Pensioni invalidi civili. Ecco cosa cambia

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Per gli invalidi civili si preannuncia una piccola rivoluzione. La Corte Costituzionale, infatti, si è pronunciata il 20 luglio sancendo l’incostituzionalità del limite di età che finora, a partire dal 2001, ha regolato il trattamento assistenziale per gli invalidi civili. Vediamo nel dettaglio di cosa si tratta.

La legge di bilancio del 2001 stabiliva metodi e criteri per incrementare la cosiddetta maggiorazione sociale delle pensioni degli invalidi civili. Prima del 2001 agli invalidi civili la legge riconosceva una pensione minima di 283 euro. Ne avevano diritto tutti coloro che erano riconosciuti invalidi indipendentemente dall’età e dalla vita lavorativa. La legge di bilancio del 2001 stabiliva che la pensione minima di 283 euro venisse maggiorata in base a requisiti di reddito e a limiti di età, fissati a 60 anni. In base a questi due criteri, il limite massimo di incremento di maggiorazione sociale veniva fissato a 1 milione di vecchie lire che, con le rivalutazioni successive e il passaggio all’euro, è oggi pari a 648,26 euro.

Ora la Corte Costituzionale rimette in discussione questo impianto poiché stabilisce l’incostituzionalità del limite di età. Un invalido civile, infatti, lo è sempre, indipendentemente dall’età. Cioè la limitazione delle persone interessate “discende a monte da una condizione patologica intrinseca”, recita la sentenza, “e non dal fisiologico e sopravvenuto invecchiamento”. Secondo la Corte dunque, ai fini del calcolo della maggiorazione sociale, possono e devono valere solo ed esclusivamente i criteri reddituali. Se sono invalido civile e rispetto alcuni limiti di reddito, individuali e coniugali, posso avere diritto alla maggiorazione. Se i criteri di reddito invece non sono rispettati, posso godere solo della pensione minima di invalidità pari a 283 euro.

La Corte quindi stabilisce che si possa avere diritto all’incremento della maggiorazione sociale a partire dal compimento della maggiore età, e dunque dai 18 anni, anziché dai 60. Per questo, come ha sottolineato il sindacato dei pensionati della Cgil, commentando la sentenza, “si tratta di una sentenza destinata a fare storia perché tocca una materia particolarmente sensibile qual è la salvaguardia del diritto a una vita sostenibile delle persone più svantaggiate”.

Ora cosa succede? La Corte stabilisce che la decorrenza della sentenza non sia retroattiva ma parta dal 17 giugno 2020. Ciò vuol dire che l’invalido civile è già titolare di un diritto soggettivo di cui dovrebbe poter godere automaticamente. Ma come? In automatico i requisiti passano dai 60 ai 18 anni. Ma come poter richiedere l’incremento della maggiorazione sociale?

Si tratta di capire se i singoli invalidi civili potranno fare domanda all’Inps che, dietro apposita richiesta, dovrà procedere con l’erogazione della maggiorazione sociale. Ma per il momento non ci sono indicazioni precise. Sarà dunque compito del governo chiarire le coperture di spesa e fornire indicazioni concrete all’Inps affinché l’ente previdenziale possa predisporre l’erogazione delle maggiorazioni sociali per la platea degli invalidi civili.

I sindacati dei pensionati di Cgil, Cisl e Uil hanno prontamente chiesto interventi al governo affinché vengano prese rapidamente decisioni e si stabiliscano le risorse da destinare agli invalidi civili divenuti titolari a seguito della sentenza. La stima delle risorse necessarie va da 1,5 a 2 miliardi. Nel decreto rilancio da poco approvato il Governo ha già stanziato 50 milioni di anticipo, che però, sottolineano i sindacati, sono assolutamente insufficienti rispetto alla platea degli aventi diritto.

Ma c’è un’altra strada percorribile che è quella del riordino generale delle prestazioni assistenziali. Riordino che la sentenza della Corte considera possibile e che “non dovrà essere peggiorativo, cioè non dovrà prevedere un taglio delle risorse bensì una sistematizzazione complessiva delle prestazioni assistenziali”, sottolinea il sindacato dei pensionati della Cgil. Se questa fosse la strada da percorrere, ovviamente si dovrà attendere un provvedimento legislativo.
Qualora invece non si riordinasse l’intera materia, l’Inps potrebbe essere tenuta a versare le maggiorazioni sociali dopo che il Governo avrà deciso risorse e fornito all’ente previdenziale indicazioni precise sul da farsi in termini di tempi e modalità.

Ora dunque bisogna attendere la decisione del Governo rispetto a queste due possibili strade e subito dopo l’estate si dovrebbe conoscere la modalità attraverso cui le maggiorazioni sociali per gli invalidi civili potranno essere erogate. A quel punto, i cittadini capiranno se devono aspettare l’erogazione d’ufficio da parte dell’Inps o se, al contrario, sarà necessario presentare apposita domanda.

Per i sindacati dei pensionati è assolutamente necessario dare risposte rapide alla larga platea degli interessati. “Considerata la portata e l’impatto di questa sentenza, sulla popolazione con invalidità totale”, si legge nella lettera unitaria che i sindacati dei pensionati hanno inviato all’Inps venerdì, “chiediamo un incontro urgente per avere dei chiarimenti sulle modalità d’applicazione della sentenza e il numero dei potenziali beneficiari”.

Da parte sua, il sindacato dei pensionati della Cgil, che attraverso il suo sito Pensionati.it mette a disposizione la consulenza di esperti per rispondere a domande e richieste di chiarimento, seguirà tutti gli sviluppi e, insieme alla Cgil e al patronato Inca, offrirà assistenza presso tutte le sedi territoriali.