Recupero aree interne. La rinascita di un borgo

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Si chiama “Guarcino 2025” ed è un progetto che vede impegnati giovani e anziani per il recupero di un piccolo centro della Ciociaria, in provincia di Frosinone

Il futuro che verrà. Che dopo la pandemia ci sarà bisogno di un nuovo umanesimo lo sostengono in molti. E c’è chi si sta già dando da fare pensando al futuro che verrà. Accade a Guarcino, borgo laziale in provincia di Frosinone, dove è partito un progetto di rinascita che si chiama “Guarcino 2025, dalle città ai borghi”.

L’idea è quella di ripopolare questo paese di montagna, che è stato via via abbandonato, complici le migrazioni verso le grandi città o all’estero. Una volta qui vivevano cinquemila persone; oggi ce ne sono appena 1.500. E non è un caso isolato, in questa zona come in tutto il paese. È ancora possibile fare qualcosa per invertire la rotta, immaginando un patto intergenerazionale che metta insieme giovani e anziani in un processo di ricostruzione del tessuto sociale, economico e produttivo.

Come ha fatto un gruppo di architetti, urbanisti, imprenditori, medici, sociologi, economisti, guidato dalle associazioni Salute e Società e The Thinking Watermill Society e dal Comune di Guarcino. Al centro del progetto ci sono le opportunità, anche occupazionali, che i piccoli borghi possono offrire, soprattutto ai giovani. Ad esempio, lavorando da casa.

«Ovviamente servono investimenti in infrastrutture tecnologiche, perché soltanto mettendo i giovani nelle condizioni materiali di poter lavorare a distanza possiamo davvero trasformare Guarcino e farne un modello di sviluppo», spiega il professor Alessandro Boccanelli, a capo dell’associazione Salute e Società e presidente della Società italiana di cardiologia geriatrica.

E se è vero che i giovani possono lavorare in questo modo, è anche vero che possono inserirsi in attività sportive, turistiche o artigianali che alimentano un tessuto economico e produttivo legato alla dimensione locale. Del resto, uno degli obiettivi di “Guarcino 2025” è quello di creare occupazione, rilanciando il territorio secondo un modello sociale più umano e inclusivo. E poi ci sono gli anziani.

Negli stretti e pittoreschi vicoli del paese ciociaro, ad abitare sono rimasti soprattutto i più vecchi. Anche per loro è previsto un cambio di passo. Innanzitutto con progetti di condivisione di spazi e servizi comuni che vuol dire anche condivisione dell’assistenza sanitaria, del lavoro di cura, della medicina del territorio. «Pensiamo alla funzione che gli infermieri di prossimità potrebbero svolgere. O al ruolo della telemedicina.

Garantire un’assistenza sanitaria vicina alle persone è fondamentale per consentire agli anziani di vivere bene», dice Boccanelli. L’obiettivo è di favorire l’invecchiamento in casa propria, in buona salute, con dignità, in un luogo in cui l’aria buona e la dimensione ridotta possono favorire attività motoria e sociale.

Se l’esperimento funzionerà,vorrà dire che è possibile immaginare un modello di recupero delle aree interne che punti su socialità e sostenibilità, salute e benessere. Le strade da percorrere sono diverse: la promozione di un turismo “lento” fatto di escursionismo e cicloturismo; il recupero del patrimonio immobiliare con progetti di abitazioni e spazi comuni per l’attività pubblica e condivisa; la valorizzazione delle specialità alimentari perché «anche attorno alla filiera Dop – conclude Boccanelli – si possono costruire opportunità occupazionali o con il recupero di vecchi mestieri che ormai praticano in pochi e che costituiscono un patrimonio inestimabile».