RSA: dopo l’emergenza, i rincari. Sindacati sul piede di guerra.

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Nelle Rsa lombarde, dopo i danni dell’emergenza che ha mietuto migliaia di vittime e ha gettato migliaia di famiglie nell’angoscia per la salute dei propri cari, arriva la beffa dell’aumento dei costi di degenza per gli anziani ospiti. Come se non bastasse che in molte strutture le visite siano ancora contingentate e che da quattro mesi i familiari non possano vedere con regolarità i loro congiunti ricoverati.

La denuncia è dei sindacati dei pensionati lombardi: molte strutture residenziali stanno chiedendo da due a otto euro in più al giorno per ospite, per spese di lavanderia e sanificazione degli abiti. Un compito che prima era gestito dalle famiglie e che ora le Rsa ritengono di dover svolgere in proprio. Su base annua, un’autentica stangata, che potrebbe costare alle famiglie tra i 720 e i 2880 euro, calcolano i sindacati.

Rincari in tempi di Covid, che seguono all’aumento delle rette registrato dal 2013 al 2019. La spesa annua per un anziano ricoverato in una RSA lombarda, considerando la retta giornaliera media più bassa, è passata in sei anni da 15.121 euro a 18.695. Considerando la media più alta, si va da 29.324 euro a 34.091.A questi importi, già notevoli, in molti casi bisogna sommare vari costi aggiuntivi extra retta come la lavanderia o il trasporto per le visite mediche.

“Nonostante sia già stato sfondato il tetto dei 3.000 euro al mese – attaccano Spi Cgil, Fnp Cisl e Uilp Uil – in alcune Rsa lombarde sono scattati ancora altri rincari. Insomma, le spese a carico delle famiglie per il ricovero di un anziano in una Rsa sono in continuo aumento, anche in periodo Covid, mentre pensioni e indennità di accompagnamento sono al palo”.

Rincari che, secondo l’associazione che riunisce le Rsa lombarde, dovrebbero essere provvisori. Sul banco degli imputati finisce la Regione Lombardia, cui spetterebbe di contribuire al cinquanta per cento delle spese di degenza in una Rsa, per la parte che fa riferimento al servizio sanitario.

“In realtà – osserva il segretario dello Spi Cgil Lombardia, Valerio Zanolla – di fronte ai contributi pubblici regionali bloccati da anni in questa regione la legge non è applicata. Il costo delle Rsa per le famiglie è più alto. La quota sanitaria viene corrisposta direttamente dalla Regione agli enti gestori, in modo ‘fuori legge’, cosa che denunciamo da tempo”.

“Alcuni gestori – continua Zanolla – riversano sulla quota sociale una parte degli oneri sanitari che devono sostenere. La conseguenza è la generalizzata tendenza al rialzo della quota alberghiera delle rette, che si traduce nell’aumento dei costi a carico delle famiglie o dei Comuni”.

Da tempo i sindacati chiedono la convocazione dell’Osservatorio Rsa e del Tavolo anziani, per fermare i provvedimenti “tampone” e arrivare a soluzioni che riducano le rette a carico delle famiglie.