Sindacato e anziani. Parola d’ordine: ascoltare

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Foto di Sabine van Erp da Pixabay

La pandemia ha cambiato i bisogni degli italiani. E ha cambiato soprattutto quelli delle persone più vulnerabili, come gli anziani. Ha cambiato ritmi e stili di vita, necessità, priorità. Ma a mutare sono anche i problemi di salute, soprattutto di chi è più fragile, e il rapporto con le strutture sanitarie e con il medico di base. È importante che il sindacato sondi periodicamente questi mutamenti, perché tanta parte della qualità della vita dei cittadini dipende anche da come e cosa il sindacato contratta con le istituzioni, nazionali e locali.

Per questo si stanno moltiplicando sul territorio le ricerche del sindacato pensionati della Cgil sui bisogni degli anziani. Come quella dello Spi Cgil di Pescara che ha condotto un’indagine su 1500 iscritti, tutti over 65. La ricerca è stata presentata venerdì durante un webinar che ha visto coinvolti tutti gli attivisti e i volontari dello Spi locale insieme a psicologi ed esperti della terza età.

“L’idea nasce dall’impossibilità di considerare i nostri iscritti come un tempo. La pandemia ci ha costretto a ridurre contatti diretti, iniziative, incontri”, spiega Paolo Castellucci, segretario generale dello Spi di Pescara. “Abbiamo voluto mantenere comunque un legame forte con tutti e lo abbiamo fatto anche attraverso un questionario pensato con l’obiettivo di sapere come i nostri iscritti hanno vissuto questi mesi difficili e come stanno cambiando in parallelo i loro bisogni. Soltanto così possiamo dare la giusta direzione alla nostra azione sul territorio e avanzare richieste alle istituzioni locali”.

Proprio per questo le domande del questionario sono state pensate per ottenere risposte chiare e utili alla contrattazione territoriale. Sei soddisfatto del tuo medico di famiglia? Hai bisogno di assistenza socio-sanitaria? Hai fiducia nel sistema sanitario?

Ma ci sono anche le domande che afferiscono di più alla sfera personale ed emotiva, egualmente colpita dalla pandemia. Quanto spesso senti la mancanza di compagnia? Quanto senti che non c’è nessuno a cui puoi rivolgerti? Quando ascolti notizie sul Covid diventi nervoso o ansioso?

“La condizione emotiva e psicologica di chi non può condividere con nessuno lo stato di ansia e preoccupazione perché vive da solo è ben diversa da chi ha un compagno o una famiglia”, ha sottolineato nel corso del webinar la psicoterapeuta Alessandra Mosca. “E non dobbiamo dimenticare gli anziani che sono nelle case di riposo e che hanno vissuto una condizione di totale isolamento rispetto ai propri familiari. Hanno dovuto rinunciare a un sorriso, una carezza, un abbraccio, non solo a quelli dei propri cari ma anche a quelli degli operatori, costretti dalle misure di sicurezza a non poter più avere contatti con i pazienti”.

Massimo Calisi, medico di Pescara, ha sottolineato come la medicina generale si sia trovata impreparata all’inizio della pandemia. “Poi anche noi abbiamo trovato il metodo e il modo per assistere i cittadini, ma bisogna intervenire in maniera strutturale per poter fare riforme adeguate. Bisogna ridisegnare il distretto sanitario”. Anche per poter garantire a tutti di continuare a curarsi anche durante le emergenze.

Il Covid infatti ha avuto come effetto collaterale anche quello di determinare la sospensione delle cure delle patologie croniche. “Le persone non si curano più e in tanti hanno rinunciato in questi mesi a fare analisi e visite specialistiche”, ha evidenziato Antonio Iovito, segretario generale dello Spi Cgil di Abruzzo e Molise. Un problema che ha a che fare con la salute dei cittadini ma non solo: “C’è un grande problema di perdita di fiducia della propria prospettiva verso il futuro e ne dobbiamo tener conto”. Cosa fare? “Sicuramente occorre rafforzare la medicina territoriale. È un punto centrale su cui il sindacato è chiamato a dare il proprio contributo”.

Maurizio Fabbri, coordinatore dell’Alta Scuola Spi ‘Luciano Lama’, ha sottolineato quanto il sindacato, attrezzandosi a distanza anche con l’uso delle nuove tecnologie, abbia saputo stare vicino a tanti cittadini anche in un momento complesso. “È stato fatto in modo capillare. E altrettanto capillare deve essere lo studio dei bisogni del territorio. E questo è il senso del progetto nazionale dello Spi”. Si tratta di una nuova piattaforma in cui tutte le strutture territoriali potranno mappare proprio i bisogni di chi si rivolge alle sedi dei pensionati Cgil. 

E a proposito di sindacato, Luca Ondifero, segretario della Cgil di Pescara, ha evidenziato quanto in questi mesi sia stato necessario adeguarsi velocemente al nuovo contesto “per cogliere difficoltà in atto e trovare un nuovo modo di fare sindacato, comprendere al meglio i nuovi bisogni e stare vicino alle persone che vogliamo rappresentare”.

Ecco perché allora continuare a mappare i bisogni può fare la differenza, in tempi di pandemia e non solo.