdetto conferma la sentenza emessa in Corte d’assise d’appello di Milano il 22 luglio 2014, nel processo d’appello bis. Il pg della Suprema Corte aveva chiesto la conferma del carcere a vita ricordando i depistaggi delle indagini e dicendo che per il popolo italiano “è arrivata l’ora della verità” su questa vicenda “che ha inciso il tessuto democratico”.

“Maggi e Tramonte – ricorda il quotidiano la Repubblica – sono in stato di libertà. Il primo ha più di ottant’anni e vive a Venezia, alla Giudecca. L’altro ha circa sessantacinque anni, era giovanissimo nel 1974, e vive in Puglia. Il processo nasce da un filone di indagine che aveva portato in primo grado, nel 2010, la corte d’Assise di Brescia ad assolvere tutti e cinque gli imputati: Delfo Zorzi, Carlo Maria Maggi, Maurizio Tramonte, Francesco Delfino e Pino Rauti. La sentenza era stata confermata in appello nel 2012. La Cassazione, però, nel 2014, aveva ordinato un nuovo processo per Maggi e Tramonte, accogliendo il ricorso della procura generale di Brescia, mentre Delfo Zorzi, che vive in Giappone e ha cambiato nome, era stato assolto in via definitiva. A carico di Maggi, in particolare, la Suprema Corte aveva evidenziato “moltissimi indizi che paiono essere convergenti verso un suo ruolo determinante nell’organizzazione” dell’attentato e i giudici milanesi, in appello-bis, avevano affermato che si era trattato di una strage “sicuramente riconducibile” alla destra eversiva. Al termine dell’appello bis erano arrivate le due condanne alla massima pena”.