giovedì 13 Dic 2018

Strade maestre

Mimmo Tardio (Autore) in Pagine: 72 Collana: Premio LiberEtà

Prezzo:  6,00
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Un’autobiografia tra la scrittura, il gioco del calcio e l’impegno nel sindacato. Tre parti compongono l’autobiografia del brindisino Mimmo Tardio.

L’incanto e lo stupore: racconta con uno stile talvolta lirico dell’infanzia di Mimmo, trascorsa «in quel grande laboratorio a cielo aperto» che era la sua città della sua “Puglia solare e laboriosa”, «deposito straordinario d’umanità e di storia» che egli, bambino, attraversava di giorno e di sera, il barbiere e le ragazze, lo scemo e i matti, la visita al cimitero con la prima consapevolezza della necessità di mantenere la memoria e i racconti dei cantastorie, la ricerca della solitudine e la “scoperta” del gioco del calcio.

L’inquietudine e le corse: sono gli anni decisivi della prima giovinezza, quando il gioco del calcio, con la sua componente di agonismo, di senso della squadra e di lealtà, le canzoni di Guccini e di De Andrè, le letture disordinate preparano il giovane agli appuntamenti e alle scelte decisivi.

Il fervore e l’impegno: è il momento dell’adesione alle idee di libertà e di progresso da parte sua che viene da una famiglia cattolica moderata ma fieramente antifascista, idee condivise con i “compagni” del ’68 e via via maturate attraverso un processo di interazione fra cultura (il cinema di Visconti e di Pasolini; le canzoni di De André, Gaber e Tenco, Gaetano e De Gregori; l’adesione all’Arci e a un’idea moderna e civile del buon mangiare), il lavoro come impiegato statale e ancora il gioco del calcio, vissuto sempre come palestra per il fisico e per la mente.

Tutte queste esperienze convergenti conducono infine Tardio alla scelta per la militanza sindacale che lo porterà ad assumere ruoli dirigenti nella Cgil.

Una passione che alla fine diventa un vero e proprio atto d’amore: «Questa è stata la “mia” Cgil. E questa “creatura”, in carne e abbastanza florida, è ancora, nonostante i suoi 100 anni, giovane e vitale e, come scrive Edoardo Erba, bisognerebbe riservare alla festeggiata Cgil “un bacio vero, non un bacetto. Perché la Cgil è femmina, veste di rosso ed è ancora bellissima”. Tutto vero, compagni, sottoscrivo».

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