Presidi e flash mob contro l’approvazione del “codice della strage”

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La prossima settimana, salvo colpi di scena, il Senato approverà in via definitiva la riforma del codice della strada, voluta e blindata nel testo approvato alla Camera dal Ministro dei trasporti Salvini. Le associazioni italiane dei familiari delle vittime sulla strada insieme a quelle ambientaliste e per la mobilità sostenibile, che già da mesi lo hanno bollato e contrastato come “codice della strage”, hanno lanciato perciò nuova fase di mobilitazione, con un presidio a Roma oggi, domenica 17 novembre e flash mob in diverse città italiane fino a martedì 19 novembre. Anche lo Spi Cgil ha deciso di aderire in continuità dell’impegno con la campagna Siamo Tutti Pedoni per una mobilità sostenibile e a misura di tutti e tutte.

“Lo sfregio ai familiari delle vittime di violenza stradale è doppio e inaccettabile – è l’appello delle associazioni – Dopo mesi di impegno e ore di audizioni parlamentari, nessuna delle richieste e degli emendamenti che tutte le più importanti associazioni familiari vittime avevano presentato lo scorso aprile con una lettera unitaria è stata accolta, nonostante quanto continua ad affermare il Ministro: c’è una bella differenza tra far parlare e ascoltare. Per di più, l’approvazione della legge è stata calendarizzata in aula tra il 19 e il 21 novembre, a ridosso della “Giornata Mondiale in memoria delle Vittime sulla Strada”, oggi 17 novembre. E così si è svolto un presidio a Roma (Via di San Nicola De Cesarini – Largo Argentina) e domani, lunedì 18, un flash mob di protesta nelle città italiane. Contro la riforma Salvini del codice della strada che allenta le regole e riduce i controlli per auto e camion ma è più duro con pedoni e ciclisti, e peggiora così la sicurezza per tutti gli utenti della strada, attacca la mobilità sostenibile e toglie autonomia alle città. Contro la legge di bilancio 2025, che taglia quasi 154 milioni di euro di investimenti su sicurezza stradale e mobilità sostenibile.
“L’impianto della riforma è molto chiaro – si legge nella una nota – debole con i forti, dando maggiore libertà di circolare ai veicoli a motore, che secondo i dati Istat causano il 94% degli incidenti, e forte coi deboli, restringendo viceversa le misure in favore di pedoni, ciclisti, bambini e persone anziane, che sono la maggior parte delle vittime nelle città. Si tratta di una riforma pericolosa: ad esempio, limita gli autovelox invece che la velocità, che è la prima causa delle collisioni con morti o feriti gravi; vieta controlli automatici sulla guida distratta al cellulare, che è fra i primi fattori di incidentalità; introduce una sola multa per più infrazioni, incentivando la violazione delle regole. È una riforma dannosa: rende più difficile creare o proteggere aree pedonali, piste e corsie ciclabili, zone a traffico limitato e a basse emissioni, fondamentali per la tutela dell’incolumità e della salute delle persone nelle città; e limita l’azione dei Comuni sottoponendoli a decreti ministeriali. In questo modo, la riforma ostacola la prevenzione aumentando anziché abbassare il conflitto e la violenza stradali, che già paghiamo con più di 3.000 morti e 200.000 feriti ogni anno. Riporta l’Italia indietro di 40 anni su mobilità sostenibile e sicurezza stradale, riducendo il livello di tutela della vita umana sulla strada, a danno di tutti, con qualsiasi mezzo di trasporto si muovano. Ci allontana ancora di più dal resto dell’Europa, dove già siamo al 19° posto su 27 per tasso di mortalità, andando in direzione opposta alle riforme grazie a cui gli altri Paesi lo hanno invece ridotto con successo”.

Non solo norme peggiori, ma anche meno fondi per la sicurezza stradale. Alla riforma del codice si aggiungono, infatti, i pesanti tagli della Legge di bilancio 2025, che: riduce la spesa per la sicurezza stradale (-4,6 milioni € per interventi di sicurezza stradale e per l’educazione stradale, nella “spending review” del Ministero dei trasporti); azzera gli investimenti per la ciclabilità (-47 milioni € per le piste ciclabili urbane e -31,9 milioni € per le ciclovie turistiche); definanzia il capitolo “mobilità sostenibile e sicurezza stradale” del Fondo per lo sviluppo infrastrutturale del Paese (-70,3 milioni €); non prevede nessuno stanziamento per l’attuazione del Piano Nazionale della Sicurezza Stradale 2030, che vale 1,4 miliardi di euro. Per tutti questi motivi, la piattaforma “Stop al #codicedellastrage” (a cui aderiscono le principali associazioni italiane dei familiari delle vittime sulla strada, ambientaliste e per la mobilità sostenibile) – che nell’ultimo anno ha promosso senza sosta un video-appello alla presidente Meloni, decine di migliaia di mail e telefonate bombing verso deputati e senatori, manifestazioni in piazze e strade di oltre 40 città, proposte di emendamenti e ordini del giorno – lancia una nuova fase di mobilitazione.

Oggi e nie prossimi giorni si terranno diversi flash mob in altre città dal nord al sud dell’Italia, come ad esempio Genova, Torino, Napoli, Bari, Treviso, Parma, Reggio Emilia, Ferrara, Forlì, Pesaro, Perugia, Caserta, Jesi (Ancona), Melegnano (Milano), Codropio (Udine) e altre ancora che si aggiungono di ora in ora.

“Il voto finale al Senato non fermerà la mobilitazione, che è pronta a ripartire, più forte e diffusa che mai, in vista della successiva discussione dei decreti delegati, che il Governo proporrà nei prossimi mesi al Parlamento, in attuazione della delega contenuta nella legge, per la riscrittura dell’intero codice della strada. Governo e Senato, con questa riforma del codice, votano sulla pelle delle persone: la sicurezza stradale ha un’altra direzione”.

Aderiscono alla mobilitazione nazionale (in aggiornamento):

Associazioni dei familiari delle vittime sulla strada

AIFVS – Associazione Italiana Familiari e Vittime della Strada, AFVS – Associazione Familiari e Vittime della Strada Ets, AVISL – Associazione Vittime Incidenti Stradali e Malasanità, Fondazione Michele Scarponi, Associazione Lorenzo Guarnieri, Associazione Gabriele Borgogni, Associazione Rose bianche sull’asfalto, Associazione Alba Luci sulla buona strada, Associazione Manuel Biagiola, Associazione Marco Pietrobuono Onlus, Rete Vivinstrada, Fondazione Matteo Ciappi, Associazione Massimo Massimi, Associazione Andrea Nardini, Associazione Sonia Tosi, Fondazione Claudio Ciai, Associazione Dorothy Dream, Associazione Davide Marasco, Comitato Vivere meglio la città in memoria di Lucia Pozzi, Gruppo “Non correre, accorri!”

Associazioni ambientaliste e della mobilità sostenibile

Legambiente, FIAB-Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta, Salvaiciclisti, Movimento Diritti dei Pedoni, Kyoto Club, Clean Cities Campaign, Centro Antartide, AMODO

Organizzazioni sindacali

SPI Cgil – UIL Pensionati