Descrizione
Il romanzo vincitore della 28esima edizione del Premio Letterario LiberEtà.
Attraverso la sua voce, spesso irriverente, e tra i disagi causati dai rigidi protocolli di sicurezza imposti dal virus Sars- Cov2, emergono storie meravigliose di uomini e donne raccontate con un’espressività forte e con una vitalità che nemmeno il Covid riesce a spezzare.
«Mi chiamo Enrico e sono nato nel 1928. A dispetto del mio cognome, Bassini, sono sempre stato il più alto tra i miei compagni, anche se con l’età mi sono rattrappito un po’». È dalla prima frase che questo racconto segna subito il tono di una storia abitata ovunque dalla poesia, da un umorismo soff uso, dal dolore, ma anche da una sorprendente vitalità. Il protagonista, ultranovantenne, sceglie di andare a vivere in una residenza per anziani dopo aver lasciato la propria casa che ormai, senza sua moglie, Anna, scomparsa pochi anni prima, «non odora più di intimità».
NOTA SULL’AUTRICE
Evelina Loffredi, biologa di formazione ed ex ricercatrice, è nata in Svizzera e cresciuta tra Campania ed Emilia Romagna. Per oltre vent’anni ha lavorato come animatrice in una casa di riposo, esperienza che ha segnato profondamente il suo sguardo umano e narrativo. Scrive da sempre poesie e racconti. Vive a Marano sul Panaro (MO), dove è impegnata nel volontariato e in attività sociali.
LA RECENSIONE DI FILIPPO LA PORTA, CRITICO LETTERARIO
Il libro 2021 Odissea nell’ospizio, di Evelina Loffredi dimostra che la letteratura è la macchina più perfetta inventata finora per entrare nella testa e nel cuore di un’altra persona: Evelina è diventata il suo io narrante, 92enne! Non so se è poi tornata in sé, altrimenti chiamate un esorcista! È inoltre un testo poetico, se aveva ragione Leopardi a dire che la poesia – anche quando parla della morte, del dolore, della malattia… – accresce la nostra vitalità. L’incipit è già memorabile e intona l’intera narrazione : «Mi chiamo Enrico e sono nato nel 1928. A dispetto del mio cognome, Bassini, sono sempre stato il più alto tra i miei compagni, anche se con l’età mi sono rattrappito un po». O anche, la vita di coppia in una sentenza definitiva, comicamente irresistibile, espressa con una sintesi invidiabile: «Lei parlava di giorno, io russavo di notte». O anche: «Nel frattempo penso al miracolo che ho operato; c’è stato chi in passato ha moltiplicato i pani e i pesci; beh, direi che si possa dire che io ho moltiplicato i figli! Sarà ben più importante?». Non c’è pagina del libro che non aumenti la nostra vitalità.













