Per più di otto residenze per anziani su dieci (85,9 per cento), il problema principale nella gestione dell’emergenza Covid è stato quello della mancanza dei cosiddetti dpi, i dispositivi di protezione individuale, che avrebbero protetto il personale, e quindi gli ospiti, dall’infezione.

Mascherine, camici e tutte quelle attrezzature che avrebbero potuto limitare il contagio nella fase più calda della crisi sanitaria e probabilmente salvare vite umane.

È quanto emerge dall’ultimo rapporto dell’Istituto superiore di sanità sulla situazione nelle residenze sanitarie assistenziali (RSA) in tutto il Paese (epicentro.iss.it/coronavirus/pdf/sars-cov-2-survey-rsa-rapporto-2.pdf). Un documento, basato su una rilevazione compresa tra il 26 marzo e il 6 aprile, che punta l’attenzione sull’impatto dell’epidemia nelle residenze per anziani e sulle enormi criticità di gestione dell’epidemia.

Oltre all’assenza di dpi, le 577 strutture che hanno risposto all’indagine dell’Iss hanno riportato tra i principali problemi riscontrati anche la carenza di personale medico (35,1 per cento), la difficoltà di isolare i residenti affetti da Covid-19 (24,9 per cento), ma anche la scarsità di informazioni (17,7 per cento) sulle procedure da seguire.

A questo proposito, il rapporto rileva anche che quasi la metà (46 per cento) degli addetti delle strutture non aveva avuto istruzioni e formazione specifica per affrontare l’emergenza sanitaria.

Le riposte, giunte in gran parte da Lombardia, Emilia Romagna, Veneto, Toscana e Lazio, tracciano un quadro molto controverso, dove a prevalere è l’enorme difficoltà di fronteggiare una situazione forse prevedibile, ma evidentemente non prevista.

L’indagine prende in considerazione anche i residenti morti a partire dal 1° febbraio scorso: secondo i dati dell’Istituto sono stati 3859 i deceduti nelle Rsa, in gran parte registrati in Lombardia (47,2 per cento) e Veneto (19,7 per cento).

Tra i deceduti, quelli risultati positivi al tampone erano 133, mentre sono 1310 i catalogati come persone che presentavano sintomi simil-influenzali. Ai quali però non era stato effettuato il tampone, il che la dice lunga sull’approccio delle Regioni al problema, con significative differenze tra una regione e l’altra.

Il rapporto sottolinea anche come due regioni presentino un tasso di mortalità tra i residenti delle strutture in esame superiore al 10 per cento: si tratta della Lombardia, il cui dato è al 23%, e la Liguria con il 25%.